8 tra libri e film da conoscere prima della visione di "The Brutalist"
Quando calcestruzzo, vetro e acciaio si assemblano in volumi monumentali pesanti eppure così potenti e affascinanti, significa che il brutalismo è tornato al centro del dibattito etico-estetico. E con questi libri e film si arriva al cinema preparati.
Ci sono film a cui dobbiamo impegno, coinvolgimento e preparazione ancora prima della loro visione e The Brutalist, opera di Brady Corbet con Adrien Brody nel ruolo di protagonista, è tra questi. Arriva in Italia nelle sale a gennaio 2025 con un piccolo anticipo sulla data ufficiale di rilascio, il 6 febbraio, per deliziare il pubblico il 23 gennaio con la visione in 70mm: al cinema Quattro Fontane a Roma, al Lumière a Bologna e all'Arcadia a Melzo in provincia di Milano.
Si tratta di un film il cui titolo di per sé apre il dibattito e riporta in auge una delle correnti architettoniche ed estetiche più divisive del secondo dopoguerra, un movimento endemico che ha lasciato tracce in quasi ogni parte del mondo. Arrivare in sala avendo ripassato i fondamentali del brutalismo, le opere e i progetti degli autori che hanno contribuito a definire la critica più efficace e duratura al più formale modernismo, permette di godere della storia e delle immagini del film lungo 3 ore e 35 minuti - monumentale anche in questo, edificate sui ruvidi volumi di cemento, béton brut, così come li ha battezzati uno dei protagonisti svizzero-francese del movimento brutalista Le Corbusier. Al netto delle recenti polemiche sull'utilizzo dell'A.I. in fase di ricostruzione scenica delle opere monumentali e massicce brutaliste, il film vicintore di 3 Golden Globes 2025, miglior film (drammatico), miglior regista e miglior attore (Adrien Brody), mette in luce il rapporto strettissimo tra uomo e spazio, tra le idee e la trasposizione pratica di quelle idee. Un film sull'architettura, sulla fatica e l'impegno dell'uomo al suo imponente cospetto.
Lazlo Tóth in The Brutalist, interpretato da Adrien brody, è un architetto che ha studiato alla scuola Bauhaus di Weimar in Germania e realizzato di ritorno nel suo paese natale, l'Ungheria, edifici pubblici e privati di grande valore dove si concentrano in una mescola caparbia e resiliente le avanguardie mitteleuropee e il design razionalista e funzionalista. Ma Tóth è anche un uomo ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento emigrato negli Stati Uniti dopo la guerra, costretto però a scalare la sua posizione da autore di grandi opere al ruolo di semplice operaio di cantiere. Nella storia non mancherà certo l'occasione di riscatto e riappropriazione del suo valore seppur zavorrati da situazioni e ostacoli narrativi, psicologici e fisici.
L'ispirazione della figura di Tóth deriva da una sapiente scrittura a mosaico ad incastro di elementi di noti autori brutalisti. Nello sguardo stanco e provato di Brody convivono i riflessi dell'arco narrativo dell'architetto e designer ungherese Bauhaus Marcel Breuer, l'approccio monumentale nel lavoro di Louis Kahn, architetto ebreo-estone naturalizzato americano e la sensibilità di Paul Rudolph, americano, precursore del modernismo tropicale e maestro del brutalismo, su cui tra l'altro è in corso al Metropolitan Museum of Art di New York la mostra curata da Abraham Thomas, "Materialized Space: The Architecture of Paul Rudolph" visitabile fino al 16 marzo 2025.
8 libri e film sul brutalismo da leggere e guardare prima di The Brutalist
A detta del regista Brady Corbet l’idea del film The Brutalist è nata dallo studio del volume curato da Jean Louis Cohen Architecture in Uniform, catalogo della mostra ideata dal Canadian Centre for Architecture, Montréal (2011), adattata dalla Cité de l'architecture et du patrimoine a Parigi e dal MAXXI di Roma, sul rapporto tra edifici e traumi della Seconda guerra mondiale. Sostanzialmente il nocciolo emotivo su cui ruota il dramma interiore del protagonista del film.
Architetto e designer di spicco del XX secolo, Marcel Breuer è punto di riferimento imprescindibile: professore alla scuola Bauhaus con un laboratorio dedicato ai mobili, già nel 1926 sperimenta l'impiego di tubolare metallico nella struttura di sedie e tavoli dove lo sguardo di oggettività razionale sui materiali determina l'intero processo di progettazione trasparente e onesto sino alla fine, ovvero all'utilizzo. Così calcestruzzo, vetro, mattone, acciaio sono assemblati senza mediazioni formali e gli impianti lasciati a vista. La filosofia della scuola Bauhaus, attiva in Germania tra il 1919 e il 1933, contiene esattamente questo: l'unione tra arte, le arti applicate e l’artigianato senza distinzioni di classe. Quello che Lazlo Tóth dimosterà di essere in grado di fare.
Breuer's Bohemia di James Crump (2021) è il documentario che offre uno sguardo incisivo al turbolento ambiente culturale in cui Marcel Breuer ha realizzato alcuni dei suoi progetti residenziali più innovativi. Case private dei clienti politicamente trai i più progressisti degli anni '50 e '70. Osare, rischiare, creare.
Louis Kahn, che nel 1974 morì in bancarotta e solo nella stazione metro Pennsylvania Station di New York City, è considerato l'architetto più importante della seconda metà del XX secolo. Ha lasciato dietro di sé una brillante eredità di edifici intensamente potenti e spirituali, composizioni geometriche di mattoni, cemento e luce che, nelle parole del LA Times, "ti cambiano la vita". Uno tra i tanti, il Salk Institute in California. Il film è anche la storia di un figlio illegittimo - Nathaniel, il regista - che cerca il padre che lo ha abbandonato, e tenta di afferrarne il segreto artistico.
Se il primo nucleo dei principi brutalisti nasce in Inghilterra con alcuni architetti che cercano di muovere una critica al movimento Moderno distante dalla più ovvia derivazione scandinava, è proprio il critico d'arte e teorico dell'architettura britannico Reyner Banham a indicare nel saggio The New Brutalism (1966) il nome di Le Corbusier come uno dei pilastri del movimento béton brut, ovvero cemento a vista. Dall’Unité d’Habitation a Marsiglia (1948) e nelle opere postbelliche come il convento de La Tourette a Éveux del 1953-60, il progetto di urbanizzazione Roq et Rob a Roquebrune del 1949, il progettista svizzero-francese arriva addirittura in India con una vera e propria utopia abitativa modernista edificata sul cemento, la città di Chandigarh, capitale del Punjab e dell’Haryana. Qui il documentario di Karin Bucher e Thomas Karrer del 2023 segue quattro abitanti immersi nei regni culturali e artistici della città, che contemplano l'eredità di Le Corbusier e le disparità culturali tra Oriente e Occidente.
Segnaliamo anche Bunkers, Brutalism and Bloodymindedness: Concrete Poetry di Jonathan Meades per BBC, il documentario in due parti in cui l’autore approfondisce le motivazioni alla base dell'architettura brutalista, l'urgenza abitativa post bellica, la storia della sua caduta in disgrazia e la sua continua attualità, non solo in UK.
Ancora due libri su cui meditare. The brutalists Brutalism's Best Architects Owen Hopkins, uscito nel 2023 per Phaidon, è un libro con ben 350 opere brutaliste tra le più conosciute e inedite che hanno lasciato un segno indelebile sui centri urbani dal 1936 al nostro contemporaneo. dall'Australia al Bangladesh, dal Canada all'Inghilterra, dall'Ucraina al Giappone sino al Sudafrica.
Si chiude il gran ripasso della corrente brutalista con il libro fotografico Frédéric Chaubin. CCCP. Cosmic Communist Constructions Photographed il progetto uscito nel 2017 per Taschen diventato un vero e proprio caso editoriale. Un viaggio fotografico nell'architettura brutale sovietica estrema degli ultimi anni dell'URSS che ha affascinato profondamente tutto il fashion system nel pieno dell'onda ugly e della soviet estetica del post guerra fredda.
Il cemento è duro a morire.