#talking with Gala Rotelli: fra arte e gioielli
Giovane e raffinata, Gala è cresciuta in mezzo alla creatività perchè figlia di un noto artista, non stupisce perciò che abbia intrapreso una carriera da creativa.
Inizia come designer di vasi, ma scopre, un paio di anni fa, un grande amore per il mondo del gioiello, iniziando così a sperimentare formre e materiali.
Oggi ha un suo brand, un atelier e tanta voglia di fare, ecco ciosa ci ha raccontato.
Perché i gioielli?
A 13 anni ho conosciuto Fernarda Pivano, che era un’amica di famiglia. Portava moltissimi anelli meravigliosi e differenti tra loro, alcuni dei quali progettati dal suo ex marito, Ettore Sottrass, solo per lei.
Anni dopo, quando ho frequentato il corso di Trend Forecasting alla Parsons di Parigi, ho avuto modo di visitare il settore gioiello del Musèe des Arts Decoratifs, vedendo le declinazioni che esso può assumere.
Credo che indubbiamente questi due momenti abbiamo indirizzato il mio interesse verso questo mondo.
Mi ha sempre affascinato la capacità del gioiello di spaziare tra moda, arte, design e artigianato: è accessorio, è stato semplice ornamento, a volte, come nel Rinascimento è stato funzionale (si pensi ai bottoni per esempio), ma è anche simbolico, rifermento artistico.
Ho iniziato nel 2014 progettando piccoli anelli-scultura che venivano accompagnati da una storia, e nel 2016 ho capito di voler creare gioielli poetici, che non avessero solo un valore estetico ma anche un valore progettuale, che fossero portatori di un messaggio. Da quel momento ho iniziato a creare una collezione completa che comprendesse anche orecchini e bracciali.
Tu “nasci” dal mondo dell’arte e del design, quanto ti hanno influenzato?
Nasco nel verso senso della parola, perché mio padre è un artista. Questo mi ha permesso, sin dall’infanzia, di avere una grande libertà espressiva attraverso i colori, la pittura, ma anche attraverso la creazione di piccoli oggetti in vetro, stoffa o ceramica.
L’arte è, dal mio punto di vista, un’interpretazione del mondo, della società. In questo ambito non è più importante il mezzo con cui l’artista si esprime, e credo che anche la ricerca dell’armonia visiva molte volte venga meno per far spazio ad una ricerca di “senso”.
Il design è invece, progetto; studio del territorio, delle forme, disegno che si adatta alla scala richiesta. Nel caso dell’architettura si tratta della città, in quello del gioiello si tratta del corpo.
Nel mio lavoro, che è un continuo lavoro di miglioramento, cerco unire la capacità di collegare sigificante (il gioiello) al significato (il messaggio) dell’arte e la capacità di studio dell’indossabilità, dei materiali, delle modalità di vendita e distribuzione del design.
In entrambi i casi credo che la funzionalità sia un pò sorpassata: non abbiamo più bisogno di oggetti utili, abbiamo bisogno di innamorarci di un messaggio.
Il pezzo che hai creato più legato al mondo art?
Sicuramente ad oggi sono due: l’anello Eclissi, ispirato ai blu e alle forme pulite di Klein e gli orecchini ninfee, ispirati a Monet. Però quasi ognuno dei miei gioielli nasce dall’osservazione di alcuni dettagli di opere d’arte perciò in un modo o nell’altro questo tema risulta abbastanza costante.
Inoltre, per presentarli, ho ripreso in mano alcuni schizzi di volti e mani di donne. Ciascuna ha una sua storia, ciascuna porta un messaggio. Le chiamo poetic girls, perché come le poesie, le opere d’arte e le donne in carne ed ossa, ognuna è unica e differente dalle altre.
E i vasi? Restano il primo amore?
In un certo senso si perché la prima collezione che ho creato, Oggetti Sospesi, parlava proprio della sensazione che si ha quando si deve scegliere tra una strada ed un’altra. In quel momento per me si trattava se decidere di iniziare a creare il mio brand.
Però con il tempo ho capito che non mi interessa un materiale specifico ma la capacità di quel materiale di esprimere un concetto: il vetro è appunto così fragile e trasparente da essere poetico, la cera con cui faccio i gioielli e facilmente plasmabile, cosi come la ceramica.
Stanno per iniziare MiArt e Salone cosa ti incuriosisce di più? Cosa vorresti vedere?
Essendo ormai il “design” un ambito che spazia dal food, all’interior, al product sono certa che vedremo moltissime tipologie di progetti differenti.
In generale mi piacerebbe vedere più giovani designers, penso per esempio ai FormaFantasma, che uniscono arte e design, bellezza e poesia in un oggetto.
Per quanto riguarda invece il mondo del gioiello mi piacerebbe che in Italia, come già accade a Londra o Parigi, ci fosse una crescente attenzione al gioiello non tradizionale, ossia al così detto gioiello di design. In questo senso credo che Alba Cappellieri in collaborazione con il Politecnico di Milano stiano facendo un meraviglioso lavoro.
La tua visione del mondo jewellery in 3 parole?
Design (intesa come progettualità)
Identità (perché perche penso che ciascun designer debba mettere un po della propria identità nella ricerca di forme/processi creativi differenti)
Bellezza
Come vedi il tuo futuro?
Il mio mio obiettivo è quello di riuscire sempre più a creare un mondo in cui gli oggetti non sono appunto semplici oggetti ma sono piccoli messaggi: di armonia, di comunicazione, di emozione.
Sicuramente vorrei crescere seguendo parallelamente due strade: riuscendo a creare un network internazionale di vendita ma allo stesso tempo continuando a fare piccoli progetti ad hoc.
Per esempio, nel mese di Marzo, ho creato un gioiello legato al tema dell’importanza della vita per il Cav Mangiagalli e per l’estate sto progettando una capsule collection legata al tema dell’intimità per una cittadina italiana.
Credo che sia bellissimo per un designer poter applicare il proprio stile e le proprie idee a progetti specifici che creano nuove sinergie.
Non nego che mi piacerebbe per esempio poter creare capsule collection anche per altri brand.
Infine, in futuro, non escludo di poter sperimentare altri materiali e forme di progettazione.. Non si sa mai!