Fashion Week

La couture multiculturale di Valentino

«Volevo lanciare un messaggio di inclusività con questa sfilata», ha spiegato Pierpaolo Piccioli, anima creativa della griffe. Che ha portato in scena un cast di donne differenti capitanate da Lauren Hutton. In un tourbillon affascinante di silhouette monumentali, riferimenti folk ed echi anni 70
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Una babele inclusiva. Un'agorà dove si incontrano donne differenti. In un dialogo multiculturale e intergenerazionale. A dipingere una sofisticata couture che sceglie di abbracciare una moltitudine di pensieri, scardinando le regole dell'atelier. Pierpaolo Piccioli ha immaginato così la couture di Valentino, in un'ode semplicemente al bello. Senza un vero philrouge, ma pronta a raccontare il fascino della diversità, il valore dell'unicità. A partire dal casting delle donne chiamate a interpretare il racconto. Modelle giovanissime di ultima generazione e glorie della storia della moda, volti impegnati e facce intellettuali. Capitanati da un'icona, Lauren Hutton, che sfila sotto gli occhi incantati di Gwyneth Paltrow, Naomi Campbell o Celine Dion . «Con questa collezione ho voluto raccontare la mia idea di umanità... Volevo che lo show portasse con sé un messaggio di grande inclusività», ha spiegato Piccioli in backstage, dopo aver calcato la passerella a fine défilé insieme a tutti i sarti e le sarte dell'atelier. Che dopo aver raccolto la standing ovation, sono corsi ad abbracciare un Valentino Garavani commosso ed emozionato. Sotto i riflettori un tourbillon affascinante di silhouette monumentali, riferimenti folkish ed eco di anni 70. «La sola cosa che tutte queste creazioni hanno in comune è non aver nulla in comune», ha aggiunto il creativo che ha scelto per il suo racconto di stagione una colonna sonora conturbante, dedicata alla bellezza delle donne. Con Dusty Springfield che intona The Look of Love o Nina Simone con Wild is the wind fino ad Aretha Franklin e Yo Yo Ma. Donne che cantano di donne e rendono omaggio alle donne. Quelle donne che hanno l testa decorata da copricapi folk ma anche da cespugli di farfalle in volo. E se il daywear è fatto di forme semplici e avvolgenti tinteggiate in cromie decise e di carattere, la sera è un viaggio onirico tra giapponesismi e proporzioni cinematografiche, suggestioni anni 80 e tracce berbere, affreschi di epoche passate e delicate evanescenze anni 70, trionfi di natura lussureggiate e semplicità monacale, piumaggi opulenti e infiocchettature leziosamente eleganti, strascichi sontuosi e broderie disegnate, quasi cartoon. In serata, a chiudere il Valentino day, dinner e serata di gala nel giardino dell'ambasciata italiana per festeggiare il battesimo di Born in Rome, primo profumo, uomo e donna, nato dal gemellaggio tra il marchio e L’Orèal. Racchiuso in un flacone vestito di iconiche borchie scolpite nel cristallo, a raccontare la nuova fragranza sarà uno spot che vedrà protagonista l’inedita coppia formata dalla modella Adut Akech e da Anwar Hadid. 

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