The New Wave of Womenswear: Dilara Findikoglu
Ribelle, sovversiva, con un look gotico, la donna Dilara Findikoglu è esattamente come la sua creatrice. La giovane stilista turca basata a Londra è stata recentemente nominata ai Fashion Awards ed è un astro nascente tra le label indipendenti tutte al femminile.
Se Alexander McQueen e Vivienne Westwood avessero avuto un erede sarebbe stata la turco-britannica Dilara Findikoglu. L’influenza vittoriana, il tailoring gotico, la lingerie esposta e lo spirito di ribellione punk sono gli elementi ricorrenti. Laureata nel 2015 al Central Saint Martins non fu inclusa nella sfilata collettiva di fine anno, ma questo non le impedì di mettere in scena sfilate-guerrilla nella capitale inglese. Lo spirito anarchico è quello che caratterizza i suoi show: la prima collezione è stata presentata in uno strip club, la seconda in una chiesa, in quella che fu definita da un critico americano come “orgia satanica”. Dall’anno di lancio, il 2016, si è aggiudicata tanti premi, tra cui il Fashion Scout Merit Award nel 2017 e la selezione per l’LVMH Prize lo stesso anno, mentre suoi lavori sono stati esposti alla Tate Modern e al V&A. Lady Gaga ha definito Findikoglu “la stilista del futuro” e Kanye West le ha chiesto di disegnare un abito per l’allora moglie Kim. A rendere Findikoglu una figura speciale nel panorama fashion dominato da uomini è la componente femminista, testimone di chi ha vissuto, sulla propria pelle, le derive più estreme del patriarcato. Dalla collezione F/W 2023 intitolata “No Man’s Territory” alle proteste in Iran per l’omicidio di Mahsa Amini all’origine di una sfilata onirica e disturbante: «Mi ha ispirato il modo in cui si tagliavano i capelli per strada», dice Findikoglu «Era così potente. Ho preso i capelli e li ho trasformati in top, bralette e bustier, intrecciati intorno al seno e in vita così ora li indossano come vogliono». Per lei, il limite tra il sacro e il profano ha contorni sfumati, nel suo stile si legge l’influenza islamica, quella esotica alla Mata Hari, e un approccio al corpo che rivendica libertà di espressione. La musa ispiratrice della nuova collezione è Giovanna D’Arco, fasciata in un lungo abito couture ricoperto di coltelli. «Se indossa abiti sexy la donna è una prostituta, ma se indossa abiti da ragazzo si brucia. Quindi si è ripresa il suo corpo. Non sono una ragazza tipica, e comunque cos’è una ragazza tipica? Non so cosa significhi».