Maserati MC20, la prova in strada e in pista
È giunto il momento di mettersi al volante della supercar modenese, per capire veramente di che pasta è fatta. Allacciate le cinture, si decolla.
Della MC20 s’è parlato davvero tanto. Vuoi perché è stato il modello che ha dato inizio alla nuova era del Tridente, vuoi perché era dai tempi della meravigliosa e velocissima MC12 del 2004 che Maserati non sfornava una supercar pura, con due posti secchi, stile da capogiro e soluzioni ingegneristiche da lasciare qualsiasi appassionato a bocca aperta. Chi ha partecipato allo spettacolare evento di lancio, tenutosi all’autodromo di Modena lo scorso settembre, se lo ricorda ancora come fosse ieri: luci, musiche e una folla ordinata così carica d’adrenalina da scintillare al buio in quello che, a conti fatti, è stato l’unico evento automotive di spessore a non esser cancellato dalle onde di una pandemia globale. Noi c’eravamo e ve ne parlai qui.
Da quel momento la MC20 su strada non s’è praticamente mai vista, eppure ha fatto incetta di premi ai quattro angoli del globo grazie alle linee pulite e alle sue proporzioni pressoché perfette, senza tempo. Come in ogni progetto ben riuscito che si rispetti, poi, sono spuntati i detrattori e le malelingue, taglienti come rasoi, non si sono risparmiate: è un’Alfa 4C modificata, il motore V6 è quello della Giulia Quadrifoglio e via dicendo. Chiacchiere da bar. Nel mentre, invece, chi credeva fermamente nelle capacità di rilancio messe in atto dal team del Tridente, se ne stava seduto, paziente, nell’attesa che quel sogno su quattro ruote diventasse effettivamente una realtà da testare con mano.
Oggi quel giorno è arrivato e, dopo tante sperequazioni, ho finalmente potuto mettere le mani su uno dei primissimi esemplari di Maserati MC20, la super sportiva 100% made in Modena.
Ore 7, sveglia e colazione abbondante. Di fronte a me ci sono tre MC20 allineate: Giallo Genio, Bianco Audace e Blu Infinito. Il sole sale velocemente e suoi raggi di metà maggio mettono subito in evidenza forme semplici, pulite, eleganti. Quello della MC20 è un abito leggero, cucitole addosso su misura, dove tutto è essenziale e funzionale, il superfluo non è contemplato. Basta un semplice gesto per alzare la butterfly door — che una volta aperta lascia intravedere un dettaglio sensuale della monoscocca in fibra di carbonio progettata insieme a Dallara — e accomodarsi nell’abitacolo. Prima sorpresa: non siamo nel cockpit di una macchina estrema o di un aereo da guerra, bensì in un elegante salottino per due persone, dal carattere sportivo, dove dominano Alcantara e pellame pregiato, finiture di gran classe e impunture sartoriali. Siamo a bordo di una Maserati, certo, non bisogna meravigliarsi, ma quando si è seduti a pochi centimetri da terra molte aspettative, in genere, vengono ribaltate. Qui no: tutto è studiato nei minimi dettagli, dall’ergonomia dei comandi, alla pianificazione di ogni spazio, tutto è legato da un design minimale e lussuoso.
Piede destro sul freno, dito sul pulsante Start e il V6 Nettuno da 630 cavalli prende vita con un suono potente, foriero di grandi avventure, mai volgare, né sguaiato. Davanti a noi abbiamo 150 chilometri di strade d’ogni tipo. La destinazione è l’Autodromo di Modena dove, tra gli altri, ci attende un certo Andrea Bertolini, ex pilota Maserati, tre volte campione nel FIA GT e campione del mondo FIA GT1 proprio al volante della sopracitata MC12.
Secondo sorpresa: la MC20, in modalità GT e Sport — più combattiva e graffiante — è facile da guidare, sia nel traffico del mattino — quasi come un’utilitaria qualunque — che fuori città, lungo le affollate strade provinciali che, tra una curva e l’altra, s’inoltrano nell’Appennino modenese. Il cambio a doppia frizione 8 rapporti, montato sul differenziale autobloccante a slittamento limitato — in opzione a controllo elettronico — snocciola tutte le marce con armonia disarmante, ma è quando la strada inizia a colorarsi di bello che la MC20 tira fuori il meglio di sé. La vettura, che fino a quel momento s’era dimostrata docile e fluida, esterna l’anima più corsaiola e diventa un vero e proprio spettacolo. I rettilinei vengono bruciati in un batter d’occhio, le curve di qualsiasi raggio si percorrono — grazie al peso a secco di 1.460 kg e al propulsore in posizione centrale — a velocità stratosferiche. Brividi ed emozioni, nonostante la dinamica di guida prediliga sempre comportamenti prevedibili e sicuri. Il DNA gran turismo del Tridente si percepisce sempre in sottofondo ed è un piacere distinguerlo anche al volante di una belva da oltre 325 km/h, capace di scattare da 0 a 100 km/h in meno di tre secondi.
Giunti alla autodromo, arriva il momento d’indossare il casco. Tra l’asfalto perfetto e i cordoli bicolore, la MC20 in modalità Corsa tira fuori tutti gli assi dalle sue maniche. Una giocata vincente, anche se alla guida c’è il sottoscritto, appassionato di guida sì, ma non certo un pilota. La facilità con cui si riesce a fiondare la vettura tra una corda è l'altra è formidabile, le accelerazioni fino a quota 8.000 giri/min sono fulminee, tolgono il fiato, e l’aderenza in ogni condizione è sbalorditiva. Dopo un giro per riprender fiato e far raffreddare l’impianto frenante Brembo carboceramico — con dischi da 380 mm all'anteriore e 355 mm al posteriore — rientro ai box, preparandomi a fare il passeggero. Sul sedile che ho scaldato fino a poc’anzi si siede Bertolini, che la MC20 l’ha sviluppata, testata, e ritestata. È la “sua” macchina, il loro rapporto simbiotico è unico e a dir poco invidiabile. Modalità Corsa anche per lui, ma controllo della trazione disinserito. Il pilota si lancia nella prima curva a destra come un missile, staccando all’ultimo. E prosegue posato, ma come una furia. Sembra che i cavalli siano diventati mille. Terza sorpresa — forse la più scontata: la supercar di Viale Ciro Menotti scatena una potenza inesauribile e le difficoltà del tortuoso tracciato emiliano vengono letteralmente ingoiate una dopo l’altra senza batter ciglio. Se il pilota cerca il sovrasterzo, questo arriva puntuale e preciso, ma se vuole inanellare un giro da cronometro la MC20 non si scompone di un solo centimetro. Sposa traiettorie perfette, urla rabbiosa e instancabile. Qualche minuto dopo è ora di tornare coi piedi per terra. Esperienza pazzesca, peraltro utile a ridimensionare le mie velleità di guida e ricordarmi che differenza passi tra chi pensa di saper portare una vettura veloce e chi ha vinto un campionato in classe GT1. Esterrefatto, anche dalla sua umiltà, mi congedo quasi ammutolito. Accarezzo la MC20 ancora una volta e lascio il circuito col sorriso stampato in viso. Ci rivedremo presto, magari per un weekend al mare? Perché no.
In cantiere c’è già una MC20 full electric, trazione integrale e una valanga di cavalli a emissioni. zero. Volenti o nolenti, bisogna far sempre i conti col domani. E il domani di Maserati, finalmente, a prescindere dall’elettrificazione imperante, sembra davvero aver preso la direzione giusta.