Star Power: Maluma
Maluma sta portando la musica latina nel mondo. L’artista colombiano ha fatto uscire due dischi nell’ultimo anno e quest’autunno conquista un nuovo palcoscenico, grazie al debutto a Hollywood
in “Marry Me”, insieme con Jennifer Lopez.
Photography Pamela Hanson
Styled by Ryan Young
Forse nessuno più di Maluma ci ha guadagnato dalla marcia della pop music verso la globalizzazione. Nato Juan Luis Londoño a Medellín in Colombia, il cantante e rapper è cresciuto nel mondo del reggaeton e della Latin trap, facendo musica fragorosa e sexy, in egual misura romantica, scabrosa, sbruffona e delicata. Mentre l’ondata di Latin crossover spazzava il mondo, con una svolta pop e una ripulita ai testi, ha continuato ad attrarre platee sempre più grandi, fino ai due album che l’hanno consacrato al successo “F.A.M.E.” e “11:11”, rispettivamente del 2018 e 2019. Con il dilagare della pandemia agli inizi del 2020, Maluma – il cui nome d’arte è un composto dei nomi di sua madre, suo padre e delle sue sorelle – ha messo a segno diversi milioni di visualizzazioni su YouTube, raccolto nomination ai Video Music Awards e Latin Grammy e concretizzato collaborazioni con gente tosta come The Weeknd e Madonna. Il suo look vigoroso e ardentemente cool l’ha reso uno dei più amati dal mondo della moda, e il suo carisma ha attratto anche l’attenzione di Hollywood, dove interpreta l’amante di Jennifer Lopez nella commedia romantica “Marry Me“, presto in uscita al cinema. Maluma è sufficientemente enigmatico e affascinante per far si che i tabloids abbiano associato il suo nome a un potenziale interesse romantico di Kim Kardashian nella fabbrica di pettegolezzi del post divorzio da Ye (come ora vuole farsi chiamare Kanye West, ndt). Ha quella sorta di magnetismo spontaneo, abbinato a una mascella marcata e a parecchi tatuaggi che aggiungono un tocco da bad-boy alla Justin Bieber, che si traduce globalmente. Con ogni metrica immaginabile, Maluma trascende dall’etichetta di pop star latina; in effetti trascende il significato dell’essere pop star. Semplicemente è una star. Sentendo il racconto di Maluma, la sua ascesa non è solo il prodotto di lavoro duro, talento o buon tempismo, c’è qualcosa di più intangibile in gioco: «Cerco solo di restare vero, di far esplodere la mia essenza», mi ripete di continuo mentre dialoghiamo su Zoom, collegati dalla sua casa appena ristrutturata a Medellín. Un’essenza palpabile anche in video-call. Maluma indossa un giubbotto di jeans, rischiara lo schermo, chiacchiera con entusiasmo e candore, sorride molto e altrettanto facilmente scivola in un mood più riflessivo. A un certo punto spiega che l’entertainment, ovvero moda, recitazione, musica, è semplicemente la sua natura: «Ce l’ho nel DNA»
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Mentre il resto dell’industria musicale nel 2020 ha subito lo stop per via della pandemia, Maluma ha lavorato. Dopo quasi una decade di tour non stop, ha passato molti mesi a casa in Colombia, molto spesso da solo, per rifocalizzarsi sulla sua musica e per registrare due nuovi progetti: “Papi Juancho” e “7DJ”. Anziché continuare a muoversi verso uno spazio pop commercialmente praticabile a livello globale, Maluma ha fatto qualche passo indietro, verso quel reggaeton e quella Latin Trap che l’hanno reso ciò che è (e sarà in tour con la sua nuova musica in autunno). Non importa quale strada decide di prendere, scommette sul fatto che i suoi fans lo seguiranno.
L’OFFICIEL HOMMES: Il tuo nome su Zoom è Hercules.
MALUMA: (Ride) Mi piace Ercole.
LOH: Ti dividi tra la Colombia nativa e città di Miami. Dove ti trovi ora?
M: Sono nella mia città natale, passo un po’ di tempo con la mia famiglia e i miei animali. Qui è tutto bello, ho ricostruito la mia casa, ma quello che conta è quello che abbiamo fuori: gli alberi, la natura, le montagne. Amo Miami, ma alle volte è troppo per me. Mi piace essere più rilassato e qui a casa mia non c’è nemmeno un piccolo rumore. Amo davvero restare a casa anche se, certo, Miami è bella quando devo lavorare. Ho appena preso un nuovo spazio a Miami, un posto stupendo, ma la Colombia è meglio.
LOH: Buona parte dell ’ industria musicale si è bloccata durante la pandemia, tu invece hai pubblicato due album. Come hai trascorso il tempo durante il lockdown?
M: È stata dura, perché ho passato tre o quattro mesi a casa (in Colombia) e non mi era mai capitato prima; sono stato in tour per qualcosa come otto anni, non-stop. Poi, quando tutto è successo, beh, se devo essere onesto, ero felice di essere tornato a casa. Ho costruito questa casa quattro anni fa, senza mai avere il tempo di godermela. Però, dopo tre mesi, ero del tipo, “no, devo lavorare”. Sono un vero workaholic.
LOH: Dove hai trovato la motivazione per registrare a casa, da solo, durante una pandemia?
M: È stato bello perché nessuno poteva raggiungermi. Non un ingegnere del suono, nemmeno i produttori. Perciò ho dovuto registrare da solo di nuovo, come facevo dieci anni fa. Non avevo nessuno vicino che cercava di dirmi quello che dovevo fare e ho registrato la musica che mi piace. Ho fatto due album, è stata una grande ispirazione recuperare le mie radici e quel tipo di musica che in passato avevo amato.
LOH: Avevi qualche rituale particolare per riuscire a restare concentrato?
M: A dirla tutta, ho bevuto vino tutti i giorni, l’hanno fatto tutti, vero? Perciò ogni mattina avevo un po’ di mal di testa. Andavo in piscina e cercavo di allenarmi più tardi intorno al mezzogiorno o all’una, dopo di che stavo un po’ con mia madre. Prima di dormire, mi piace pregare, quello era il rituale migliore: sapevo che tante persone stavano morendo e io ero qui, a godermi la mia casa e la mia famiglia. Ho provato molta gratitudine.
LOH: Parliamo un po’ dell’ispirazione alla base di “7DJ” (7 giorni in Giamaica), il tuo nuovo album, fortemente influenzato dal reggae e dal dancehall?
M: È da quando ho iniziato a fare musica che volevo registrare un album in Giamaica, un sogno che non riuscivo mai a realizzare perché ero sempre in tour. Sono arrivato al punto in cui ho sentito che stavo facendo troppe canzoni commerciali, mentre volevo fare solo quello che davvero mi andava di fare. Ho deciso di fermarmi con il tour e ho detto a tutti che volevo andare in Giamaica. Sono stato là otto giorni con i miei amici, che sono i miei produttori ed è stato incredibile. Siamo andati a tutte le feste clandestine, mi sono goduto la Giamaica al 100%, così ho deciso di raccontare tutta la storia, tutto il concept dell’album deriva da lì.
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«In questo momento della mia vita sento che la mia essenza è il lavoro. Lavorare, ecco cosa faccio quando salgo su un palcoscenico.»
LOH: Hai detto di essere stato in tour per quasi otto anni di fila. Come sarà ritornare sul palco quest’autunno?
M: Un piano ambizioso, l’ammetto. Nessuno stava facendo concerti quando abbiamo annunciato il “Papi Juancho USA tour”, ma sono abbastanza certo che funzionerà. Lo show sarà al centro degli stadi, a 360 gradi. Ho dei nuovi musicisti e ballerini e un concept tutto nuovo, sarà pazzesco. Kim Jones e il team di Dior disegneranno venti look per il tour. Lui è uno dei grandi del settore e abbiamo un ottimo rapporto, non si tratta solo di lavorare insieme, siamo amici, è speciale non solo come stilista, ma come persona.
LOH: Sei diventato una pop star globale, facendo davvero un crossover con il mondo latino. Con “Papi Juancho”, l’album dell’anno scorso, sei tornato un po’ alle origini. Come gestisci il tuo pubblico latino-americano rispetto a quello globale?
M: Onestamente, è molto difficile. Cerco di fare esplodere la mia essenza. Ne parlo spesso, non credo di dover cantare in inglese per raggiungere mercati diversi. Voglio solo essere me stesso e divertirmi a fare la musica che amo. Se la gente vuole ascoltarla, ne sono molto grato. Se no, ci sono un sacco di artisti in giro e se vogliono ascoltare pezzi in inglese, va bene lo stesso. In questo momento sento che la mia essenza è il lavoro. Lavorare, ecco cosa faccio, e spero di fare divertire la gente quanto mi diverto io. So che le persone sentono quando sono fedele alle mie radici.
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LOH: Te l’immaginavi che saresti diventato un fenomeno globale?
M: Ho sempre voluto essere una star globale. La gente a scuola mi prendeva in giro, proprio come la mia famiglia. Non so, era come se avessero paura che non ce l’avrei fatta. Poi ho iniziato a lavorare ed ero molto disciplinato, sapevo di avere i numeri per farcela, sono nel bel mezzo della strada, ma le cose stanno per succedere.
LOH: Qual è il momento in cui hai capito che davvero stava succedendo?
M: Era il mio primo tour negli States e volevamo fare gli stadi. Quando mi sono reso conto che ogni data era sold out, mi sono detto: “wow, qui sta succedendo qualcosa di grosso”. Oppure quando in Israele sono venuti in 50mila a un mio concerto. E poi la nomination per i Video Music Awards.
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«Voglio soltanto riuscire a essere me stesso, divertirmi e fare la musica che amo. Se la gente vuole ascoltarla le sono davvero molto grato»
LOH: E quando hai realizzato che potevi avere lo stesso impatto anche sul mondo della moda?
M: Se devo essere onesto, fin dall’inizio. Già agli esordi, vedevo che c’erano dei brand colombiani che volevano lavorare con me, mi mandavano vestiti, e sentivo proprio che non mi vedevano solo come un cantante, ma come una fashion icon. Poi i grandi nomi hanno iniziato a invitarmi a tutte le sfilate che facevano in Europa. È qualcosa che ho nel mio DNA, non è stato difficile per me, ci sono nato, forse perché mia madre e mio padre hanno sempre amato vestirsi bene.
LOH: Anche tu hai ceduto ai pantaloni della tuta, come hanno fatto tutti durante la pandemia?
M: Indossavo la tuta tutti i giorni, mi sono rilassato, in pantofole. Prima ero sempre vestito a dovere, ogni giorno della mia vita. Avevo bisogno di godermi la mia casa e non c’è niente di male nel godersela in tuta e maglione.
LOH: Sei nel cast di “Marry Me”, il film di J.Lo in uscita. Come ti sei approcciato al set?
M: Ero nervoso, ero lì con Owen Wilson, era il mio primo film ed era a Hollywood, capisci? La prima volta sul set, ho sentito che ero nato per recitare. Lavorare con Owen Wilson è stato difficile perché lui è un attore davvero grande, ma nella prima scena girata insieme è stato lui a dire “wow, te la stai cavando alla grande”. Era tutto quello che mi serviva per calmare i nervi. Lavorare con Jennifer Lopez è stata un’esperienza meravigliosa, è una vera maestra. Ha molta disciplina, le piace fare tutto per bene, ho imparato molto da lei. Non sono stanco di parlare di “Marry Me”, perché è uno dei più grandi sogni della mia vita.
LOH: Te lo devo chiedere, ma da dove è nato il pettegolezzo di te che esci con Kim Kardashian?
M: Non lo so proprio! Eravamo insieme alla sfilata di Dior, l’ho incontrata lì per la prima volta e con me c’era anche Kourtney. La gente ha iniziato a parlare, non so perché abbiano cominciato a chiederle se stavamo insieme, forse perché stava ottenendo il divorzio, però no, siamo buoni amici. Non ci sentiamo molto spesso, ma ci auguriamo sempre il meglio l’uno per l’altra.
L'OFFICIEL Hommes Italia Centennial Issue sarà in edicola a partire dal 25 ottobre 2021.
GROOMING Luis Rivcera
MAKEUP Tina Echeverri
DIGITAL TECH Carlos Rojas
PRODUCTION Beth Alonso and Gerrit Kretz
TAILOR Sara Lassalle
PHOTO ASSISTANTS Milton Arellano, Robert McKim, and Fabio
STYLIST ASSISTANT Lauren Constantine
PRODUCTION ASSISTANT John Beltran