Let's Discover Bresh: il rapper e cantautore racconta il nuovo album Oro Blu
Dopo il successo di Angelina Jolie, il nuovo album di Bresh si chiama Oro Blu, come l'acqua quotata in borsa. Un invito a riscoprire le cose essenziali e a averne cura, attenzione e empatia. Perchè tutto ha un prezzo e nulla è infinito.
Venerdì è uscito Oro Blu, il nuovo album a sorpresa di Bresh. È introspettivo, in equilibrio tra il cantautorato d'autore, il rap e il pop. Lui racconta come e da dove è partito in quel lontano 2012, i suoi amici di sempre, gli stessi con cui oggi collabora anche nell'album- la Drilliguria- , Genova, il mare "che sembra tutto, ma non lo è". Bresh sa bene che una canzone di successo non determina il successo, ma classifiche e numeri di ascolto non mentono. La sua Angelina Jolie è stata in top 50 su Spotify per 166 giorni superando i 43 milioni di stream e a un anno dalla sua uscita è ancora virale. Ora in 12 brani, alcuni inediti e altri no, svela il suo percorso musicale e personale.
Scorri verso il basso per leggere l'intervista con il cantante Bresh in occasione dell'uscita del suo secondo Album Oro Blu.
L'OFFICIEL ITALIA: Cosa ti aspetti dall’uscita di questo nuovo album?
BRESH: Cerco sempre di non farmi aspettative, le lascio agli altri. Delego l'ansia.
LOI: Ma la tua canzone Angelina Jolie è stato un grande successo. Te lo aspettavi?
B: Sinceramente non mi aspettavo sarebbe diventata così virale e poi non voglio fare l'errore di legarmi al successo di una canzone. Tutti possono fare una bella canzone che magari diventa anche una hit. Ma questo non significa nulla.
LOI: Andrea in arte Bresh, mi racconti?
B: È un nome che non mi sono scelto. Il mio cognome è Brasi e da quando sono piccolo piccolo tutti i miei amici mi chiamano Bresh. Inizialmente non mi piaceva nemmeno: lo vedevo come troppo esterofilo e "poco italiano", poi mi sono abituato e ho detto: che Bresh sia!
LOI: Hai anticipato l'uscita dell'album Oro Blu, con il singolo Andrea, che dice "Andre cantava cantava cantava, senza nessuno che lo ascoltava..."
B: Sai, io ho sempre voluto cantare, ma non è stato immediato. Andrea è una canzone che parla di me, certamente e racconta un po' di quello che è stato il mio vaggio fino adesso. Ma non lo definirei un brano introspettivo, è più una condivisione, perchè altrimenti vorrebbe dire che ti chiudi in te stesso. È un'introspezione non fine a se stessa, ma che si dona agli altri. La frase poi sembra vittimistica, ma non vuole esserlo: senza tenere conto del riscontro degli altri continuo comunque a cantare.
LOI: In 12 tracce tantissimi featuring e nomi interessanti, da Francesca Michielin a Rkomi a Massimo Pericolo, Tony Effe e Gli Psicologi. Come è stato condividere questo album con tanti artisti e così diversi tra loro?
B: È stato bello. Ho sempre collaborato con cantanti della mia regione, ma è stato super interessante confrontarsi e condividere il fare musica con artisti che vengono da territori geograficamente e musicalmente molto distanti dai miei. Ho trovato un punto in comune con ognuno di loro, anche se a volte proprio diversissimi: basti pensare a me e Tony Effe, però ci siamo trovati e la canzone Fottiti spacca! Poi ci sono Izi, mio fratello artisticamente e umanamente parlando e Rkomi, mio amico da quando siamo piccoli.
LOI: Tu e Rkomi cantate insieme il brano Parli di me. "Non sei un giornalista, non sei un giornale..." Sembra vorreste concludere la frase: "ma parli".
B: E un po' lo diciamo! È una canzone sulla gente che parla. È un invito a cercare di allontanare (in senso metaforico) le persone che parlano e che infuenzano il proprio percorso, non strettamente musicale, ma anche quello personale. Non fare caso alla malelingua e ricordare alla malalingua che se pensi troppo a parlare degli altri, poi dimentichi di pensare a te stesso.
LOI: Tu sei di Genova e scrivi i tuoi testi, i più grandi cantautori Italiani vengono da lì. Come è confrontarsi con questo?
B: Questo confronto spaventa, mi fa un po' tirare indietro... Io prima di tutto sono stato e sono un fan, Faber, De Andrè sono cresciuto con loro; a volte anche solo pensare di metterci il becco mi fa sentire sotto schock. Se poi le persone ci vedono delle attinenze e un filo conduttore tra noi e loro vuol dire che qualcosa di buono stiamo facendo.
LOI: Hai detto loro, la Drilliguria intendi?
B: Eravamo cinque galli in un pollaio e siamo ancora così (ride). La Drilliguria nasce nel 2012. Eravamo tutti ragazzi della stessa città che venivano da quartieri diversi e ci siamo incontrati nello Studio Stile. A distanza di dieci anni siamo sempre gli stessi, tutti amici rapper che si piacciono, che si sostengono, ma anche molto diversi vocalmente e musicalmente parlando. E questa è la cosa importante, altrimenti non reggerebbe il gioco.
LOI: Avete in comune la scrittura dei testi. Tu ti definiresti rapper?
B: Abbiamo questa cosa dei testi come filo conduttore e fuori ci chiamano cantautorap. Io non mi sento omologabile musicalemente oggi. Nasco rapper, poi il proseguo del percorso ha voluto che creassi questo mio suono che è un mix tra la parte cantautorale della musica e di scrittura più del rap, unite a sonorità più melodiche e pop.
LOI: "Come le onde, come le nuvole" dici in Ulisse. Il mare e il tema del viaggio che ritorna spesso nei tuoi testi. Cosa significa il mare per te?
B: Il mare fa parte della mia genetica. Da quando sono piccolissimo passavo i tre mesi estivi sempre al mare, dentro e fuori dall'acqua continuamente. E poi quando vivi in una città come Genova, pensi che il mare sia tutto, che ogni cosa parta e si ricongiunga li. Poi crescendo ti rendi conto che non è così, che c'è tanto oltre.
LOI: "Genova si vede bene solo dal mare", diceva Ivano Fossati in Chi guarda Genova. Genova è una città di mare, portuale, terra di scambio, un luogo molto particolare. E artisticamente parlando sicuramente terreno fertile. Vorrei concludere parlando un po' della tua città e cosa significa crescere ragazzo a Genova?
B: Genova è una città presuntuosa. Ex Repubblica Marinara, si crede un po' tutto lei, non sfatiamo il mito: è polemica. L'età media è molto alta e i ragazzi crescono più in fretta, solo uscendo da Genova ti rendi conto che crescere lì è diverso. Artisticamente parlando poi è fortissima, se sai dove e come cercare è una città che ti da tanto.
LOI: Sempre in Ulisse dici "Proverò a sentirmi a casa..." cosa significa?
B: Quando cresci in un posto come Genova, come ti dicevo, credi che quello sia il centro del mondo e che non esista altro al di fuori, che poi è un controsenso essendo una città da sempre tra le rotte di scambio. Poi però ti rendi conto che fuori c'è un mondo, che ti fagocita e a cui ti devi adattare. Un po' fa paura, ma il viaggio è bellissimo!
IL VIDEO MUSICALE DEL BRANO ANDREA NEL NUOVO ALBUM DI BRESH ORO BLU