The Now Icon: Alice Braga
«Sono praticamente cresciuta sul set. La mia passione per la recitazione è nata lì». Alice Braga, figlia dellʼattrice Ana Maria Braga, nipote dellʼinterprete televisivo Júlio Braga, nonché della diva di telenovelas brasiliane Sonia Braga, ha conosciuto il successo interpretando Angélica in “City of God” di Fernando Meirelles, nominato per l’Oscar, un film viscerale che descrive le strade pulsanti e intrise di sangue di una delle favelas più difficili di Rio de Janeiro. «È da allora che le cose hanno iniziato a funzionare». Poi ha recitato in diverse importanti produzioni hollywoodiane come “I Am Legend”, “Predators”, “Elysium” e recentemente è entrata nel mondo dei supereroi. Dopo tre anni di attesa, “The New Mutants” è finalmente uscito al cinema, e il film della DC Comics “The Suicide Squad 2” è previsto per la prossima estate. Vi è poi la miniserie televisiva “We Are Who We Are”, co-creata e diretta da Luca Guadagnino — trasmessa dallo scorso settembre su Sky —, una storia di formazione incentrata su due ragazzini americani che vivono in una base militare statunitense in Italia, a Chioggia. Alice interpreta Maggie Teixeira, un medico militare, che vive con la moglie Sarah, interpretata da Chloë Sevigny, e il figlio di 14 anni Fraser, impersonato da Jack Dylan Grazer. Come succede in altri film di Guadagnino, nella serie vengono approfondite le vite e la psiche di adolescenti e adulti attorno a cui ruota la storia.
«Luca non ti fa seguire rigorosamente la sceneggiatura, ti dà spazio per “sentire” la scena», racconta Alice. «È questo secondo me il motivo per cui i suoi film sono intensi. Lascia gli attori liberi».
“The New Mutants” è finalmente arrivato nelle sale...
È davvero emozionante. Il film è incentrato su giovani mutanti intrappolati in una struttura. In un certo senso penso che molti giovani possano identificarsi con l’idea di essere intrappolati ed essere ansiosi di esplorare e capire chi sono. Sono sempre stata un grande fan dell’universo degli X-Men. La loro fan base è molto speciale, sono fedeli e impegnati nella passione per i fumetti.
Il tuo personaggio, il dottor Reyes, è un mentore dei giovani mutanti. In questo film hai lavorato con molti grandi giovani attori, come Maisie Williams e Anya Taylor-Joy.
Penso di aver imparato così tanto da loro che non posso nemmeno dire che fosse un tutoraggio (ride). Mi sono sentita così fortunata a lavorare con ognuno di loro perché sono preparati e curiosi. Sono rimasta davvero colpita dal loro talento. Anya Taylor-Joy è una forza della natura e anche Maisie Williams. Sono davvero forti. Essendo di una generazione diversa, poter esplorare questi personaggi e l’universo degli X-Men con loro è stato emozionante.
Com’è stato lavorare con Luca Guadagnino in “We Are Who We Are”?
Meraviglioso! Sono amica di Luca da anni. Ho visto il suo primo film, “Io sono l’amore”, nel 2009 e da allora lo seguo. Amo come lavora sui suoi personaggi, come li porta fuori dalla confort zone e crea nuovi percorsi e visioni. In questo caso il discorso è incentrato sui giovani: ed è importante imparare da loro, dalla loro libertà, dal loro modo di vedere la vita.
Puoi parlarci del tuo personaggio, Maggie? Cosa ti ha attratto di lei?
La prima volta che ho parlato con Luca, mi ha detto che Maggie è piena di passione, anche se traspare solo dalle crepe della sua vita. È una moglie e, pur non essendo la mamma biologica, ama il ragazzo come se lo fosse. È un personaggio bellissimo da interpretare perché pur essendo pieno di vita non è in grado di sentirla.
Maggie è complessa: è la roccia della famiglia ma ha anche un lato che tiene nascosto. È qualcosa in cui ti riconosci, essendo sempre sotto i riflettori?
In un certo senso. Tutti noi — ecco perché amo il titolo “We Are Who We Are” — abbiamo emozioni che nascondiamo a noi stessi e che vengono fuori solo in certi momenti della vita.
Come ti avrebbe influenzato vedere un film così quando eri giovane?
Sarebbe stato bellissimo. Una delle cose che mi ha entusiasmato, quando ho letto la sceneggiatura, è il modo in cui questi ragazzi vengono raccontati. A volte gli adulti lo fanno in modo superficiale: «Oh, sono adolescenti», sono complicati, sono difficili. Avere qualcuno che si tuffi nelle loro emozioni e nelle loro domande sul mondo è entusiasmante.
Ci sono disordini nel mondo, sfiducia nei confronti dei militari, della polizia e dell’autorità: come ha influenzato il modo in cui hai raccontato la storia?
È stato interessante interpretare un personaggio dell’esercito. Volevo essere in grado di mostrare che è una società a se stante ma c'è anche umanità; ci sono persone reali, con sentimenti, passioni. È stata una sfida, soprattutto oggi con presidenti come Trump e Bolsonaro che usano l’esercito in un modo poco istituzionale.
In contemporanea hai anche girato “The Suicide Squad”, due ruoli completamente diversi...
Sì, ed energie diverse, non solo sul set ma anche per gli argomenti. Ma ho lavorato con due registi come Luca Guadagnino e James Gunn che ammiro profondamente.
Tra “The New Mutants” e “The Suicide Squad” sei entrata nei mondi Marvel e DC Comics: sei attratta da fumetti e supereroi?
Sono cresciuta leggendo fumetti. Mio padre e mia madre hanno sempre amato i film d’autore come quelli di Jean-Luc Godard, il cinema europeo e brasiliano, ma la mamma era molto legata anche ai film d’azione, ai supereroi e ai fumetti. E anche io ero un poʼ nerd...
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