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Da Zegna è una questione di lino

Alessandro Sartori presenta alla Milano Fashion Week la sfilata primavera estate 2024. Una versione top quality del lino da trasformare in abiti maglieria e jersey ultra versatili e leggeri.

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Che cos’é l’estate per Zegna? Questa domanda se l’é fatta il direttore creativo Alessandro Sartori e la risposta l’ha data in piazza San Fedele, con una sfilata uomo primavera estate 2024 en plein air a rischio insolazione visto l’orario appena dopo pranzo. Ma dall’indubbio effetto scenografico tra i modelli che camminavano proprio sotto alla statua di Alessandro Manzoni e la gente affacciata alle finestre dei vari uffici per godersi lo spettacolo inaspettato. “D’inverno il cashmere definisce subito il livello del nostro prodotto e avevamo l’esigenza di trovare un corrispettivo per la stagione calda”, ha spiegato il creativo. Nasce così il lino Made in Zegna, ricavato dalla lavorazione della specie più pregiata, in arrivo dalla Normandia, come le 192 rotoballe che contornavano la venue, prima di ripartire per Trivero, dove nella sede storica del lanificio da domani diventeranno stoffe preziose, ultra leggere o più consistenti, a seconda dell’effetto cercato dal designer. 
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Zegna la sfilata primavera estate 2024 presentata alla Milano Fashion Week

“La qualità della materia prima unita alle nostre capacità produttive danno vita a un prodotto estremamente versatile, come del resto tutto il guardaroba Zegna, sempre più addentro al processo di ridefinizione del brand”. In effetti, l’idea di ripensare il menswear con linee fluide, volumi timeless e abbinamenti easy to wear che nascono per l’uomo e possono essere indossati anche dalle donne sono ormai una certezza nell’universo Zegna, deciso a giocare sul concetto di guardaroba efficiente. “Top, pantaloni, undepinning, scarpe e accessori devono potersi mescolare facilmente”, ha aggiunto Sartori. L’obiettivo é chiaro, consentire alla clientela di arricchire di volta in volta il proprio guardaroba con capi che per silhouette, pesi e coloriture sappiano dialogare tra di loro. “Sono profondamente affascinato dall’abbigliamento da lavoro che a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 ha dato vita a dei modelli eccezionali per funzionalità e stile”, ha raccontato il creativo, “solo che allora si usavano  cotone e confezioni basic, qui invece ogni componente e dettaglio é al massimo della qualità”. Come, per esempio, il completo dalla linea slim di pelle doppiata in lino, la canotta tagliata però dalla sartoria, o la giacca iper essenzale, del tutto decostruita, eppure significativa nella shape valorizzata dal movimento di chi la indossa. Che dire, un gran bel vedere.

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