Miuccia Prada, una biografia della «Signora» attraverso i look più iconici
«Come essere eleganti e ben vestiti? Studia! Studia moda, studia cinema, studia arte e poi studia te stesso». Sessantottina, femminista, imprenditrice, visionaria, amante dell'arte, mecenate. Per la moda (e non solo) Miuccia Prada è una leggenda vivente.
«Quello che indossi è il tuo modo di presentarti al mondo, specialmente oggi che viviamo in un’era in cui il contatto umano è così rapido. La moda è un linguaggio istantaneo». Al secolo Maria Bianchi, fin da piccola viene chiamata Miuccia, ma per chi è del settore è solamente la «Signora». Liceo Berchet, sessantottina, femminista. Negli anni dell'università è iscritta alla sezione del PCI "Carlo Marx" di Porta Romana, il quartiere dove sorge il palazzetto di famiglia - nel quale vive tuttora da quando è nata nel 1948. «Chiunque fosse curioso a quei tempi era di sinistra. Ma il nostro Pci era conservatore: i ragazzi andavano con il Movimento studentesco. Io ero rappresentante di zona dell'Unione donne italiane. Roba seria». Nel 1971 entra nell'azienda di famiglia - fondata dal nonno Mario nel 1913 - dopo la laurea in scienze politiche alla Statale di Milano e aver studiato recitazione al Piccolo Teatro. Lì inconta il futuro marito Patrizio Bertelli con il quale inaugura un sodalizio personale e professionale. Il triangolo rovesciato - nuovo logo dell'azienda - arriva negli anni '80, così come i nuovi materiali tecnici (fra tutti il Re-Nylon). «Le donne spesso non sono disposte ad ammettere quanto la moda piaccia loro. Eppure la moda piace a tutti, dal tassista al mega-intellettuale. Spesso mi sono chiesta perché questo accada. Non conosco la risposta». Del 1983 è la prima linea di scarpe, dell'88 la prima collezione prêt-à-porter femminile. Nel 1993 debutta con Miu Miu, nel 1995 con Prada uomo e dopo due anni con la linea sportiva, Linea Rossa. Da sempre appassionata di arte e gioielli, fonda con il marito nel 1995 la Fondazione che porta il nome di famiglia, che ora conta quattro sedi, due a Milano, a Venezia e Shanghai. Spesso nel mondo della moda le figure apicali sono miticizzate. Tuttavia la «Signora» conserva da sempre uno spirito naïf (o forse è solo tanto pragmatismo, dote milanesissima) accompagnato da una gran dose di sarcasmo. Quando si fa costruire dall’artista Carsten Höller uno scivolo che parte dal suo ufficio e arriva nel cortile dell'azienda in via Bergamo dice ironicamente: «L’idea è che, mentre uno scende, almeno per un momento è felice».