Eugenio Viola e Gian Maria Tosatti svelano il progetto per il Padiglione Italia
Il curatore e l'artista anticipano il loro progetto per la 59esima Biennale di venezia, "Storia della Notte e Destino delle Comete"
Cecilia Alemanni, curatrice di questa edizione della Biennale di Venezia, ha scelto il tema “Il latte dei sogni”, come il libro della surrealista Leonora Carrington, con l’idea che la visione artistica possa offrire prospettive in grado di reinventare l’esistenza attraverso un’incessante metamorfosi e un continuo ripensamento. Ed è la proposta di un immaginario in grado di rileggere la realtà la mostra, a cura di Eugenio Viola, messa in scena nel Padiglione Italia che, per la prima volta nella sua storia, ospita un solo artista, Gian Maria Tosatti.
Capo curatore del MAMBO di Bogotà, Eugenio Viola ha cominciato a lavorare con Tosatti nel 2016, ospitandone la prima personale al MADRE di Napoli di cui era era curatore. E hanno continuato a lavorare insieme perché: “entrambi vediamo i progetti come un continuum, come un romanzo per immagini in costante formazione”. Il lavoro presentato al Padiglione Italia, “La Storia della notte e il Destino delle Comete” è un percorso immersivo per confrontarsi con le lacerazioni e contraddizioni contemporanee, e in particolare con la correlazione tra pandemie, Ebola, Sars, Aviaria, Aids, Covid 19, e progresso.
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Un lavoro dalla “sintassi teatrale come sempre nell’opera di Gian Maria” secondo Viola, un’installazione immersiva, una macchina narrativa esperienziale strutturata come un impianto teatrale in 2 atti, 1) la Storia della notte e 2) il Destino delle comete. Racconto dell’ascesa e declino del sogno industriale italiano, con ambientazioni ispirate al libro di Ermanno Rea del 2002 “La dismissione”, l’ultima opera ascrivibile alla tradizione del romanzo industriale, tra la diossina di Seveso, l’incidenza anomala di tumori e leucemie a Taranto e Bagnoli, i rifiuti tossici bruciati nella cosiddetta Terra dei Fuochi di cui parla Roberto Saviano in “Gomorra”.
Abbracciando la tesi di Pier Paolo Pasolini: “Darei l’intera Montedison per una lucciola” sostenuta nel suo celebre articolo “Il vuoto del potere” apparso su Il Corriere della Sera il 1/2/75, dove il regista denunciava, in una scomparsa di cui non si preoccupava nessuno, l’incapacità di evoluzione del genere umano. La visione finale è: “il destino di una cometa catartica e propositiva rispetto ai tempi incerti del presente”. Perché la mostra: “deve finire con un’idea di evoluzione, di questo parla il Padiglione, di quello che non siamo stati capaci di diventare fino ad oggi e del coraggio che dobbiamo trarne per evolvere” e “l’ottimismo è una necessità etica”.
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Concepita come un forum continuo, in presenza e online, per dibattere sull’ambiente, la mostra è stata finanziata con 600mila euro di fondi pubblici e 1 milione 450mila di fondi privati (main sponsor, con Sanlorenzo, Valentino, che aveva presentato la sua collezione d’Alta Moda, Valentino des Ateliers, proprio alle Gaggiandre dell’Arsenale, accanto alle mura delle Tese delle Vergini che ospitano il Padiglione Italia). Come ha sottolineato il Presidente Roberto Cicutto, l’opera è coerente all’impegno nei confronti della sostenibilità della Biennale di Venezia, che a partire dal 2020 raccoglie i dati relativi alle emissioni che provoca compensandole economicamente, con l’obiettivo di arrivare alla neutralità carbonica.
La Biennale di Venezia sarà aperta al pubblico dal 23/4 al 27/11/22. Ritroveremo Gian Maria Tosatti nel 2023 all’Hangar Bicocca di Milano, che ospiterà la sua prima antologica.