Fendi Loves Delfina: Delfina Delettrez Fendi e il debutto nell'alta gioielleria
Il debutto nell’haute joallerie di Fendi è una inventiva trasposizione dei codici della maison. A cominciare dal logo "nascosto"...
Figlia di Silvia Venturini Fendi, Delfina Delettrez Fendi è la prima esponente della quarta generazione della famiglia ad avere un ruolo ufficiale nel brand, quando, nel 2020, diventa, su insistenza di Kim Jones, direttore artistico della gioielleria, inventando uno stile astratto e decisamente contemporaneo in cui si ritrovano alcune caratteristiche della sua linea signature lanciata nel 2007, dall’asimmetria alla passione per l'orecchino singolo. Anche se i codici del marchio, la sua architettura di riferimento con il Palazzo della Civiltà Italiana dell'EUR e molteplici variazioni sul logo, ne sostituiscono gli aspetti più naturalistici e whimsical, gli insetti, l’occhio o la bocca omaggio a Dalí... Lo scorso luglio a Parigi, la sfilata Couture autunno inverno 2023 ha segnato il debutto di Delettrez nell’alta gioielleria con Fendi Triptych, trenta pezzi unici suddivisi in tre serie, Roma Rosa, Gioiello Giallo e Bianco Brillante. Un trionfo di diamanti bianchi e gialli, zaffiri e spinelli in infinite sfumature di verde, giallo, arancio e rosa, e di loghi FF in trompe l’oeil, al tempo stesso nascosti e in piena vista, che riprendono il corsivo Karligraphy ideato da Karl Lagerfeld nell’81. Per gioielli di grande impatto visivo,articolati e leggeri, progettati per muoversi e adattarsi alle linee dell’anatomia femminile. Roma Rosa fa riferimento ai marmi, i mosaici, gli affreschi romani evocati dai tessuti soft pink della moda con tre parure di zaffiri e spinelli rosa montati con diamanti. Gioiello Giallo celebra uno dei colori identitari del brand con una serie di strepitosi anelli da cocktail e due parure, una in diamanti con un importante diamante Fancy Yellow e una in diamanti e zaffiri gialli, e Bianco Brillante è un esercizio di virtuosismo con due parure di diamanti di vari tagli di straordinaria fluidità.
L’OFFICIEL ITALIA: Come cambia il tuo modo di creare una collezione per Fendi rispetto alla tua linea signature?
DELFINA DELETTREZ FENDI: Da Fendi sento di dover custodire i codici, la storia della mia famiglia. È stato emozionante avere la possibilità di aprire una nuova divisione che non era ancora stata toccata dalla Maison, e in più ho la possibilità di fare ciò che amo in un marchio che posso chiamare casa. Per questa collezione ho voluto ispirarmi alle nostre icone, le borse Baguette e Peekaboo. Nei pezzi c’è quello che mi piace chiamare l’effetto ‘Peek-a-boo’, con la F che appare quasi come una sorpresa. E la borsa Baguette è evocata dalle pietre a taglio baguette che sono molto presenti in tutta la collezione. Volevo usarla come firma, quasi come un luogo all'interno del logo che dà forma alle F.
LOI: Che caratteristiche pensi debba avere l’alta gioielleria contemporanea?
DDF: È un approccio diverso da quello del passato. Ci sono moltissimi gioielli storici incredibili, quindi ho capito che per creare pezzi interessanti in questo settore avrei dovuto parlare delle donne di oggi con il loro nuovo modo di indossare, considerare e comprare gioielleria. Sono oggetti che hanno forza, significato e personalità, ma con un rapporto diretto e intimo con il corpo. Sono un’estensione profonda e personale della donna.
LOI: Nel tuo lavoro per Fendi ti senti più vicina ad altri brand di moda che fanno gioielleria o a Maison di gioielleria pura?
DDF: È incredibile vedere come il mondo della moda, in continua evoluzione ed estremamente dinamico, sia in opposizione a quello della gioielleria, regolato da dinamiche più lente, come se il suo ritmo fosse determinato da quello della natura, dal ciclo delle pietre. La creatività non ha limiti e non può essere circoscritta a determinate categorie: ho voluto applicare le regole della moda a un mondo che talvolta appare tradizionale e statico.
LOI: Cosa ti ispira?
DDF: Sono costantemente ispirata dalle donne. Dietro la collezione c’è la volontà di reinterpretare codici estetici adattandoli alle pietre preziose e alle loro caratteristiche. Molti elementi richiamano volumi vuoti e pieni, la F diventa ritmica e si ripete come gli archi del Palazzo della Civiltà Italiana, avvicinandosi all’idea di un’architettura precisa.
LOI: La tua pietra preferita?
DDF: Alla mia nascita la nonna, forse mossa da un’intuizione, o per uno strano gioco del destino, mi regalò un’acquamarina. Mi piace pensare che fosse una sorta di iniziazione: una bambina di nome Delfina, con un futuro nella gioielleria, che riceve una pietra come l’acquamarina! Direi che questo è stato il primo, quasi inconsapevole ricordo o influenza che i gioielli hanno avuto su di me.
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