Tanto di cappello: Stephen Jones, il maestro dei cappelli
Per la prima volta in più di quarant’anni, il Palais Galliera di Parigi allestisce una mostra interamente dedicata a un accessorio: il cappello, elevato a opera d’arte dal designer britannico Stephen Jones.
Se non conoscete il suo nome, conoscete senza dubbio il suo lavoro. Modista di Rihanna, Lady Gaga e Kylie Jenner, senza dimenticare le teste coronate della famiglia reale britannica come Kate Middleton, anche se la prima ad affidarsi a lui è stata Lady Diana con il suo famoso berretto rosso. Il signor Jones ha sicuramente la rubrica più esclusiva del mondo. È il frutto di molti anni di lavoro per le più prestigiose case di moda.
Nato nel 1957 vicino a Liverpool, è stata la mostra “Fashion from 1900-1939” del Victoria and Albert Museum ad attirarlo alla Saint Martin’s School of Art, dove ha conosciuto John Galliano. Dopo essersi laureato nel 1979, nel 1980 apre la sua prima boutique londinese, partecipa alla prima sfilata della stilista Zandra Rhodes e diventa membro del movimento New Romantics di Londra, una controcultura nata al Blitz Club di Covent Garden, co-fondato da Steve Strange. Questa futura star della New Wave con il suo gruppo Visage divenne il suo primo cliente e lo finanziò. I membri del club organizzano sfilate in stile happening che andavano incontro la moda punk. Per essere ammessi occorreva indossare gli abiti più stravaganti che si potessero immaginare. È lì che Stephen Jones incontra il cantante Boy George, che gli propone di apparire nel suo video “Do you really want to hurt me?” e che diventa uno dei suoi amici più cari. Viene notato da Jean Paul Gaultier, che lo invita a Parigi e gli chiede di disegnare i cappelli per la sua collezione primavera-estate ’84 e gli presenta i suoi amici Thierry Mugler, Claude Montana e Azzedine Alaïa, e seguirono collaborazioni con Rei Kawakubo, Marc Jacobs e, soprattutto, Dior.
Questo rapporto, iniziato più di trent’anni fa con John Galliano per la sua collezione Princess Lucretia, è proseguito attraverso collezioni ispirate a Madama Butterfly, Gustav Klimt, Maria Antonietta, Elvis... Dopo la partenza di Galliano, il lavoro del modista è proseguito con Raf Simons, Maria Grazia Chiuri e il suo amore per il basco e Kim Jones. Un’altra amicizia che ha influito molto sul suo destino è stata quella con una delle sue muse Anna Piaggi, alla quale ha reso omaggio nel 2013 con “Hat-ology”, una mostra commemorativa con 380 dei suoi cappelli, oltre 200 dei quali creati da lui stesso. Prolifico come sempre, lo stilista confessa di non aver mai lavorato così duramente come negli ultimi cinque anni. Oltre alle due collezioni annuali a suo nome e a quelle per Dior, ha collaborato con Schiaparelli, Moschino, Jeremy Scott, Rochas e Thom Browne, solo per citarne alcuni.
Con oltre 400 pezzi, la mostra “Stephen Jones, chapeaux d’artiste” riunisce più di 170 cappelli provenienti dagli archivi dello stilista, con disegni preparatori, fotografie, estratti di sfilate e strumenti, oltre a una quarantina di silhouette di cappelli, ed è suddivisa tra il lavoro personale per il suo marchio Stephen Jones Millinery e tutte le sue creazioni per le case di moda. Fino al 16 marzo 2025.