Variazione di benessere: i luxury hotel per la stagione invernale
In Val Gardena e Val di Siusi, i luxury hotel si preparano alla stagione invernale. Un ciclo che si perpetua e quest’anno gode di una nuova decisiva ripartenza. Al contempo, rivitalizzazione e rigenerazione.
Cosa c’è di nuovo nei già spettacolari luxury hotel che prendono le stelle direttamente dai cieli limpidi, ad alta quota? Cosa c’è di nuovo? Il tormentone che gli albergatori delle valli si aspettano ad ogni pronti, via! di stagione dalla clientela, niente niente la stessa domanda che pongono agli stilisti le fashion giornaliste ai bordi delle catwalk internazionali a ogni appuntamento autunno-inverno barra primavera-estate, evitando con pazienza di arrivare alla conclusione di Kim Ki-duk: alla fine di ogni ciclo c’è l’inizio di un’altra primavera e meglio fanno le spettacolari puntute cattedrali di roccia ad assistere beffarde e consapevoli a tanto umano affanno come convitati di pietra, col posto sempre assicurato e dalla prospettiva migliore.
Che se apparentemente semplice è stupire i viaggiatori con inclinazione all’assaggio, volti più alla scoperta per casuali coordinate, passaparola, suggerimenti più o meno casuali ritagliati da motori digitali inclini a determinare chi siamo anche quando noi per primi non ne saremmo tanto sicuri, più complesso appare - perseguendo il sacro mostro della fidelizzazione - soddisfare le aspettative di chi sempre uguale ritorna e puntuale si attende d’essere ogni volta se non stupito almeno d’avere appagata la curiosità, cosa c’è di nuovo? salvo poi concludere a volte che era meglio, tutto sommato, l’anno prima e una cucina rustica alla gourmand, il campo da tennis al mini golf, e la promessa piscina riscaldata a sfioro dov’è?, dove essere al contempo ammirati e protetti da sguardi altrui, che non esistono paradisi se non ci sono fuori almeno frequentati purgatori con file di anime belle in attesa di subentro.
I cinque stelle sono quindi in perenne movimento, la stabilità per paradosso è il lusso delle cime innevate in attesa dello scioglimento dei ghiacciai predetto da mini Cassandre in tour mondiali tra i Giganti della Terra, nelle valli laboriose dove pure le mitologiche streghe sono indaffarate al momento al cambio di stagione, via gli abiti estivi e fuori quelli invernali e siccome fermarsi è interpretato come un segno di resa al gruppo che dietro compatto sempre insegue, dandosi il cambio, lo scalatore in solitaria fuga, ecco che non ci si può permettere l’assenza di progettazione, così nuovi spazi vengono acquisiti, altri rinnovati, in un working sempre in progress che deve forzatamente anticipare i trend e al contempo essere un passo avanti sulla clientela televisiva educata dal moltiplicarsi dei giudizi delle Hotelstar col dito puntato su topper e runner e sulla prontezza di riflessi del personale al centralino, più edotta e quindi inevitabilmente più esigente e critica.
Le lounge si aprono quindi su saloni decorati, elegantissimi arredi, soffitti su panoramici blu celeste, illuminazione diffusa, lampade a piantana e scenografici lampadari a cascata, pavimenti in parquet sui quali costruire adagiati su tappeti da mille e una notte i corner dedicati con piano a coda, biliardo e biliardino di design, termocamini ultimo grido ma con scheletriche bicorna appese sulla cappa perché il focolare è tradizione e invito alla condivisione degli spazi, vuoi all’ascolto comune di songwriter con chitarra a tracolla, vuoi alla celebrazione del tabagismo nelle cigar lounge o alla degustazione di cene gourmand nella stube con variazioni sullo speck ispirate a Bach o dei drink offerti da bar con esaustiva presenza di alchemici superalcolici in esposizione pensile o su alberi dedicati con ovvio richiamo alla natura, qui solo nella sua forma più benigna, complemento d’arredo o evocazione su pannelli litografici, addomesticata in composizioni floreali, mentre le vetrate si spalancano su cinematografiche visioni di vallate in attesa d’entrare da protagoniste nel nuovo film di James Bond mentre sulla pellicola scorrono le cabinovie perché va bene la contemplazione ma vuoi mettere la praticità di uscire dall’hotel con gli sci ai piedi?
Nelle saune chilometriche si celebra il culto del benessere anch’esso ormai definito come globale, olistica unione di corpi e universi, nella celebrazione sincretica di culture diverse che è specchio e replica della stessa estetica celebrata nei tatuaggi, dove alla spina dorsale in caratteri Roman Empire si abbinano dorsali croci celtiche, pettorali simboli giap, bracciali polinesiani, esoterismi egiziani da polpaccio, dragoni cinesi head&shoulders, martelli di divinità nordiche su avambracci, farfalline inguinali e àncore stile Popeye, e in attesa di essere manipolati, cosparsi di oli naturali e massaggiati scegliendo un trattamento Ayurvedico, o Tibetano o un Lomi-lomi hawaiano, un Thai tradizionale, un tipico Alpina o un XXL californiano sempre tutti con effetti rilassanti, riequilibranti, detossinanti, drenanti e rivitalizzanti tramite pietre o erbe aromatiche in fagottini di cotone, si girovaga in ciabattine e asciugamano tra i bagni turchi al sale o alle erbe bio, le saune finlandesi e i bagni al vapore evaporando tra nuvole sulfuree e neon cromoterapici per poi lasciarsi essiccare, nudi, e sfilare sulla punta dei piedi nei frigidarium che potrebbero essere presi a nolo dalle scuole di moda per insegnare l’esercizio dello sfilare rigidi e glaciali.
In tutto questo autoccolarsi, mentre mi ribagno, mi rituffo, mi rigiro e mi rilasso, la mente rimuove ogni cartesiana distinzione e seguendo il corpo si scioglie in basici pensieri di mera sopravvivenza, per poi risollevarsi alla geometrica asciuttezza dei massimi sistemi ed evaporare nell’assenza del sé, prima di abbandonarsi esausta a un sonno ristoratore, avvolta nel cappuccio morbido dell’accappatoio sui lettini con flautate musiche in filodiffusione.
Fuori dagli hub del benessere, intanto, la Natura segue il suo corso e l’autunno si manifesta con folate di improvvise nebbie, abbandonandosi al foliage dei larici che è facile aggettivare come magico mentre un orecchio allenato potrebbe distinguere tra i bramiti: si esce allora per passeggiate che ci ricollocano alla giusta dimensione, tra mucche al pascolo, ottuse e indifferenti, esattamente nel presente, viandanti all’Alpe di Siusi, solo spettatori di spalle come nel celebre scatto di Ghirri e le Dolomiti indiscusse protagoniste. O si rampica da soli al tramonto per assistere al burning di ottobre e se si è fortunati vedere le vette infuocarsi. Altrimenti, le creste appariranno e spariranno animando teatrali sceneggiature di ombre orientali, prima che le nubi nascondano ogni cosa rivelandoti l’infinito e forse, like the circle that you find in the windmills of your mind, qualcosa di noi stessi.
Per rivitalizzarsi e rigenerarsi:
Hotel Gardena Grödnerhof (www.gardena.it), nel cuore di Ortisei, l’hub perfetto per ogni stagione, punto di partenza ideale per lo sport e lo svago, e un tempio del benessere e del relax, con piscina coperta, area saune, centro fitness e una beauty farm con servizi all’avanguardia.
Alpina Dolomites (www.alpinadolomites.it/it/), all’Alpe di Siusi, in posizione immersiva, la meta ideale per chi ama essere circondato da uno scenario di incomparabile bellezza, godendo in assoluto comfort della natura e della qualità dei servizi, dal wellness alle creazioni culinarie.