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“La spina dorsale di un uomo. Storia della cravatta” mostra collaterale di Mercanteinfiera

“La spina dorsale di un uomo. Storia della cravatta” è una delle mostre collaterali di Mercanteinfiera, a Parma, realizzata con il distretto della seta di Como che spera di essere presto proclamata Città creativa UNESCO.

Storia della cravatta a Mercanteinfiera
Cravatta in plastica, Enrico Baj nel 1969 del collezionista Filippo Santoro

“Un uomo che si toglie la cravatta compie un atto erotico”, fu questa una delle risposte all’inchiesta della British Clothing Industry Association sulla cravatta e il suo uso, commissionata a inizio Novecento dal NYTimes. Ma quella che d’Annunzio definì “la spina dorsale di un uomo” – frase che dà anche il titolo alla mostra collaterale all’interno di Mercanteinfiera a Parma – non è solo la storia di un accessorio, perché la sua genesi si perde nel tempo, tingendosi di leggenda.

Cercando nella simbologia si potrebbe arrivare fino al periodo egizio, quando una corda fermata da un nodo serviva a proteggere il defunto nel viaggio per l’Aldilà, o alle scene che ritraevano i legionari romani in combattimento contro i Traci, con una pezza di stoffa al collo. O ancora alle più note (nella storia della cravatta) truppe croate, alle quali spesso si fa risalire la parola, “croatta”; anche se leggendo uno dei primi trattati di moda, il “De gli habiti antichi et moderni di diverse parti del mondo” di Cesare Vecellio (1521-1601), edito a Venezia nel 1590, e quindi precedente, rimane il dubbio sia vero.

Un accessorio amato dal Re Sole, che anche quswando nel Seicento si diffusero colletti e gorgiere, le rimase fedele, tanto da istituire una carica singolare: “il cravattaio”, che gli faceva un nodo impeccabile ogni mattina. Una tradizione, quella dei nodi,  che prosegue nell’Ottocento a Parigi, dove vengono impartite vere e proprie lezioni private – oggi sono 14 i nodi più comuni anche se se ne usano di fatto tre: l’Orientale, il mezzo Windsor e il Windsor –, e anticipando la nascita della cravatta contemporanea, avvenuta a metà del secolo in Inghilterra: la régate, usata inizialmente durante le regate.

Un accessorio che trova in Italia, e in particolare nel comasco, famoso per la lavorazione della seta, uno dei luoghi di eccellenza artigianale, come spiega Paolo Aquilini, direttore del Museo della seta, con cui è stata realizzata la mostra, a cui hanno partecipato anche Confartigianato, Confindustria e l’Associazione Italiana Disegnatori Tessili. «Non è solo una questione tecnica, di fustelle, imbottiture, fodere, creare una cravatta è l’equivalente di realizzare un’opera di architettura e ingegneria». Sua la scelta dei pezzi: «porteremo 40 cravatte, date dal Museo e da aziende private, per celebrare i 40 anni alla fiera di antiquariato, design d’autore, modernariato e collezionismo vintage. Alcune saranno “cravatte impossibili”: come quelle di legno e piume, fino a quella di plastica realizzata da Enrico Baj del ’69, che in realtà era l’invito a una mostra. Ma ci saranno anche tanti attrezzi, come le antiche fustelle in metallo», e poi disegni, bozzetti, messe in carta jacquard.

E un momento di confronto su temi quali la sostenibilità. «In particolare con i progetti di Montero 1902, che con Re-silk crea da vecchi tessuti un nuovo filo di seta da tessere, o BestTie, di Tata Stoppani, che invece abbina vecchia stoffe come fossero le lettere di una poesia dadaista». E un bel biglietto da visita per Como, la cui capacità di filare, terrese e tingere la seta artigianalmente potrebbe essere premiato con il titolo di Città Creativa Unesco, ma per il verdetto bisogna attendere il prossimo novembre. “La spina dorsale di un uomo. Storia della cravatta” è con “Back to the games”, mostra sui videogiochi dai ’70 ai 2000, una delle collaterali di Mercanteinfiera. Dal 2 al 10 ottobre a Fiere di Parma.

Foto Francesco Bocchia, courtesy Mercanteinfiera.

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