Joey King
19enne, losangelina, recita da quando ha 3 anni. Nella sua carriera horror e commedie romantiche (è su Netflix con “The Kissing Booth”). Oggi interpreta la protagonista di una storia di cronaca: è Gipsy Rose Blanchard in “The Act”, figlia assassina per difesa
Foto Danny Lowe
Styling Roberto Johnson
Coprendo il ronzio della macchinetta elettrica, Joey King strilla come in un film horror mentre le sue ciocche decolorate cadono a terra. La scena ne ricorda una simile: un’ex diva bambina allo sbando, Britney Spears, che si rasava a zero i capelli con la fotocamera di un telefonino a testimoniarlo. Instagram non esisteva ancora, ma la stampa scandalistica e tutti i siti di informazione avevano rilanciato le immagini nel mondo intero. In questo caso il drastico taglio di capelli serve a Joey King, l’eroina di “The Kissing Booth”, commedia romantica targata Netflix, per preparare una serie tv. Ora infatti sta lavorando alla serie - intitolata ”The Act ”che la vedrà calarsi nei panni della protagonista white-trash di un episodio di cronaca nera grazie alla magia di Hulu (canale americano di streaming) e alla regista francese Laure de Clermont-Tonnerre. ”The Act” è l’adattamento di un fatto di cronaca che ha sconvolto l’America: Gypsy Rose Blanchard, una ragazza indotta per anni dalla madre Dee Dee a credere di essere affetta da varie malattie incurabili, quando comprese le sue angherie ha finito per assassinarla. Gli psichiatri la definiscono “sindrome di Münchhausen per procura”: le immaginarie infermità della figlia erano per Dee Dee un modo per attirare l’attenzione e la simpatia di lei e dei vicini. Farsi rapare a zero è solo una formalità per Joey che nella sua breve carriera ha già dovuto sacrificare per tre volte la chioma: «Dicono che io sia coraggiosa. Ma non lo sono affatto, mi faccio solo tagliare i capelli», sbuffa con una vaga aria di sfida. «Joey è la nuova Jessica Chastain», dichiara Laure de Clermont-Tonnerre (regista di “The Act”) che non risparmia le lodi per la sua giovane attrice: «Ieri ha passato la giornata in un parcheggio, sotto il sole cocente, a provare la parte della finta disabile sulla sedia a rotelle, è una grande professionista». Si sarà capito, Joey non è certo una fifona. Non ha niente in comune con la zuccherosa protagonista di “The Kissing Booth“. La sua carriera è iniziata con uno spot per dei cereali quando aveva appena tre anni, una bella prestazione (visibile su YouTube) presto seguita da altre, molte delle quali in pellicole horror. Sembra che un fisico infantile e una voce sonora siano un richiamo irresistibile per tritacarne e assassini psicopatici.
A soli 19 anni, Joey ha già una bella carriera alle spalle. Lavora praticamente da sempre sotto i riflettori e il risultato di questa dura formazione è evidente. Nelle interviste, in cui non esita a recitare la parte della veterana, insiste sul piacere e la gioia che devono accompagnare la recitazione: «Se ho un consiglio da dare ai divi bambini è di non prendersi mai troppo sul serio. Recitare deve rimanere un divertimento, anche se è un lavoro e il lavoro è una cosa importante». Vedendola ridere mentre la tosano con la macchinetta, si intuisce che la sua infanzia non è poi così distante. Questa losangelina alta quanto un soldo di cacio si è scelta come fidanzato uno spilungone trenta centimetri più alto di lei, Jacob Elordi. Non avendo tempo libero, l’ha conosciuto sul set di “The Kissing Booth”. E come? Dandogli un vero “french kiss”. Tutta la semplicità di Joey King è riassunta in questa formula: «È pratico trovarsi un fidanzato sul set, puoi provarlo per diciassette ore al giorno tutti i giorni prima di decidere se vale la pena tenerlo». È Joey ad aver scelto Jacob e non il contrario, basta vederli per due minuti insieme in un talk show per capirlo. Come si passa da una parte sdolcinata come quella di “The Kissing Booth” al ruolo di una matricida presunta disabile? Talento? Training? Lettura della documentazione psichiatrica? Visita all’originale in prigione? Mi sarebbe piaciuto chiederlo a Laure de Clermont-Tonnerre, ma a quanto pare non è libera di rispondere, la produzione e gli autori le hanno vietato di parlare della serie. In cambio, Joey non è avara di confidenze, ma solo sul tema dei capelli, a proposito dei quali dà le sue dritte a una rivista di bellezza. Soggetto: “Come truccarsi quando hai la zucca rapata a zero”. Joey, si sarà capito, non perde nessuna occasione per dire la sua. Prima di sedersi su una sedia a rotelle, è passata per un film horror, “Slender Man“. Ai giornalisti che le chiedevano se le riprese, non certo edulcorate, avessero lasciato tracce sulla sua psiche, ha risposto con franchezza: «Sì, ho avuto una strana malattia, inspiegabile. Il mio sangue ha iniziato a perdere le piastrine, volevano farmi una trasfusione, ma ho rifiutato, fortunatamente prima dell’inizio delle riprese di “The Act” mi sono ristabilita».
Joey non ha paura di niente quindi? Macché, è come l’elefante con il topolino, la terrorizzano gli esseri più minuti di lei: «Aiuto, un’ape» inizia a strillare nel corso dell’intervista telefonica. Sotto la scorza della sbruffona si cela un’iper-emotività che la aiuta nel lavoro sul set. Secondo Laure de Clermont-Tonnerre: «Joey afferra al volo tutti i suggerimenti, è sempre estremamente concentrata». Il ruolo di Gypsy Rose è violento, brutale, ma per un’attrice esuberante come lei costituisce anche l’occasione di dar vita a un personaggio spettacolare. Gypsy Rose Blanchard (oggi ventisettenne), recentemente condannata a dieci anni di carcere per l’omicidio della madre, lo scorso gennaio ha rilasciato un’intervista alla ABC: “Da quando sono in carcere mi sento più libera”. È comprensibile. Quando Gypsy Rose aveva otto anni, la madre ha iniziato a raccontare che soffriva di leucemia e di distrofia muscolare e stava diventando cieca e sorda. Per anni la sua vita è stata una rincorsa a una sorta di gloria trash: Dee Dee ha fatto partecipare la figlia a varie maratone televisive di beneficienza e a incontri con delle celebrità prima di ricevere l’aiuto di un ente benefico per aver perso la casa nel 2004 a causa dell’uragano Katrina. Gypsy Rose, ormai adolescente, si è ribellata quando la madre ha iniziato a farla passare per una ragazzina molto più giovane di quanto non fosse in realtà: “Mi incatenava al letto, metteva campanelli alle porte, diceva a tutti di avvertirla nel caso mi vedessero fuori casa con il pretesto che stavo attraversando una fase difficile”. La giovane ha fatto assassinare la madre dal suo ragazzo di allora, Nicholas Godejohn. Dopo l’arresto dei due, nel giugno 2015, gli investigatori hanno stabilito che Gypsy Rose non soffriva di nessuna delle malattie inventate dalla madre. “Non l’ho fatto perché la odiassi, ma perché volevo sfuggirle”, ha dichiarato alla ABC. Joey King farà sicuramente un lavoro fantastico con una storia e dei personaggi così stimolanti. E sarà Patricia Arquette a darle la battuta nel ruolo di Dee Dee. Noto di sfuggita che la suggestività dell’onomastica white trash (Gypsy Rose, Dee Dee) aggiunge molto al fascino dei loro misfatti. Mi resta un dubbio: come farà mai l’adorabile Jacob, ancora impantanato nella melassa di “The Kissing Booth”, a superare la metamorfosi della bella Joey?
Hair stylist Tommy Buckett.
Make up artist Jo Strettel.
Assistente fotografo Andrew Espinal e Wesley Carter.