L'intenzione era stata annunciata un anno fa e in questi giorni è diventata realtà: il portale leader del second hand  del lusso Vestiaire Collective non accetta più 30 marchi tra cui Zara, H&M, Gap, Uniqlo, Mango, Urban Outfitters e Abercrombie & Fitch. Una presa di posizione accompagnata da una campagna che mostra celebri monumenti più famosi e riconoscibili sommersi da rifiuti tessili.

Dopo il primo step dell'intenzione di bannare i marchi del fast fashion, Vestiaire ha registrato un più 70% di utenti che dopo il divieto sono tornati sulla piattaforma per acquistare articoli di qualità migliore, second-hand o vintage. A livello mediatico l'opinione si è spaccata in due: da un lato c'è chi dice che è una mossa di business e posizionamento nel settore del luxury e-commerce dell'usato, che permetterebbe a Vestiaire di puntare solo a un certo tipo di prodotti e a un pubblico con possibilità di spesa superiore, c'è chi invece sostiene che sia una mossa coraggiosa con l'intenzione di dare un messaggio forte al consumatore facendogli capire che i capi acquistati dai giganti della moda "usa e getta" non hanno valore e pertanto non sono ben accetti.

Come? Ogni volta che i membri/clienti della piattaforma proveranno ad acquistare o vendere articoli appartenenti alla lista di brand vietati riceveranno un messaggio che li informerà del divieto e delle ragioni dietro questa scelta. Per una maggiore chiarezza sarà inoltre disponibile una guida online con informazioni pratiche su come donare i propri capi e approfondimenti sulla sostenibilità, oltre a un utile elenco di alternative al fast fashion.