New Frontiers: l'intervista a Luigi Antonio Giaretti di LAG World
Oggi presenta “2nd Round Collection” la sua seconda collezione firmata LAG World. Essenziali, genderless e identificativi. Il fondatore del marchio di gioielli in argento racconta come ha cominciato, il suo processo creativo, la passione per il fine jewellery e la sua popolarità su TikTok.
Laureato in economia e marketing Luigi Antonio Giaretti, classe 1993, si avvicina al fashion system all’età di 20 anni: “La mia carriera è iniziata con Les Hommes, lavoravo per il commerciale, poi sono passato in alcuni showroom fino a quando ho cominciato a lavorare con Tomorrow. Ricordo che lavoravo con i buyer e con marchi provenienti da tutto il mondo e poi sono arrivate anche le prime consulenze: Sunnei, Bignack, Tod’s...” racconta il tiktoker e fondatore di LAG World, “Queste esperienze mi hanno aiutato tantissimo perchè poi ho iniziato ad avere i miei clienti e ho aperto la mia agenzia BTC (Born to Create) che ospita tanti clienti tra cui Yohji Yamamoto e Qasimi con cui collaboro ormai da parecchio tempo. Ci occupiamo principalmente di consulenze strategico-commerciali per brand e durante il lockdown ho pensato di presentare il mio marchio”.
Ma com’è nato il LAG World?
Sentivo la necessità di coltivare qualcosa di mio. Lavorando per realtà piccole, medie e grandi ho assimilato tante competenze e ho compreso i costi di produzione, ho capito che cosa si vende e obiettivi di mercato, così ho deciso di concentrare le mie energie e la mia creatività su un prodotto valido, con una comunicazione giusta per vedere che piega prende in futuro il mio marchio. Tengo a precisare che si chiama LAG World proprio per questo, al momento presento collezioni di gioielli d’argento ma in futuro mi piacerebbe estendere le collezioni anche su altre categorie merceologiche.
Ma da dove proviene la tua passione per il fine jewellery?
È una passione che mi ha trasmesso mia madre. Quando ero piccolo mi divertivo ad indossare i gioielli di mia mamma che è un’appassionata, e in qualche modo questo ha segnato il mio percorso. Conta che con il mio primo stipendio mi sono preso un fiore di Van Cleef & Arpels con 5 punti di diamanti.
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Qual è la visione che emerge dal tuo marchio?
Mi piacerebbe che una persona percepisse chi sono io, quindi cerco di mantenere il mio prodotto Made in Italy, genderless e mi piacerebbe che emergessero non solo i canoni estetici ma anche i miei pilastri di vita. Un comune denominatore per le mie collezioni sono le geometrie e le ispirazioni manga, da piccolo ero ossessionato dai cavalieri dello zodiaco e nei miei gioielli troviamo spesso forme triangolari e catene.
A che cosa ti sei ispirato per la tua nuova collezione?
Allora io assorbo molto ciò che mi circonda e che mi piace per poi tradurlo nelle mie collezioni. Le collane, gli anelli, gli orecchini e gli earcuff della nuova collezione, conciliano le ispirazioni dall’animo punkish, la mia passione per i video musicali e l’universo delle arti marziali. Per la nuova collezione “2nd Round Collection” mi sono ispirato alla cantante statunitense Pink che all’inizio della sua carriera negli anni ‘90 portava i capelli con gli spuntoni e ai nunchaku l’arma giapponese composta con due bastoni e la catena che li unisce e il gioco degli shangai cinesi.
Oggi come vengono recepiti secondo te i gioielli dagli uomini?
L’uomo ha capito che il gioiello diventa un vero e proprio accessorio per completare l’outfit. Ci sono sempre più uomini che indossano gioielli, orecchini, collane, bracciali e riescono a riconoscersi, identificarsi ed esprimersi in totale libertà. Quando si indossa qualcosa, l’obiettivo è sentirsi bene e comunicare questo stato.
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Come funziona il tuo processo creativo?
Tengo a specificare che non nasco come designer perchè il mio percorso ha preso pieghe differenti. Io parto sempre dalla ricerca iconografica e musicale, che spesso vanno di pari passo, e costruisco un moodboard a seconda di quelle che voglio trasmettere con le ispirazioni e il dna del marchio. Poi ho un team che mi supporta e sostiene con la grafica, la modellazione 3D e lo sviluppo prodotto delle collezioni.
Fuori dai denti, ti ha aiutato la tua popolarità su TikTok?
Premetto che il mio progetto con LAG World è nato prima del boom TikTok e ora sto ancora cercando di capire come funziona. Sarei falso a dire che non mi abbia aiutato a livello di vendite (ndr. il 90% di vendite sono in italia) ma all’inizio ero molto combattuto e non volevo utilizzare questo canale. Alla fine su TikTok nascono tantissimi marchi ma che risultano essere poco professionali e avevo paura a posizionarmi lì perché non volevo sminuire il mio progetto ma preferivo farlo percepire correttamente alla stampa e agli addetti. Poi ho deciso di presentarlo sul mio account e ho capito che comunque si aprivano le richieste di collaborazioni e c’è parecchia attenzione. Ho notato che c’è un tasso di conversione clienti incredibile con la comunicazione che faccio io su TikTok.
Oggi i tuoi gioielli sono indossati da Mattia Stanga, Giuseppe Gioffré e Michele Bravi. Chi vorresti che indossasse le tue creazioni?
A livello nazionale sarebbe bello lavorare con Mahmood e Blanco mentre a livello internazionale sarebbe lavorare con Dua Lipa ma il mio sogno è Miley Cyrus. Avere star che indossano i tuoi gioielli è sicuramente qualificante.
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Qual è per te il momento più stimolante del tuo lavoro?
A me piace molto il processo della prototipazione quando vedi le forme e cerchi di immaginartele indossate. Noi lavoriamo molto con le proporzioni, in primis perchè facendo pochi pezzi vorrei che fossero visibili e che catturassero l’attenzione, e poi per le esigenze delle persone bisogna seguire i pesi corretti per gli orecchini, le dimensioni giuste e il fit con l’ergonomia delle parti del corpo.
Quali sono i tuoi marchi o designer di riferimento?
Parlando di gioielli mi rispecchia molto il prodotto di Alan Crocetti e la visione di Tom Wood ma anche Atelier VM L’Essenziale. Tra i miei marchi di riferimento non posso non citare i grandi della gioielleria: Bulgari, Cartier, Van Cleef & Arpels e Damiani, ma mi rendo conto che il mio target e i miei strumenti siano altri e non posso ancora presentare un prodotto del genere. Dal fashion system i marchi che mi influenzano di più sono i marchi con un'impronta minimalista, Jil Sander, Maison Margiela, Lemaire e Marni.
Saresti pronto ad eventuali collaborazioni con altre realtà?
Si, mi piacciono molto le sfide. Non vorrei collaborare con marchi in hype, ma con brand dimenticati con cui potrei lavorare a delle capsule collection. Mi piacerebbe che ci fossero collaborazioni per rendere gli oggetti desiderabili e cool.
Quali sono e quali saranno i tuoi futuri obiettivi?
Il mio obiettivo in questo momento, è posizionare il mio marchio di gioielli. Poi mi piacerebbe estendere la mia linea su più categorie e arrivare a fare dei drop ogni due mesi.