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Venezia segreta, al Ca’ di Dio

Vicino all'Arsenale, enclave del'arte contemporanea, è una casa veneziana che accoglie l'ospite in un ambiente décontracté.

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È l’indirizzo da rubare dal cahier du voyage dell’amico globetrotter. A pochi passi da Piazza San Marco e dall’Arsenale di Venezia, il Ca’ di Dio non ha nemmeno una insegna. E forse è per la posizione vicina all’enclave dell’arte contemporanea, o gli interni curati da Patricia Urquiola, che mette in mostra il savoir faire di tante aziende venete e italiane, che gli ospiti che frequentano questa casa veneziana, molti di passaggio ora per la Biennale di Architettura, sono in gran parte appassionati di arte, design o appunto di architettura.

E vogliono godersi la città lagunare in un luogo accogliente, dallo stile décontracté, che permette di viverla appieno, iniziando dagli spazi dell’hotel. Nelle sue corti interne, una rarità per Venezia, la prima mattina tra i profumi di dolci e lievitati per la prima colazione, o per un'ottima pasta alla Busera, al ritorno dalla visita ad un museo, anche se è già passata da un po' l’ora del pranzo. E, assecondando un ritmo lento e vacanziero, condividere un bicchiere di vino e alcuni cicchetti nei tavolini del bar Alchemia, tra i profumi delle erbe dell’orto interno, alla base di alcuni cocktail.

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Il piccolo orto è anche utilizzato dello chef Raimondo Squeo, che al VERO - Venetian Roots, il ristorante gourmet del Ca’ di Dio, propone una cucina che affonda le sue radici nei territori della Serenissima. In un ambiente accogliente, sul cui soffitto spicca un disegno di grande impatto - con verdura, pesci e fiori -, e sul tavolo bicchieri soffiati a mano in esclusiva per la dimora, si è accompagnati in un racconto poetico del territorio. Tra i piatti il risotto al Go, un pesce ormai raro da trovare, incanta. E se molte delle materie prime vengono dalla vicina Isola di Sant’Erasmo, anche i vini sono scelti tra piccoli o piccolissimi produttori locali. 

In alcuni casi fatti appositamente per l’hotel, come un Gin con botaniche della Laguna. Un habitat che è anche al centro di alcune experience organizzate dall’hotel, come quella che conduce gli ospiti a bordo di una imbarcazione tipica, in compagnia di un botanico, a scoprire la bio diversità del territorio, con ambienti estremamente fragili, come le barene.

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Ambienti di cui il Ca’ di Dio si fa carico con  progetti volti alla sostenibilità, in particolare legati alle acque, che vengono utilizzate per il riscaldamento e restituite depurate. O prassi quali l’utilizzo da parte dello staff di scarpe realizzate con scarti di plastiche e tessuti, e ancora il recupero dei materiali avanzati dalla recente ristrutturazione per realizzare souvenir per gli ospiti, come ad esempio le agende rivestite con le rimanenze della carta da parati; un progetto affidato alla cooperativa sociale Melefatte per il recupero di carcerati.

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