Hommes

Intervista a Rob Raco, star di Riverdale

29 anni, italo-canadese star della serie Netflix “Riverdale”, non dimentica la passione per la musica
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Foto Casper Kofi
Styling Jérôme André

Non nasconde i tatuaggi da marinaio né gli anelli da pirata. Se gli proponessero di interpretare il figlio di Jack Sparrow, questo sfegatato ammiratore di Johnny Depp sarebbe pronto a firmare immediatamente. Per il momento Rob Raco, discendente da una famiglia dalle radici romane e calabresi, diverte gli amici imitando John Travolta e professa la sua venerazione per gli italo-americani Robert De Niro e Martin Scorsese. Grazie ai tratti scultorei e ai penetranti occhi chiari, in “Riverdale” - la popolarissima serie di Netflix - l’attore ventinovenne fa strage di cuori nel ruolo di Joaquin DeSantos, membro di una gang spietata e capace di vivere senza imbarazzo la propria omosessualità. “Riverdale”, ibridazione di classici televisivi quali “Twin Peaks”, “Gossip Girl”, “Dawson’s Creek” e “Beverly Hills 90210”, ha stregato i Millennials. Questa serie per giovani adulti ancora attratti dall’universo adolescenziale ritrae la vita un tempo sdolcinata e surreale di una piccola cittadina della provincia americana. Non manca niente: teenager che citano i simboli della cultura pop nei corridoi del liceo, genitori distratti, triangoli amorosi con la bionda della porta accanto e la bruna stilosa, viaggi nel tempo e, naturalmente, un misterioso omicidio di cui tutti sanno più di quanto ammettano.

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Camicia di seta Fendi e occhiali da sole Fendi Fiend
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Camicia di seta, pantaloni di cotone e sneakers Fendi

Rob Raco si è rapidamente imposto come una delle maggiori rivelazioni di questa soap-opera dalle venature dadaiste.

Hai iniziato suonando la batteria. Il senso del ritmo aiuta nel lavoro sul set?
«È il mio asso nella manica: mi consente di seguire il ritmo interiore dei miei personaggi, il loro metronomo».

Qual è la differenza tra la vita di un musicista in giro per il Canada e quella di un attore a Los Angeles?
«In tour, hai solo le tue canzoni a cui aggrapparti, non hai altri punti di riferimento. Non hai il tempo di conoscere le città in cui suoni o chi ti viene a sentire. A Los Angeles, sai sempre dove ti trovi e a cosa non devi assolutamente aggrapparti: al miraggio della gloria».

Essere nati nell’Ontario, in Canada, è un vantaggio?
«Sì, vengo da Windsor, a un chilometro dal confine americano e da Detroit. Sulla sponda opposta del fiume sorgono le fabbriche di Chrysler, Ford e General Motors. Windsor è una città operaia, non un’oasi per artisti, se cresci con l’idea di intraprendere una carriera artistica e farti un nome devi sgobbare parecchio. A Los Angeles ci sono moltissime persone con grandi sogni che si limitano a sperare in un miracolo».

È a causa dell’adolescenza trascorsa a Windsor che sei affascinato dagli outsider del cinema americano?
«Johnny Depp e Vincent Gallo sono dei modelli per me. Hanno sovvertito la nozione di idolo con il loro anticonformismo. M’incoraggiano a non smussare troppo i miei spigoli».

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Dolcevita di cotone Fendi
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Camicia di seta Fendi e occhiali da sole Fendi Fiend

Cosa ti ha dato il successo di Riverdale?
«Mi ha cambiato la vita, soprattutto perché all’inizio non c’erano aspettative smisurate sulla serie. Tuttavia, gli spettatori si sono moltiplicati e si tratta per lo più di adolescenti che crescono rapidamente. Possiamo permetterci qualche audacia».

Soprattutto nel raccontare la vita sentimentale del tuo personaggio, Joaquin.
«È un emarginato come piacciono a me, ma pur muovendosi in un ambiente spietato e criminale non dissimula il suo amore per il personaggio di Kevin. È la prova che l’amore può esistere a dispetto di tutto; sebbene una serie televisiva non basti da sola a sconfiggere l’intolleranza, trovo che sia inestimabile il fatto di aver potuto presentare sullo schermo, senza forzature né artifici, la sessualità Lgbtq. Avere totale fiducia nella mia eterosessualità mi ha probabilmente aiutato nell’interpretare un omosessuale altrettanto sicuro di sé. Detto questo, sono ancora sorpreso dalle reazioni, per lo più molto positive».

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Polo in maglia di cotone Fendi e occhiali da sole Fendi Fiend

Anche lavorare con Fendi è sorprendente?
«È certamente una fortuna collaborare con un grande marchio che ti dà subito la sensazione di essere diventato parte della famiglia, uno da invitare a pranzo a Natale. E tuttavia lavorare per Fendi intimorisce anche un po’, soprattutto perché da dove vengo io, comprare un giubbotto casual basta a farti sentire cool».

Sei anche il volto di Fendi Eyewear.
«Le montature Fendi sono praticamente dei prototipi, una cosa inconsueta nell’universo dell’ottica. Fanno pensare agli occhiali di Keanu Reeves in Matrix o alla cultura pop. Per Fendi Eyewear devo riuscire a trasmettere delle emozioni solo usando gli occhi; è molto più difficile che recitare. Per fortuna posso almeno usare gli occhiali per nascondermici dietro»

Grooming: Massimo Serini. Set designer: Martina Sanzarello. Assistente stylist: Yuan Qian

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