Beauty

Make up artists’ new wave. Dagli anni 90 al 2018

Tra cambi generazionali, giochi di poltrone, e la comparsa di qualche trailblazer, tracciamo la mappa della creatività nel makeup a partire dagli anni ’90. 

Tom Pecheux, Peter Phillips, Pat McGrath, Serge Lutens, Dick Page
Tom Pecheux, Peter Phillips, Pat McGrath, Serge Lutens, Dick Page
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Tyen (Getty Images)
Campagna Dior. Make up di TYEN. Collection Christian Dior Parfums
Serge Lutens @sergelutens
Makeup di Serge Lutens @sergelutens
Serge Lutens @sergelutens

Tra new entries e veterani in nuovi ruoli il panorama del make up è in una fase accelerata di evoluzione. Per rispondere alle attese di un mercato dominato dai social e dall’ossessione per i look delle celeb, dove è imperativo pensare in termini di inclusività globale che non si può limitare alla moltiplicazione delle tonalità di fondotinta, e dove i trend di TikTok ripresi da media in cerca di ispirazione si esauriscono in un lampo. Ma dove i backstage delle sfilate, un tempo inesauribile riserva di tendenze per la stagione, hanno perso il loro lasting power. Tra cambi generazionali, giochi di poltrone, e la comparsa di qualche trailblazer, tracciamo la mappa della creatività nel make up a partire dagli anni ’90.

Rispetto al decennio successivo, quando i look da sfilata, i colori delle collezioni, i diktat degli stilisti avrebbero dominato il mondo della cosmetica, all’inizio degli anni ’90 moda e makeup seguono logiche relativamente autonome, con tempistiche e tendenze largamente  indipendenti. Negli eleganti packagings blu e oro, da Dior il maquillage, iper femminile, giocato audacemente sui contrasti di colore, è dal 1980 il dominio di Tyen, makeup artist vietnamita che dal bakstage dell’Opera di Parigi era passato agli shooting di Avedon, Irving Penn e Bill King. Diventato lui stesso fotografo, oltre a scattare per Versace, Montana, Ferré, Lacroix, per 30 anni immagina cosmetici e campagne Dior.  Prima di lui, per 12 anni, a partire dal lancio sul mercato nel ’68, a crearne lo stile, le palettes colori, l’immagine del trucco era stato Serge Lutens, anche lui make up artist extraordinaire diventato fotografo, salutato da Diana Vreeland come la personificazione stessa  della rivoluzione del maquillage.

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Terry de Gunzburg @terrydegunzburg
Terry de Gunzburg e Loulou de La Falaise @terrydegunzburg

Terry de Gunzburg, per 15 anni  International Makeup Designer di YSL Beauté, e ancora celebrata per il colpo di genio di Touche Eclat, si era fatta una reputazione grazie agli shooting con Helmut Newton e Guy Bourdin.

Da Chanel, Dominique Moncourtois e Heidi Morawetz lavorano insieme sul make up per quasi 30 anni. Moncourtois era arrivato nel ’69, scelto dalla stessa Mademoiselle, e Morawetz era stata chiamata da lui affascinato dai suoi lavori per Helmut Newton, Sarah Moon, David Bailey, e soprattutto dalla sua complicità con Guy Bourdin, con cui aveva realizzato le campagne entrate nella storia dell’advertisement di Charles Jourdan. Immagini che avevano colpito un’esteta assoluto come Yves Saint Laurent al punto da coinvolgerla nella creazione della sua linea di makeup lanciata nel ’74. Da Chanel Moncourtois e Morawetz lavorano a dare consistenza materiale all’intuizione di Karl Lagerfeld che intende trasformare lo smalto, il rossetto, gli ombretti in  oggetti fashionable come gli abiti, una strategia esemplificata da quella che diventa l’ossessione collettiva per Rouge Noir (Vamp negli States), lo smalto creato per lo show F/W 2004 indossato da Uma Thurman in “Pulp Fiction”. 

Madonna in "Sex", foto Steven Meisel, makeup di François Nars

Con la comparsa di una nuova generazione di fotografi superstar, si afferma una new wave di makeup artists che si fanno riconoscere per il loro stile sulle pagine di Vogue e di i-D. Sono gli stessi che si spartiscono le sfilate di Milano, Parigi, Londra e New York, che si legano ai nuovi stilisti che rivoluzionano il mainstream e ai direttori creativi che danno slancio a Maisons i cui fondatori sono scomparsi. Sono François Nars, dietro alle sfilate super hot di quegli anni, Versace, Marc Jacobs, Anna Sui. È lui che trucca Madonna and friends per il libro “Sex”, scattato da Steven Meisel e curato da Fabien Baron, l’art director che più tardi creerà i packagings neri opachi, diventati degli instant classics, della linea trucco che il makeup artist diventato anche fotografo lancia nel  1994.

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Dick Page con Kate Moss @dickpageface
Pat Mcgrath ritratta da Ben Hassett (Courtesy Pat McGrath Labs)
Make up Path McGrath per Dior HC s/s 2007 @patmcgrathreal
Pat McGrath in backstage con Shalom Harlow Dior Hc S/S 2007

Fred Farrugia, che lavora con Mondino, Goude, Mario Testino, sarà direttore artistico di LancÔme per sette anni, fino al 2004, osando per primo il makeup total red, o utilizzando polveri iridescenti ispirate alle ali degli insetti.  Diane Kendal, che Calvin Klein all’apice della fama chiamerà a collaborare a una linea trucco minimalista coerente con la sua moda che però non conquista il mercato, Val Garland che completa con makeup immaginafici i mondi fantastici di Alexander McQueen, Dick Page, il favorito di Phoebe Philo, complice d’elezione di Corinne Day e Kate Moss, diventato nel 2007 artistic director del trucco Shiseido, Stephane Marais, dal ’91 Color Creator di Clé de Peau, Pat McGrath, che con John Galliano crea eroine incredibili per Dior… Le sfilate e ancor più i backstage, all’epoca accessibili a un numero ristrettissimo di persone, diventano un imprescindibile punto di riferimento anche per il beauty. Da qui la corsa dei brand ad assicurarsi, spesso in un gioco di poltrone, i truccatori più richiesti.

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Peter Philips, foto Olivier Rose
Tom Pecheux

Così Peter Philips, dal 2008 al 2013  direttore della creazione maquillage Chanel, diventa nel 2014 direttore creazione e immagine del Makeup Dior, Tom Pecheux, dal ’17  Global Beauty Director di YSL Beauté, lo era stato in precedenza di Shiseido e Lauder. Forte della nostalgia del pubblico per l’immagine sultry e sexy della sua moda da Gucci, Tom Ford lancia la sua linea beauty nel 2011, posizionandola nella fascia più alta del mercato con un rossetto molto più caro dei competitors. Dietro le quinte c’è Charlotte Tilbury, mentre anni dopo sarà dichiarata la presenza di Isamaya Ffrench come Creative Artist Consultant.

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