Alla scoperta di Chicago
Fucina di grandi dell’architettura, ecologica e sostenibile, icona della musica e polo artistico, la città è anche l’inizio della mitica Route 66.
Si innalzano prepotenti i grattacieli di Chicago che portano la firma di archistar come Louis Sullivan, Frank Lloyd Wright, Frank Gehry e Rem Koolhaas. The Second City, la chiamano qui, riferendosi alla sua rinascita dopo il devastante incendio del 1871 che la distrusse totalmente. Tocca il cielo, nel 1885, con l’Home Insurance Building, primo grattacielo al mondo in vetro, acciaio e cemento, progettato da William Le Baron Jenney che cambierà la storia dell’architettura urbana delle grandi metropoli. Navigando lungo l’omonimo fiume, la vista dei più bei grattacieli si apre come per incanto. Superata la Willis Tower, dal cui Skydeck, a circa 400 m da terra, si osserva la città su balconi a tutto vetro sospesi nel nulla, ecco innalzarsi il Merchandise Mart, dall’inconfondibile stile Art Decò, fino a raggiungere l’One Illinois Center o 111 East Wacker, tra gli ultimi progetti di Mies van der Rohe, e il nuovissimo St. Regis, 101 piani di edificio che contiene l’omonimo hotel e residenze private, progettato da Jeanne Gang. Per i fan di Frank Lloyd Wright e gli estimatori della Prairie School, Oak Park, ad una manciata di minuti dalla Downtown di Chicago, ospita la più grande collezione al mondo di strutture progettate dall’archistar ispirate al paesaggio del Midwest, tra cui Robie House che l'American Institute of Architects ha definito una delle 10 strutture più significative del 20° secolo e l'Unity Temple, santuario della chiesa unitaria universalista che si apre alla vista come un enorme e monolitico cubo di cemento, riparato da un ampio tetto piatto.
Green City: il Millenium park, un parco pubblico di 10 ettari, incorpora progressi rivoluzionari nel design sostenibile, tra cui uno dei tetti verdi più grandi del mondo. Costruito sopra ad una rete attiva di linee ferroviarie e parcheggi e inaugurato nel 2004, racchiude delle vere icone come il Cloud Gate, aka The Bean, il fagiolo dello scultore britannico Anish Kappoor, la cui superficie, ispirata dal mercurio liquido, riflette lo skyline. Vicino c’è il Jay Pritzker Pavillon, l’auditorium disegnato da Frank Gehry, epicentro della scena culturale ed artistica, soprattutto d’estate mentre, poco più in là, i getti d’acqua della Crown Fountain di Jaume Plensa zampillano da 2 torri di 15 metri ricoperte da schermi a Led che proiettano volti di persone comuni. Il Lurie Garden, disegnato dalla paesaggista olandese Piet Oudolf, è un tributo alle praterie dell’Illinois, coltivato rigorosamente senza utilizzo di prodotti chimici.
Un tempo landa desolata e paludosa, abitata dagli indiani Algonchini, che la nominarono Chigagou, campo di aglio selvatico, poi da coloni francesi, gangster, immigrati messicani, italiani e pure polacchi, la città svolta nel 1900, quando, per risolvere diversi problemi di inquinamento, fu invertito il corso del Chicago River, che affluiva nel lago Michigan, per collegarlo al fiume Illinois diretto nel Mississippi.
Le note del blues risuonano ovunque nella Windy City. Sono l’emblema della sofferenza e della speranza delle popolazioni di colore. L’area di South Michigan Avenue è il luogo dove un tempo si trovavano i più influenti studi di registrazione come la mitica Chess, da cui sono passati pure i Rolling Stones e Chuck Berry, la cui Maybellene può considerarsi a tutti gli effetti la prima canzone rock and roll della storia. O ancora la Vee-Jay Records che, nel 1964, ha lanciato i Beatles negli Stati Uniti. All’ombra della Trump Tower e del Chicago Tribune, il Magnificent Mile, che comprende la Michighan Avenue, è luogo di elezione, fin dagli anni ’40, per immergersi nelle atmosfere del Chicago Style, o meglio del Chicago Blues. Tra i tanti, il Kingstone Mines, il blues club più antico della città, ha visto esibirsi Koko Taylor, Sugar Blue e Billy Branch mentre l’House of Blues è il club dove hanno registrato un album anche i Blues Brothers. Imperdibile, nel quartiere Uptown, l’ex-speakeasy Green Mill, bar preferito di Al Capone e della sua banda, che avevano pure un tavolo riservato ad un passo da un tunnel segreto da cui scappare. Qui sono state pure girate alcune scene cult de "Gli Intoccabili" e di "Ocean’s Twelve". Ci si deve spostare fino a Daley Plaza per ammirare il Chicago Picasso, scultura senza titolo, donata dal precursore del cubismo alla città che fa pure da sfondo a frammenti dei film The Blues Brothers e Il Fuggitivo.
La Downtown di Chicago è tutta racchiusa in The Loop che prende il nome dalla linea ferroviaria che disegna un perimetro perfetto del quartiere, prima di avventurarsi verso le periferie. Tradizionalmente il quartiere degli affari per antonomasia, negli ultimi 50 anni, e ancor più post-pandemia, si è rifatto il look, collezionando nuovi complessi di appartamenti affacciati sul fiume o sul lago Michigan, boutique di lusso, locali di tendenza e grandi nomi come Boeing, Mc Donald e Google (che ha aperto un quartiere generale nel 2015). Il nuovo volto di The Loop è sicuramente rappresentato dal Pendry Chicago hotel di recente apertura all’interno dell’edificio in stile Art Decò Carbide & Carbon del 1929, dall’insolita forma a bottiglia di champagne. L’Art Institute, all’interno di un elegante edificio neoclassico cui è stata aggiunta, nel 2009, una nuova ala disegnata da Renzo Piano. All’interno la più grande collezione di opere d'arte impressioniste e post-impressioniste al di fuori dell'Europa, insieme a insoliti cimeli medievali e opere di architettura del paesaggio, ingegneria e design industriale tra le quali scovare pezzi di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright. Art on the MART è un progetto di arte proiettata sulla facciata vista fiume del Merchandise Mart. Ben 34 proiettori danno vita, per questa stagione, ad una performance dell’artista newyorkese Derrick Adams. Pochi passi ed ecco l’insegna a 6 piani del Chicago Theater, indiscussa icona di The Wind City sin dal 1921, la cui facciata simil Arco di Trionfo e la lobby ispirata alla cappella di Versailles sono state la scenografia di artisti come Aretha Franklin e Frank Sinatra.