Lorenzo Seghezzi: «La moda dovrebbe smettere di dividere i "maschi" dalle "femmine"»
Il portfolio "Menswear new wave" presenta i creativi che stanno portando avanti un cambiamento del vestire maschile “altro” rispetto a quello dei mega brand. In una visione di mascolinità multipla, raccontata ridisegnando i confini tra arte, moda e artigianalità. Guardando a grandi disruptive come Vivienne Westwood, Claude Montana, Jean-Paul Gaultier e Lee Alexander McQueen.
«Da bambino il contenuto del mobiletto del cucito della mia carissima nonna era il mio passatempo preferito. Un giorno mio papà mi ha “casualmente” regalato una macchina da cucire e da lì è iniziato il mio viaggio», racconta Lorenzo Seghezzi. Il debutto avviene sulla passerella di Alta Roma nel 2020, con la collezione primavera estate 21 “Queer Asmarina”. «Il mio immaginario è costellato di moltissime influenze eterogenee. Dalla cultura Queer al mondo ribelle della moda di Vivienne Westwood e Gaultier, all'anatomia umana, botanica e degli invertebrati. Penso che la stagionalità nella moda sia un meccanismo impossibile da seguire per un piccolo brand, non ne vedo neanche il senso ad essere onesto. È l’esempio lampante di quanto il capitalismo sia saldamente presente in questo sistema e, a parere mio, è uno dei fenomeni da cui staccarsi urgentemente in vista di un mondo più sostenibile». Il suo è un messaggio di inclusione e diversità. «Il mio brand propone una serie di capi da realizzare su misura per il cliente, a prescindere da genere, taglia o conformazione fisica. La moda dovrebbe smettere di dividere i “maschi” dalle “femmine”. Nel mio processo creativo la maggior parte delle volte mi faccio ispirare dai tessuti, che immagino già trasformati in capi finiti». Il suo capo signature è il corsetto. «La corsetteria è un’arte complessa e molto ambiziosa che sono fiero di aver imparato da autodidatta. Ogni corsetto, per me, è una vera opera di maestria sartoriale e richiede una cura e una precisione certosina che si può ottenere solo con tanto studio, tante prove e tanti errori. Servono materiali specifici, spesso molto costosi e difficili da reperire, che rendono i pezzi ancora più speciali».