Fashion

La mostra su Coco Chanel al Palais Galliera

Il Palais Galliera riapre dopo oltre due anni di lavori, con una superficie espositiva raddoppiata e una grande mostra dedicata a Gabrielle Chanel
20e siëcle bague chanel gabrielle (1883-1971), coco (dite) (reprèsentèe) crayon europe (pèriode) - pèriode contemporaine de 1914 ‡ nos jours kertèsz andrè (dit), kertèsz andor (1894-1985) main nègatif monochrome nègatif monochrome souple au gèlatino-bromure d'argent nègatif original plan rapprochè paris person human finger

"Gabrielle Chanel. Manifeste de Mode” (dal 1° ottobre 2020 al 14 marzo 2021) è la grande mostra di riapertura del Palais Galliera, dopo una chiusura di oltre due anni per i lavori di ristrutturazione - sponsoriz-zati da Chanel ‒ che hanno permesso di raddoppiare la superficie espositiva in modo da poter affiancare alle esibizioni temporanee, per cui è celebre il museo, uno dove appariranno (a rotazione in ragione della loro fragilità) gli oltre 200mila outfit della collezione permanente. Una celebrazione dell’audacia di Chanel, del suo istinto per il nuovo, del suo ruolo fondamentale nella storia della moda nell’offrire alle donne un modo di vestirsi che le ha trasportate di colpo nella contemporaneità, abbondonando l’opulenza residuo della Belle Epoque e più tardi la silhouette anni ’50, iperfemminile ma inadatta a una vita attiva. Una mostra ricca di oltre 350 pezzi, articolata in due sezioni, una temporale, scandita da dieci ritratti emblematici della couturière, riconosciuta dai contemporanei come la miglior ambasciatrice della propria moda, il suo perfetto embodiment, e l’altra tematica, votata all’esplorazione dei codici della Maison. Il percorso inizia con l’apertura della boutique di modista nel 1912 a Deauville, la maglia marinière in jersey del 1916, i primi modelli creati da Mademoiselle utilizzando tecniche della sartoria maschile ma tessuti più morbidi, il tweed, il jersey. Capi che si rifanno appunto alla funzionalità, alla sobrietà del guardaroba maschile, e in particolare all’eleganza dandy/sportiva di Étienne Balsan, il primo amore di Chanel, l’uomo che l’inizia al beau monde. Ci sono gli abiti monocromatici bianchi, beige, blu notte, neri, dal lusso austero assorbito da Chanel negli anni dell’adolescenza trascorsi al monastero cistercense di Aubazine, tra cui vari esempi di quella petite robe noire consacrata nel 1926 da Vogue America che la definisce “la Ford di Chanel”. Gli abiti monocromatici si coprono di perle, paillettes, frange, ricami di incredibile raffinatezza dopo l’incontro con Maria Pavlovna, la granduchessa russa nipote dell’ultimo zar che aveva fondato a Parigi, per sopravvivere, la Maison di broderie Kitmir. È sui (pochi) gioielli dei Romanov che Maria e suo fratello Dimitri (altro amante di Chanel) sono riusciti a salvare, oltre che sui mosaici bizantini di S. Marco scoperti a Venezia insieme a Misia Sert, che si forma il gusto di Gabrielle per i bijoux sontuosi, di un’opulenza barbarica. Bijoux che lei, che in un abito ha sempre respinto l’ornamento che distrugge la linea, adora accumulare sulle sue mises, le spille, i bracciali, i sautoirs, immaginati da Étienne de Beaumont e Fulco di Verdura, realizzati da Gripoix e Robert Goossens. All’opposto, la collezione di alta gioielleria del 1932 è realizzata esclusivamente in diamanti e platino e affidata (non solo) al tratto epurato e di una suprema eleganza di Paul Iribe. La galleria est del Galliera è dedicata a Chanel N°5, profumo astratto creato da Ernest Beaux nel 1921, fragranza che ha sfidato il tempo grazie al mix insuperabile dei suoi 80 componenti, tra cui l’ylang ylang, il gelsomino di Grasse, la rosa di maggio e le aldeidi usate per la prima volta in overdose. E in mostra ci sono naturalmente i pezzi che più identificano Chanel nell’immaginario collettivo, che Mademoiselle lancia, settantenne, al suo ritorno sulla scena della moda parigina nel ’53, dopo 14 anni di chiusura della Maison de couture, scattata all’entrata in guerra della Francia. È del 1954 il tailleur, dalla giacca morbida, leggera come un cardigan, e la gonna al ginocchio appoggiata sulle anche. È dell’anno successivo la borsa matelassé 2.55 con catena bandouliere, del 1957 la scarpa bicolore richiesta a Raymond Massaro, in capretto beige per allungare la gamba, e con la punta nera per far sembrare il piede più piccolo. Un universo indémodable e tanto più impressionante nella sua completezza.

1 / 4

Articoli consigliati