Intervista ad Ermal Meta: esce Tribù Urbana
Reduce dei successi sanremesi Ermal ci racconta dell'album "Tribù urbana" uscito in questi giorni, dei suoi progetti futuri e della voglia di collaborare con Thom Yorke dei Radiohead
Un artista della parola, un cantautore capace di farti battere il cuore, una musica che ti entra dentro. Parliamo di Ermal Meta, fresco del successo ottenuto alla 71° edizione del festival di Sanremo gareggiando con “Un milione di cose da dirti” e arrivando al terzo posto in classifica, con quella che lui stesso definisce una "semplice canzone d'amore". Il brano si è inoltre aggiudicato il premio Giancarlo Bigazzi per la migliore composizione musicale. Ormai di casa sul palco dell’Ariston, Ermal aveva vinto il festival nel 2018 con la canzone “Non mi avete fatto niente” insieme al collega ed amico Fabrizio Moro. Un brano pacifista in risposta ai terribili attentati susseguitesi in quell’anno, ultimo tra tutti quello a Manchester al concerto di Ariana Grande. Il 12 marzo, a distanza di 3 anni dal suo ultimo album “Non abbiamo armi”, è uscito “Tribù urbana”, l’ultimo capolavoro del musicista, che lega testi estremamente diversi ma con un minimo comun denominatore: gli esseri umani e le emozioni. I suoi testi colorano sensazioni e atmosfere intimiste, acuto osservatore del presente, Ermal dà spazio ai sentimenti e li tramuta in musica, o meglio, in poesia.
Hai vinto Sanremo nel 2018 e sei tornato sul palco dell’Ariston quest'anno arrivando al 3 posto per un’edizione decisamente fuori dal comune. Che effetto ti ha fatto tornare su quel palco, ma soprattutto tornarci in queste circostanze così anomale?
Per me è stato sicuramente una bella esperienza. Di sicuro insolita perché cantare davanti a un pubblico "immaginario" non è la stessa cosa che sentire l'emozione e il calore di chi ti ascolta. Diciamo che godi solo a metà. Da una parte però ti toglie dall'imbarazzo della diretta vera e propria. Io sono stato fortunato perché ho potuto esibirmi in orari gestibili, penso però ad altri artisti che non hanno avuto questa chance. Mi ricordo inoltre che la mia primissima volta all'Ariston era nel 2006, gareggiavo nei giovani e ci hanno fatto esibire alle 2 del mattino. Il pubblico era stremato, tanto è che mentre cantavo ho notato una signora in platea che si era addormentata nella poltrona del teatro.
Pensi che la pandemia e l’ultimo anno di distanziamento sociale abbiano cambiato la capacità di emozionarsi delle persone o che ne abbiano accresciuto la voglia?
Penso che forse abbiamo sempre dato per scontato l'empatia, il contatto fisico e la libertà. Adesso le persone si sono accorte, a mio modo di vedere, quanto questa condizione abbia messo a dura prova la nostra salute mentale e quanto la voglia di contatto, di condivisone, di comunicazione verso l'altro siano importanti.
Come nasce l’idea per il video di “Un milione di cose da dirti" e ci spieghi il testo della canzone?
Premetto che l'idea del video è venuta al regista Tiziano Russo, quindi non da me direttamente. Credo però che abbia colto lo stato d'animo con cui l'ho scritta e l'atmosfera della canzone stessa: io al pianoforte in una sfera di vetro. Quando l'ho scritta, tre anni fa, ero in un loop temporale, in una quiete emotiva, quella che segue a una brace che si spegne. Un momento introspettivo, di raccolta che parte da dentro. Le canzoni non si sa bene dove nascono, ma alla fine arrivano e sono lo specchio di quello che stai vivendo. Si parla di amore, ma anche alla fatica della quotidianità per cercare di afferrare il proprio destino.
È da poco uscito il tuo nuovo album “Tribù Urbana”, un insieme di racconti e di temi svariati. C’è un file rouge che unisce le canzoni?
Sono due termini antitetici quelli che ho scelto per il titolo dell'album: da una parte il senso di vicinanza, dall'altra la solitudine della città. Mondi divisi da muri sottili, mondi che si sfiorano e si amalgamano. Questo è un album fatto di storie, che racconta di persone che spesso non hanno un nome preciso, ma un'identità in cui ritrovarsi. Sono canzoni che parlano della voglia di stare insieme, di farcela, di andare oltre la paura, di credere nella speranza.
Quali canzoni del nuovo album sono per te speciali e perché? Chi sono gli "Invisibili" e i fenomeni di "Vita da Fenomeni"?
Gli invisibili sono quelli che hanno smesso di guardarsi, di sentirsi nel momento in cui vivono. Mi ricordo di un viaggio on the road in America a giugno 2019, in cui mi sono soffermato a vedere un homeless a Los Angeles che cantava e suonava per se stesso, pensando a una vita precedente, un passato perduto, senza alcuna voglia di pensare al futuro. Mi ha sorpreso e mi ha fatto riflettere. I fenomeni di "Vita da fenomeni" sono quelle persone che si ostinano a pensare di avere 20 anni, anche quando non li hanno da un pezzo. Il concetto da cui sono partito è quello del boomer, che è un modo di dire e un meme usato per ridicolizzare gli atteggiamenti tipicamente associati alle persone nate nei due decenni successivi alla seconda guerra mondiale.
Con quale artista sogni di poter duettare/ collaborare un giorno?
Con Thom Yorke dei Radiohead, sarebbe il coronamento di un sogno. Ha un'identità musicale unica e molto riconoscibile.
Il tuo rapporto con la moda com'è? Cosa ti piace indossare? La segui?
Mi piace essere ben vestito ma non sono fanatico dello stile. Mi è piaciuto molto indossare gli abiti di Dolce & Gabbana. L'eleganza, il buon Made in Italy mi hanno reso molto fiero. Mi sentivo a mio agio.
Quali altri progetti hai in cantiere? Abbiamo visto tutti lo scherzo del programma "Le Iene" dove dicevano di aver trafugato le bozze del tuo libro...
Un'esperienza assurda, mi sono preoccupato davvero! Confermo che è vero sto scrivendo un libro ma non posso svelarvi, almeno per ora, proprio nulla.