La storia della moda a Milano, la capitale dello stile
La storia della moda a Milano comincia, in realtà, in quel di Torino. Siamo nel 1935 quando, nel capoluogo piemontese, viene fondato l'Ente nazionale della moda italiana col preciso intento di promuovere la moda italiana tanto a livello nazionale quanto internazionale. D'altronde, in questo periodo è noto all'estero praticamente solo Salvatore Ferragamo, diventato celebre come creatore di scarpe per Rodolfo Valentino, Mary Pickford e molti altri.
Ma l'attenzione sulla maestria italiana, complici gli abiti delle sorelle Fontana e della sartoria Caraceni, non tarda ad arrivare. Nel 1951 Giorgini organizza, in quel di Firenze, la primissima presentazione delle creazioni dei migliori atelier e stilisti italiani: se a questo evento sono invitati buyer e giornalisti selezionatissimi, il 22 luglio 1952 si spalancano le porte di Palazzo Pitti. Una data impressa nella storia, questa, in cui la Sala Bianca diventa il palcoscenico della nascita della moda italiana. E così, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, è un fiorire di sfilate: se Roma si specializza nell'alta moda e Firenze si dedica alla moda boutique, con atelier il cui fiore all'occhiello è la maestria artigiana, Torino e Milano si focalizzano sul prêt-à-porter.
La storia della moda a Milano
A cambiare gli equilibri ci pensa il boom economico, con Milano che viene scelta come sede dai principali editori italiani, da Rusconi a Mondadori. Ed è proprio in questo periodo, e grazie alla sinergia che s'innesca tra moda e giornali, che questa città comincia ad affermarsi come punto di riferimento per lo stile all'italiana. La moda, così, si trasforma, diventando un'industria culturale in cui il ben fatto si mescola al pensiero intellettuale tramutandosi, con la rivoluzione studentesca, anche in manifesto sociale oltre che oggetto si saggi di sociologia e protagonista assoluta delle riviste di moda del tempo, da Gioia ad Amica, da Grazia ad Annabella. Siamo nel 1967 quando la città vede nascere una delle prime realtà destinate a cambiarla per sempre, il negozio di Elio Fiorucci in Galleria Passarella. Pioniere, eclettico, capace come nessuno di intercettare le tendenze, apre le porte di questo spazio trasgressivo e luminoso, colorato e pop, così tanto da essere amato anche da Andy Warhol. Ma sono anche gli anni di Mila Schön, la signora dello stile che veste le donne della borghesia milanese: i suoi capi, eleganti ma asciutti, lineari e senza fronzoli, sono il primo barlume dello stile alla milanese oggi copiato in tutto il mondo, essenziale e amato, ai tempi, da alcune delle donne più famose ed eleganti di sempre, Jacqueline Kennedy in primis.
La storia della moda a Milano, da Fiorucci ad Armani
E a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta avviene la consacrazione di Milano come città della moda, al pari di Parigi, Londra e New York. Merito di tre grandi stilisti, soprannominati "le tre G": Giorgio Armani, che raggiunge la consacrazione vestendo Richard Gere in American Gigolò, Gianfranco Ferré e Gianni Versace, giovane calabrese visionario e, poco più tardi, inventore di un fenomeno internazionale, le top model. Ma la Milano da bere, la Milano degli yuppies è anche la Milano che vede crescere Krizia, il luogo in cui nasce il sodalizio creativo tra Domenico Dolce e Stefano Gabbana, la città che accoglie il genio di Franco Moschino per poi salutarlo solo nel 1994.
A incastonare nella memoria le loro creazioni, e non solo, una delle penne più visionarie che la storia dell'editoria di moda abbia mai avuto, Anna Piaggi. Arrivata a Vogue Italia nel 1968 come traduttrice, inaugura le sue rivoluzionarie Doppie Pagine nel 1988: una rubrica caleidoscopica in cui forme, colori, parole si fondono in un'unica suggestione. Un personalissimo alfabeto per parlare di moda alla moda, tra le letture più amate del fashion system fino al 2012, anno in cui scompare l'eclettica giornalista. Questi sono solo alcuni dei nomi, volti e teste pensanti che hanno scritto la storia della moda a Milano, facendola entrare nell'Olimpo delle capitali del ben vestire: a conferma di ciò la scultura Ago, Filo e Nodo in piazzale Cadorna, omaggio di Claes Oldenburg all'operosità milanese e, soprattutto, alla sua visione della moda.