Fashion Week

Day 8 Paris Fashion Week con Y/Project, Sacai e Akris

Dalla Belle Époque al cinema muto passando tra stampe cosmiche e tradizione artigianale
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Y/Project

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Glenn Martens svela per la stagione Autunno-Inverno 2020 una donna Y / PROJECT più sofisticata, pur rimanendo fedele al linguaggio sculptural-glamour di sempre. Dalla Belle Époque alla moda edoardiana fino agli 90', il designer crea un universo semantico in cui la versatilità è legge. La nuova silhouette scolpita è rappresentata da pantaloni a vita alta con un taglio a V sul davanti con sovra patta aderente e fianchi 3D, ulteriormente ampliata e utilizzata in diversi look, rompendo gli schemi tra prét à portér e couture. Le giacche avvolgenti introdotte la scorsa stagione -allungati da spalline over legate intorno alla vita - sono capi bimateriali, abbinate a un movimento vorticoso di abiti, gonne o polo, il cui risultato finale è simile a sinuosi drappeggi sul corpo. In una giocosa interpretazione della moda, strati di tulle, pizzo, volant, frange e strisce di raso colorate si moltiplicano, si sovrappongono e incantano. Colpisce la stampa trompe l'oeil a tema catene sul body in tulle, catene e perle che sono presenti come accessorio sul body stesso, creando un effetto di divertente stordimento, così come scendono ad adornare le décolleté con tacco. Gli abiti-giacca sono impreziositi con strati di tulle, che aggiunge fluidità alle classiche giacche sartoriali e ne ammorbidisce la rigorosità e il fit. Ogni pezzo consente la piena espressione dell'individualità. Famoso per il suo approccio architettonico alla moda e la sua capacità di creare pezzi indispensabili ultra desiderabili, Glenn Martens padroneggia la realizzazione di audaci concetti di design, pur mantenendo un'elegante vestibilità. 

Sacai

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La collezione Sacai 2020 Autunno & Inverno ci porta in un universo di immaginazione e fascinazione cosmologica. Chitose Abe, Creative Director di Sacai, è la regina del layering, per capi dalla doppia funzionalità e doppia sensazione estetica e di certo lo conferma con questo show, dove inserisce i sempre verdi - trench giacche, piumini-blazer, parka-abiti. In più, questa stagione, la designer inserisce delle stampe inedite, frutto di un desiderio di esplorazione oltre la terza dimensione, con una serie di immagini cosmiche della NASA che appaiono su bluse a trapezio, gonne lunghe a portafoglio, abiti scivolati e maglie. Giocando con l'idea del movimento, le silhouette sembrano apparentemente avere una forma molto statuaria, ma cambiano quando sono in movimento, gli impercettibili pesi contrastanti nel tessuto che viene pannellato sul corpo creano un effetto sorprendente. Un tailleur da uomo, tendenzialmente rigido, diventa un abito fluido. Torna l'archetipo maschile + femminilità couture, che questa stagione si traduce in un cappotto di tweed Chesterfield combinato con uno slip dress in raso completato da gioielli come orecchini a catena, e collier di perle con borchie di cristallo, oppure nel tuxedo extra long che si apre sul davanti svelando una gonna a balze in tessuto bianco svolazzante. La cintura diventa non solo dettaglio funzionale, ma trait d'union tra gli abiti camicia e il kilt-gonnellone a piega aperti sul davanti, continuando il concetto di ibridazione stilisitica tipico di Sacai. All'interno della collezione spunta anche un'altra stampa d'impronta 60's, che introduce una collab con l'archivio del designer Alexander Girard (legato per molto tempo al brand Vitra), i cui grafismi folk trovano una collocazione perfetta nello stile Sacai.

Akris

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Quando si dice ritorno alle origini. Per la maison Akris la stagione Autunno-Inverno 2020 è un omaggio alla sua fondatrice. La maison vede la luce nel 1922 in Svizzera, nella citta di San Gallo (sì proprio dove nasce la lavorazione San Gallo), ad opera di Alice Kriemler-Schoch, una sarta che confezionava grembiuli a pois. Utilizzando proprio i tessuti tipici di San Gallo, un importante centro tessile noto per i suoi cotoni e ricami artigianali, Alice iniziò a creare abiti per le donne più alla moda del paese. C'era ancora il cinema muto a quei tempi, ed è una pellicola di quegli anni a fare da ispirazione per le silhouette androgine dello show: L'Inhumaine (Futurismo) del 1924, ed in particolare la tensione estetica tra Belle Époque, completi da gangster e l'astrattismo dei set cubisti progettati dall'architetto Robert Mallet -Stevens. La collezione chiama a sé riferimenti storici ed artistici con un focus sull'artigianalità che è al centro del modus operandi dell'antica maison svizzera, che presenta un guardaroba nostaglico e colto.

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