New Frontiers: l'intervista a Salvo Rizza di Des Phemmes
Moda, design e contrasti. L'intervista a Salvo Rizza - fondatore e direttore creativo di Des Phemmes - in cui racconta i suoi ideali estetici, la collezione “Architetture di parole” ispirata a Carlo Mollino e il desiderio di ampliare il suo marchio.
Quando pensi al progetto creativo di Des Phemmes di Salvo Rizza ti viene in mente la sua femminilità intellettuale esibita, la qualità e la ricerca artigianale, e a quel clash tra minimalismo ed elementi decorativi. Nato e cresciuto a Colonia, a 14 anni si trasferisce con la famiglia a Modica per studiare al liceo scientifico. Dopo gli studi intraprende l’Istituto Marangoni, si laurea con il massimo dei voti e dopo aver partecipato al concorso di CNMI Next Generation inizia la sua prima esperienza lavorativa nell'ufficio stile di Giambattista Valli a Parigi.
L’OFFICIEL ITALIA: Qual è il primo ricordo che hai del fashion system?
SALVO RIZZA: Ero rimasto sbalordito nel vedere la sfilata haute couture di Dior autunno inverno 2004 di John Galliano, era un'interpretazione di “Sisi in New York”. Ero colpito dall’approccio sulla silhouette a sirena, mi piacevano quelle gonne strettissime che si aprivano maestosamente sul fondo. Non ho mai avuto grosse doti figurative, ma da piccolo ricordo che mi piaceva disegnare i vestiti dei cartoni animati.
LOI: Che preparazione ti ha dato lavorare con Giambattista Valli?
SR: Sono entrato in stage, poi sono diventato junior design fino a diventare responsabile di tutte le linee del marchio per 4 anni. Mi ha insegnato a pretendere il massimo e a seguire sempre i suoi ritmi, se non li seguivi eri fuori. Devo dire che quando lavoravo con lui sulla haute couture sentivo di riflesso la sua formazione da Ungaro e Roberto Capucci. Mi ha tramandato la sua ossessione per i doppi specchi quando si lavorava sulla vestibilità e sui look a tutto tondo: avere uno specchio davanti alla modella e uno dietro, ti da la possibilità di creare un distacco con l’oggetto e vederlo in tutta la sua profondità. Dopo Valli ho fatto per un breve periodo celebrities da Armani Privé, si stava benissimo, ma essendo abituato a realtà meno strutturate, mi mancava tenere il controllo su tutto. Ho fodato Des Phemmes perchè quando lavori per qualcuno, diventi un po’ il narratore della storia di qualcun altro, e sentivo di voler raccontare la mia storia.
LOI: E come mai hai scelto Des Phemmes come nome per il tuo marchio?
SR: Non volevo usare il mio nome perchè ha poco appeal. Sono partito cercando di capire che cosa volevo raccontare con il mio marchio, mi sono reso conto che la narrazione rifletteva sempre sulle donne che gravitavano intorno a me. Perciò ero arrivato a Des Femmes - che in francese significa “Sulle Donne” - che poi ho reso graficamente con il Ph iniziale per renderlo più appetibile al cliente anglosassone.
LOI: In che modo lavori?
SR: Un po’ a ritroso, ho le idee chiare sul mio output e poi vado ad argomentare il tutto. Sono bulimico di immagini, ma guardo sempre Kate Moss, le fotografie di Corinne Day degli anni Novanta e le sue uscite su The Face. Ho sempre gli occhi aperti sulla realtà, sulle mie amiche che indossano i capi in un certo modo, oppure quando vedi persone che creano styling in maniera bizzarra che quasi creano una sorta di disturbo negli occhi degli osservatori. Detesto la simmetria, è irreale, invece l’asimmetrico è sbagliato ma incuriosisce sempre. Mi piace dire che mi pongo delle domande e provo a trovare delle mie risposte.
LOI: E quale parte del tuo processo creativo ti piace di più?
SR: I fitting perchè una volta definite le silhouette e le vestibilità posso procedere con gli elementi decorativi, il posizionamento dei ricami e le applicazioni. Una volta che il look viene montato, lavoro per giustapposizioni. È come l’architettura: una volta che viene definita una struttura con le fondamenta puoi lavorare sugli spazi interni. È sempre la forma che comanda.
LOI: Chi sono stati i tuoi mentori?
SR: Mi sembra evidente che sono un grande fan di Miuccia Prada, amo le sue prime collezioni. Trovo geniale anche il modo in cui Helmut Lang abbia conciliato la sua visione sul menswear e womenswear con una essenzialità ritrovata in un momento storico in cui il massimalismo aveva preso il sopravvento. E poi Cristobal Balenciaga per la sua capacità di taglio, il suo lavoro sui volumi e i pesi dei tessuti.
LOI: Com’è nata la tua nuova collezione autunno inverno 2024-25?
SR: L’ispirazione è iniziata dalla dualità dell’approccio di Carlo Mollino che è uno dei miei architetti preferiti. Le sue opere “pubbliche“ hanno un design aerodinamico e futurista, che si contrappone del tutto al suo stile nel privato. L’esempio più rappresentativo è Casa Mollino, una sua abitazione personale in cui non ha mai vissuto. Questo esemplare è come se fosse un esercizio di stile, gli arredi e i colori che sono diventati il mio punto di partenza per la mia palette colori e gli abbinamenti. I tappeti di pelle di mucca diventano gonne e mini dress dal motivo zebra in maxi paillettes ricamate a mano nei toni del bianco e del nero, da indossare con polo di lana cashmere riprese dal guardaroba maschile e impreziosite da colli interamente ricamati. Anche il pacchetto ricami si ispira alle opere dell’artista torinese, dall’abito da sera in frange ricamate che ricorda il soffitto del Teatro Regio di Torino, alle paillettes ricamate su gonne che riprendono forme e linee futuriste a rose 3D. Anche il titolo della collezione è “Architetture di parole” che è il nome della prima opera autobiografica che Mollino ha scritto sul suo operato.
«Ho avuto un lungo percorso di salita, ora mi sento in pianura con una stabilità» Salvo Rizza
LOI: Come vorresti far crescere il tuo marchio?
SR: Sto pensando di lavorare sugli accessori, cominciando dal scarpe per poi arrivare alle borse ma sono sempre molto cauto. L’altro desiderio è quello di presentare la mia collezione con una sfilata ma ci vado con i piedi di piombo perchè lo vorrei fare al meglio delle mie capacità.
LOI: Se dovessi pensare ad un trademark di Des Phemmes?
SR: La tensione della contrapposizione, trovo interessante il contrasto che si crea unendo gli elementi femminili a quelli maschili, il minimalismo al massimalismo decorativo e l’utilizzo dei colori neutri a quelli super saturi.
LOI: Parliamo dell’acquisizione da parte di Oasi srl con l’accordo con Olmar and Mirta spa.
SR: Ho conosciuto il fondatore Giambattista Tirelli a luglio 2023, ed è chiaramente una grande realtà che possiede anche Uma Wang e socia di Ownscorp Italia spa a cui fa capo Rick Owens. Certamente è un accordo che mi da ha dato la forza produttiva e distributiva per poter allargare e spaziare tra le divisioni, infatti con questa ultima collezione ho presentato tante felpe, maglieria e denim. Senz'altro la collezione è più grossa e strutturata.
LOI: Qual è il tuo mercato principale? E quali sono i tuoi obiettivi?
SR: Il mio mercato principale al momento è l’America con un 60% di fatturato. Sto cercando di fare brand awareness su territori che non conoscono bene il brand, vorrei allargare il mercato europeo e rafforzare quello americano. A maggio sveleremo due capsule con due partner importanti. Mentre come obiettivo vorrei aggiungere gli accessori e presentare il menswear, perchè quando progetto le collezioni molti capi nascono dai miei vestiti.
LOI: Chi hai indossato i tuoi capi? E chi vorresti che indossasse le tue creazioni?
SR: Eva Longoria, Bianca Balti ma devo ammettere che la risonanza di Anne Hathaway ospite da Jimmy Fallon è la celebrity che ha generato più rumore quando ha indossato i miei capi. Mi sarebbe piaciuto tantissimo - per interesse intellettuale - dare i miei capi alla scrittrice siciliana Goliarda Sapienza autrice de “L’arte della gioia”, ma anche Zendaya perchè ha un’eleganza e un portamento effortless.
LOI: Ti piacerebbe collaborare con altri marchi?
SR: Si, mi piacerebbe lasciarmi guidare per qualche collaborazione a 4 mani sugli accessori, perchè non è il mio mondo e mi sembra una bella idea per iniziare. Ti suonerà strano, ma io adoro lavorare in gruppo. Io sono dove sono grazie alla mia community e alla persone che hanno creduto in me.
LOI: Qual è la soddisfazione più grossa che hai ricevuto fino ad ora?
SR: Il sentire “bravo” dai miei genitori alle mie presentazioni.