La moda italiana è davvero così inclusiva?
Mentre il "Fashion Month" offre l'opportunità di dimostrare impegno verso valori come la diversità e l’inclusione, in Italia appaiono (spesso) slogan privi di significato. Nello specifico, l'influencer italiana Ale Hilton ha sollevato la mancanza di taglie "plus size" nelle passerelle e l'assenza di rappresentanza queer. Questo ritardo nell'abbracciare la diversità è un campanello d'allarme. L'industria italiana dovrebbe riflettere il mondo reale e dare spazio ai talenti LGBTQIA+ come accade nel resto del mondo.
La moda è stata storicamente un terreno fertile per l'espressione dell'individualità e per la celebrazione della diversità. Le passerelle hanno spesso ospitato l'immaginario visionario di designer che hanno sfidato i canoni tradizionali di bellezza e genere, rendendo omaggio all'incredibile immaginario dei "diversi". Tuttavia, nonostante le rivoluzioni passate, sembra che la moda italiana stia facendo molti passi indietro.
Le parole "diversity" ed "inclusion" sono purtroppo diventate degli sterili slogan, pronunciati con enfasi nelle dichiarazioni pubbliche e nei comunicati stampa. Ma quando si osserva la realtà, si scopre quanto tutto ciò sia spesso solo una facciata.
Alessia (aka Ale Hilton), un'influencer italiana, ha sollevato questa polemica attraverso un video pubblicato sul suo account Instagram. «La moda italiana non è inclusiva, e ho cercato di raccogliere alcuni pensieri che ora desidero condividere. Per quanto riguarda le taglie 'classiche', ho osservato tutte le sfilate di questa settimana della moda milanese e devo dire che le modelle 'plus size' si contano sulle dita di una mano. Personalmente, ho avuto poche esperienze nel mondo della moda e ho partecipato solo a pochi eventi di moda. Quando ho avuto l'opportunità di provare un abito, l'esperienza è stata sempre molto difficile perché la maggior parte delle volte non era disponibile la mia taglia. Questa esperienza non è piacevole e non ti fa sentire inclusa».
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Le parole di Alessia mettono in luce la mancanza di rappresentanza delle taglie "plus size" nelle passerelle italiane e il disagio che molte persone provano quando cercano abiti adatti alle loro taglie. Questo disagio, oltre a essere un problema pratico, ha anche un impatto significativo sulla percezione di inclusività nell'industria della moda.
Inoltre, Ale Hilton ha evidenziato un altro aspetto critico di quest'ultima Settimana della Moda milanese, ovvero la totale mancanza di rappresentanza delle personalità queer italiane. «Durante questa settimana, ho notato una forte mancanza di presenza di personalità queer italiane, e che mi rattrista profondamente perché la maggior parte delle persone che lavora nel dietro le quinte fa parte della mia stessa comunità», afferma.
L'influencer ha infine sottolineato l'importanza della moda come forma di espressione e comunicazione per la comunità queer. «Per chi come me affronta la disforia di genere, la moda è una sorta di scudo e di barriera nei confronti del mondo esterno. La sensazione di non essere inclusi in eventi come questi non è bella, soprattutto quando si preferisce promuovere il cliché. È un peccato vedere la moda non apprezzare chi cerca di sensibilizzare sull'inclusione. Piuttosto, agli eventi vedrete persone cis taglia campionario, e la maggior parte di loro senza alcun interesse per questo settore. Non cerco riconoscimenti da parte degli altri, faccio questo per me stessa, per la mia comunità, con orgoglio e passione», conclude.
Questo ritardo nell'abbracciare valori come la diversità e l’inclusione è un campanello d'allarme per l'industria della moda italiana. Mentre il mondo evolve e diventa sempre più consapevole dell'importanza di rappresentare tutte le sfaccettature della società, l'Italia sembra rimanere indietro. È essenziale che il settore rifletta davvero la diversità del mondo reale e abbracci l'inclusione in modo autentico, piuttosto che limitarsi a vuote parole di circostanza. Inoltre, è importante notare che, nonostante l'Italia abbia una ricca comunità di attivisti e personaggi LGBTQIA+ ben noti, la loro presenza nelle passerelle e negli eventi di moda è stata notevolmente limitata. Mentre i nomi di designer e celebrità queer continuano a emergere nel panorama italiano, sembra che l'industria della moda non sia disposta a dare loro il palcoscenico che meritano.
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