Le co-labs di Birkenstock diventano un movimento di stile
A Langen-Bergheim, piccola città vicina a Francoforte, nel 1774 (segnatevi questo numero) Johann Adam Birkenstock esercitava la professione di calzolaio. Un suo discendente, Konrad Birkenstock, alla fine del XIX secolo ebbe un’intuizione che si sarebbe ben presto rivelata geniale, realizzare cioè un plantare sagomato che supportasse il piede (all’epoca le suole erano piatte). Quei plantari sagomati (“fussbett” in tedesco) sono tutt’ora il marchio di fabbrica di Birkenstock, noto brand di calzature protagonista negli ultimi anni di una trasformazione a dir poco radicale.
Tutto sembra essere iniziato nei primi Anni ‘90 con uno scatto che ritraeva Kate Moss con una sigaretta in mano, un lungo maglione e un paio di sandali Birkenstock. Appena due anni più tardi Marc Jacobs li mise ai piedi delle modelle che sfilavano per la collezione P/E 1993 di Perry Ellis, provocazione che valse allo stilista il licenziamento. Poi toccò a Phoebe Philo, all’epoca direttrice creativa di Céline, che portò in passerella una rivisitazione del modello Arizona con applicazioni in pelliccia. Fino alle più recenti uscite di Manolo Blahnik che si è dichiarato grande fan delle Birkenstock. Alla base di quello che sembra essere un vero e proprio movimento di stile dotato di vita propria c’è sicuramente la volontà di distinguersi, di fare la differenza indossando, perché no, calzature ritenute per lungo tempo “uncool” in contesti al contrario decisamente cool. Style movement che vede Birkenstock collaborare con Rick Owens (nel 2018 e 2019) e porta il brand a inaugurare a Parigi un dipartimento dedicato esclusivamente alle co-labs e alle collezioni speciali: il progetto Birkenstock 1774 (vi ricordate il numero che vi avevo chiesto di memorizzare?).
Dopo Rick Owens è la volta di Maison Valentino sotto la direzione creativa di Pierpaolo Piccoli, che ha dichiarato «Ho scelto di intraprendere questa collaborazione con Birkenstock per il medesimo motivo per cui le persone scelgono Birkenstock ogni giorno. Non importa cosa indossi, chi sei, non importano il genere o il background sociale, l’età, lo stile, non importa se si è attenti alla moda o meno, Birkenstock ha il proprio linguaggio universale. Mi è piaciuta l’idea di accostare il DNA della nostra Maison, rappresentato dal mondo individualistico e intimo della moda di classe, con qualcosa di così libero e adattabile. Per me questa è la definizione di inclusività».
Le collaborazioni proseguono con successo e la mente creativa che guida la nuova interpretazione del sandalo Arizona ora è quella di Stefano Pilati, fondatore e chief creative officer di Random Identities, che interviene sul design originale con stampe animalier verde oliva e tessuti broccati sulla tomaia in pelle, senza interferire con la funzionalità ortopedica di Birkenstock. La capsule è in vendita sul sito 1774.com
L’azienda tedesca ormai è a tutti gli effetti produttrice di calzature di culto e annuncia una nuova collaborazione unisex: #birkenstockxproenzaschouler. I direttori creativi del brand di moda newyorkese Proenza Schouler, Jack McCollough e Lazaro Hernandez, aggiungono così il loro punto di vista unico a due iconici modelli Birkenstock, Arizona e Milano. Ispirati all’abbigliamento utility e alle calzature atletiche, presentano chiusure a strappo al posto delle fibbie, rifinite da impunture a contrasto dal sapore industriale mentre la palette cromatica include i toni del nero, bianco, ocra e argento, proposto anche su pelle verniciata a specchio. La collezione è disponibile in esclusiva su NET-A-PORTER per due settimane a partire dal 6 marzo, e poi in vendita worlwide sui siti 1774 e proenzaschouler.com e nei retailer selezionati a partire dal 20 marzo 2020.