Pat McGrath, quando il trucco diventa arte: l'intervista alla leggenda del makeup
Leggenda dei backstage dagli anni ’90, makeup artist d’elezione di Steven Meisel, coi tutorial per ottenere la pelle di porcellana dell’ultimo show di Maison Margiela ha totalizzato 50 milioni di visualizzazioni su TikTok.
Se per gli addetti ai lavori, da Isamaya Ffrench alle nuove creative del trucco Chanel, è “la” makeup artist per definizione, al punto che Allure, la rivista americana di riferimento del settore, le ha dedicato una copertina nel gennaio 2021, è diventata un idolo della generazione Z con l’ultimo show di Maison Margiela, quando i suoi tutorial e la live masterclass su TikTok su come ottenere l’incarnato da bambola di porcellana riflettente come vetro dello show ha totalizzato 50 milioni di visualizzazioni. Un processo particolarmente complesso, cui Pat McGrath stava pensando da cinque anni, testato in oltre due settimane di tentativi, che comprende l’utilizzo di quattro diversi maschere peel off, e otto applicazioni stratificate di un finish effetto cera spruzzato con l’airbrush e asciugato con il phon tra un’applicazione e l’altra.
Inglese di origini giamaicane, formatasi nella Londra del Punk e della New Wave, Pat McGrath è una leggenda dei backstage. Per la sua inesauribile creatività almeno quanto per le decine di valigie piene di libri con cui viaggiava fino all’avvento dell’immagine digitale. Dall’opera cinese alla storia del cabaret e ai film di Hitchcock, passando per gli scatti in bianco e nero di Cecil Beaton e Lartigue, per lei tutto può diventare una fonte di ispirazione. Le modelle che trasforma in dive del cinema muto, icone più o meno dimenticate degli anni anni ’60, eroine punk, flappers e cortigiane del Re Sole derivano da una straordinaria cultura dell’immagine che sottosta al suo lavoro. Per rendersene conto basta immergersi nel suo account Instagram. Ci sono fotografi, Chris Von Wangenheim, Guy Bourdin, Irving Penn, Man Ray, Avedon e Sarah Moon, star della musica, dalle Supremes a Debbie Harry, Cher, Donna Summer, Grace Jones e Taylor Swift, per cui ha creato il trucco ultra virale di “Bejeweled”. Ci sono icone dello schermo, la Monroe, Liz Taylor, Hedy Lamarr, Sean Young e Daryl Hannah in “Blade Runner”, Kirsten Dunst in “Maria Antonietta”, le sublimi mannequines degli anni '60 e '70, Twiggy, Jean Shrimpton, Marisa Berenson, Veruschka, Capucine; e ancora it girls, Edie Sedgwick, Margaux Hemingway, i look immaginifici di Thierry Mugler e Serge Lutens, i quadri di Tamara de Lempicka e frames di film come “La città proibita” di Zhang Yimou con Gong Li truccata d’oro.
La sua lunghissima complicità con Steven Meisel ci ha regalato servizi fotografici tra i più belli pubblicati dalle edizioni italiana e americana di Vogue, e i suoi lavori con Edward Enninful su i_D e British Vogue sono altrettanto memorabili. Ma la sua leggenda è scandita soprattutto dalle sfilate, nei periodi di maggior hype quasi cento all’anno, cinquantadue (tra le maggiori, Louis Vuitton, Prada, Loewe, Dolce & Gabbana, YSL, Schiaparelli, Valentino, Miu Miu, Versace) nel '23. I look creati per le passerelle entrati nell’immaginario collettivo dei fashion addicts non si contano, da quello egiziano glittering della Couture Spring 2004 di Dior al riferimento ricorrente al trucco anni ’20 con le labbra ad arco di Cupido e le sopracciglia ridisegnate creato per Galliano F/W 2007 e riproposto, sempre per John Galliano, nella S/S 2011, dalle geishe in colori acrilici della Couture Dior S/S 2007 alle maschere di cristalli Swarovski incollati sui volti della S/S 14 di Givenchy, un trick che McGrath ha riutilizzato (e ampliato a tutto il corpo) per Doja Cat in prima fila allo show couture di Schiaparelli dell’anno scorso, dalle piume Goth applicate sulle sopracciglia di volti lividi di pallore della F/W 14 di McQueen alle piume coloratissime che circondavano come petali di fiori gli occhi delle modelle alla Couture Spring 19 di Valentino, dalle maschere geometriche laccate di nero, tra il futuristico e il tribale, della Spring 2015 di McQueen ai collages di cristalli, pizzo, perle e beads applicati sui volti dello show Spring 2016 di Givenchy, fino agli occhi incrostati di gioielli e glitter dorati sul volto altrimenti nudo della sfilata S/S 20 di Valentino.
Una passione per il glitter, il metallico, utilizzato per la “metalmorphosis” del volto, il traslucido, l’iper pigmentato e l’ultra-matte che McGrath ha introdotto nella sua linea trucco, PAT McGRATH LABS, lanciata nel 2015. Se in precedenza aveva collaborato - non dichiaratamente ma notoriamente per gli addetti ai lavori - alla creazione dei fondotinta per l’epoca breakthrough di Armani e Dolce & Gabbana, è nella sua linea che è riuscita a ingegnerizzare la sua tecnica, vedi ad esempio Matte Trance Lipstick, inventato per velocizzare i tempi sul set di Meisel, perché «prima per una bocca perfettamente mat occorrevano dieci minuti e sette prodotti». Non solo un makeup over the top: Pat McGrath è altrettanto nota (e amata dalle celebs) per la capacità di sublimare un volto alla perfezione, con una pelle flawless e occhi e labbra sottolineati in modo edgy o classicamente glamorous, come nell’ultima sfilata di Versace, con lo sguardo allungato di inchiostro bagnato nero, al tempo stesso punk e glamorous, una pelle radiosamente sexy e labbra nude. «Non potreste trovare nessuno più ossessionato dal makeup di me, non smetterò mai di sperimentare, di allargare i confini del beauty, di mettere in discussione lo status quo», dichiara.
L’OFFICIEL Italia: Tra tutti gli show memorabili che hai fatto, quelli con Galliano sono tra i più pazzeschi. Come lavorate insieme? E quali show fatti con lui sono stati più interessanti dal tuo punto di vista?
Pat McGrath: Fin dal nostro briefing iniziale, John mi ha guidato attraverso uno straordinario mix di elementi cinematografici, storici e futuristici, creando le premesse per il look. L’ultima sfilata mi ha riportato ad alcuni importanti momenti vissuti insieme in backstage nel corso degli anni, come le collezioni di John per Christian Dior negli anni ’90, dove ho introdotto per la prima volta le labbra coperte di cristalli, un signature look che abbiamo poi rivisitato negli anni 2000 e che ha ispirato il mio Pat McGrath Labs Crystal Lip Kit. E la sua collezione Haute Couture S/S 04, dove ho creato un look tridimensionale con intricate sopracciglia di carta, applicazioni personalizzate con catenelle, ciglia di metallo e glitter di vari colori.
LOI: Come spieghi l’enorme risonanza che ha avuto la tua ultima collaborazione con lui per Margiela? Ti aspettavi che quel look vetrificato diventasse così virale?
PMG: Credo che tutti coloro che hanno lavorato alla sfilata avessero il sentore che si trattasse di qualcosa di veramente speciale. L’energia nel backstage e durante le prove era palpabile e quando ho visto la pelle iper-riflettente abbinata ai modelli di John Galliano ho avuto la sensazione che avrebbe catturato l’immaginazione degli amanti della moda e del beauty. Ma la risposta è stata strabiliante… È stato incredibile vedere le persone connettersi appassionatamente con un trucco così artistico, trasformativo e ultraterreno. Non potrei essere più felice.
LOI: Come lavori con gli altri designer?
PMG: Ogni designer ha un’identità unica e il mio approccio consiste nell’immergermi nel loro mondo, traducendo la loro visione in una narrazione beauty che completi ed elevi le loro creazioni. Cerco sempre di rimanere fedele alla loro visione, pur apportando la mia prospettiva e la mia creatività. Trascorro molto tempo a scavare negli archivi, a trarre ispirazione da tutto ciò che mi circonda e a sperimentare texture, colori e tecniche diverse finché non riesco a catturare l’essenza della collezione attraverso il makeup.
LOI: Il tuo Instagram è particolarmente intrigante per la pluralità di referenze e ispirazioni, mai letterali ma sempre rielaborate, contaminate, dalla grande fotografia di moda anni ’60 alla fascinazione per il cinema, la sci fi, l’AI. Quali sono le tue ultime ossessioni?
PMG: Il mio instagram è praticamente un mood board in diretta. Le mie ispirazioni sono un viaggio caleidoscopico nel tempo e nell’arte, e attraverso il mondo naturale e quello digitale. Attualmente sono affascinata dall’intersezione tra tecnologia e beauty, dall’influenza del mondo digitale sull’estetica e da come l’intelligenza artificiale reinterpreterà il mondo del beauty. Allo stesso tempo, sono anche ossessionata dalle magnifiche tonalità e consistenze materiche che si possono trovare in un giardino, da una rosa al lillà ai sempreverdi.
LOI: Nel tuo Instagram ci sono immagini di Serge Lutens. Ci sono altri truccatori che ammiri e che hanno rappresentato per te dei punti di riferimento?
PMG: Serge Lutens non è solo un’icona, ma incarna una rivoluzione nella bellezza e il suo spirito pionieristico è qualcosa con cui mi sento profondamente in sintonia. Un’altra truccatrice che ammiro è Bernadine Anderson. Prima truccatrice afroamericana di Hollywood, è stata un’apripista. Il suo lavoro con Jane Fonda in film senza tempo come “Sindrome cinese”, “Dalle 9 alle 5 orario continuato” e “What’s Love Got To Do with It” testimonia il suo profondo impatto. Sia Lutens che la Anderson mi hanno ispirato a perseguire senza sosta l’innovazione nell’arte del trucco e mi hanno ricordato che il nostro mestiere non è solo creare dei look, ma anche fare la storia e superare le barriere.
LOI: I tuoi look di sfilata o di certi shooting particolarmente impattanti con Steven Meisel hanno dato vita a trend duraturi che si sono tradotti concretamente in nuovi prodotti, tuoi e della concorrenza, dal revival del glitter negli ombretti all’esplosione del rossetto mat. Tra i tuoi prodotti quali giudichi più rivoluzionari/innovativi/performanti?
PMG: Tutti! Non lancio un prodotto se non sento che combina una vera innovazione con ingredienti di alta qualità e prestazioni eccezionali. La mia filosofia è sempre stata che se voglio un prodotto e non riesco a trovarlo, lo creo, e quando ho lanciato PAT McGRATH LABS il mio obiettivo era quello di creare prodotti che allargassero i confini del beauty. Prendiamo ad esempio Skin Fetish: Highlighter + Balm Duo. È stato uno dei miei primi prodotti e incarna perfettamente l’etica del marchio: innovazione, performance e lusso. La sua capacità di trasformare la pelle in una tela luminosa rimane ineguagliata. Il mio Skin Fetish: Sublime Perfection Foundation ne è un altro esempio, poiché si tratta di una formula unica nel suo genere. Questo fondotinta leggero e simile a un siero offre idratazione e una copertura personalizzabile, pur rimanendo impercettibile sulla pelle. È inoltre dotato della nostra Diamond Core Technology che raccoglie e diffonde la luce, creando un filtro soft-focus per l’incarnato. L’ho sviluppato nel corso di molti anni di lavoro nei backstage e sui servizi fotografici, testandolo su migliaia di volti diversi e perfezionandolo poi in laboratorio. Si tratta di una vera e propria combinazione di innovazione tecnologica e di arte ispirata.
LOI: Perchè hai scelto la rosa tra i simboli del tuo makeup?
PMG: La mia “Rosa Divina” simboleggia la bellezza, la rigenerazione e l’amore. È il cuore di PAT McGRATH LABS, non solo per la sua bellezza senza tempo ma anche per le sue proprietà lenitive per la pelle. È l’incarnazione naturale di ciò che desidero infondere in ogni mia creazione: un’idea di beauty che trasmetta una sensazione sublime come l’aspetto che crea. Un esempio perfetto è la mia Divine Skin: Rose 001™ The Essence, che include un potente complesso biotico alla rosa che aiuta a calmare e riequilibrare la pelle, e antiossidanti floreali che aiutano a proteggerla dai fattori negativi ambientali.