HOMMES - KINKY

#TalkingWith Stefano di @mymindisnotcommercial

Moda e cultura omoerotica. In conversazione con Stefano, mente creativa dell'account Instagram @mymindisnotcommercial.

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Un punto di vista visionario e tagliente allo stesso tempo. Stefano è il fondatore dell'account Instagram @mymindisnotcommercial, l'unico a possedere le chiavi di una finestra digitale sul modo fatta di erotismo maschile, moda, fotografia contemporanea, cultura popolare, arte figurativa e scultorea e molto altro ancora.
Il suo approccio editoriale è un'ode al dirty side del fashion system. Le sue references? Gli indimenticabili anni '90, un decennio unico e per certi versi anche decadente che ha prodotto i suoi frutti grazie a realtà autentiche e irriverenti. Dai movimenti anti-fashion raccontati da personalità estremamente creative come Martin Margiela, Helmut Lang, Raf Simons, alla fotografia di Wolfgang Tillmans, e ancora i film di Gus Van Sant e i prodotti editoriali indipendenti come Butt Magazine, arrivando oggi con il lavoro di Peter De Potter e JW Anderson x Tom of Finland. La sua passione? La ricerca fotografica, un lavoro da foto editor che inizia con il suo archivio di immagini. Un approccio impeccabile all'estetica che coinvolge una ricerca digitale a tutto tondo.

Com’è nata l’idea del tuo account Instagram @mymindisnotcommercial?
Tutto è nato per caso, dall'evoluzione naturale di quello che anni fa era partito come un profilo personale e privato, che però pian piano ha preso forma diventando quello che è ora, trasformandosi sia dal punto di vista della grafica, che da quello dei contenuti. Inizialmente era il classico account in cui comparivamo io, la mia vita quotidiana e le mie passioni. Poi, queste ultime hanno preso il sopravvento, diventando giorno dopo giorno, la parte predominante, portandomi a fare un semplicissimo "reset" ripartendo da zero, creando quello che, in definitiva, definisco un magazine virtuale. Una sorta di quotidiano a tematica homo, arrivando ad offrire ogni giorno una pagina nuova.
 

 


Drag queen, moda e immagini piccanti. Come si traduce il tuo background culturale nel tuo lavoro?
Da sempre amo il mix and match, e proprio con questo progetto ho potuto darne sfogo appieno, creando una miscellanea così articolata, usando persone, oggetti, opere d'arte. Le drag queen ormai sono le nuove pop-star, soprattutto nel mondo queer, basti pensare a cosa sia diventato uno show come il Drag Race di RuPaul: da programma indie low-budget, a evento mediatico internazionale.
Per quanto riguarda la moda, è il mio ambiente naturale, quello di cui vivo da sempre. La mia evoluzione, la mia epifania, se così la possiamo chiamare, l'ho avuta negli anni '90, anni fino a qualche tempo fa bistrattati, ed ora invece giustamente celebrati. Anni in cui hanno convissuto minimalismo e massimalismo, rock e trip-hop. Basti pensare che hanno visto la nascita e la consacrazione del movimento grunge e di Martin Margiela, di Helmut Lang e dei film di Gus Van Sant. Del latex di Liza Bruce e del pizzo di gomma di Jean Colonna, delle sculture disturbanti dei fratelli Chapman e dei riot di Raf Simons. E potrei continuare per ore.
Immagini piccanti: qui si apre un altro capitolo, anzi, un vero mondo. Il limite tra erotismo e pornografia, è davvero sottile, ed esiste un unico modo, a mio parere, per non oltrepassarlo: l'ironia e la compensazione. Ad esempio, la foto di un ragazzo in Speedo, viene seguita o preceduta, magari, da un paio di scarpe scultoree create da un designer emergente, e si va ad incastrare in una sorta di mood board in cui il fil rouge è sempre un tono di colore. O, come nel caso del bianco e nero, un tema. Ed è così, mescolando feticismo per underwear e lycra, accessori di moda, creazioni di designer sconosciuti, opere d'arte contemporanea e davvero tanta fotografia, che tutto diventa "soft", che tutto acquista un diverso sognificato, a seconda dell'occhio, e soprattutto della mente, di chi lo guarda. L'importante, per me, è che ogni singola foto riesca a scaturire una sensazione, uno stato d'animo; che poi l'eccitamento possa nascere per una foto a tema omoerotico, o per una felpa must have, questo rientra nel gioco. O meglio, nell'obiettivo che mi sono posto sin dall'inizio.

@mymindisnotcommercial, come mai la decisione di staccarsi dall'approccio commerciale? Come nasce il tuo nome?
Il nome ha preso spunto da "𝙎𝙇𝙀𝙀𝙋 𝙄𝙎 𝘾𝙊𝙈𝙈𝙀𝙍𝘾𝙄𝘼𝙇", un'etichetta discografica di Berlino, con cui alcuni amici avevano collaborato anni fa. Mi piaceva il suono, mi intrigava, e le parole continuavano a girarmi in testa. Il passaggio da "Sonno commerciale" a "Mente commerciale", è stato immediato. Oltretutto rappresenta in pieno quello che sono, e di riflesso quello che volevo esprimere e comunicare con questo progetto. Il fatto di staccarsi da ogni logica commerciale e di marketing, è semplicemente il non voler tradire il concetto da cui tutto è nato: posto quando voglio, come voglio, e soprattutto quello che voglio. Lo so, può suonare presuntuoso, magari un pò arrogante, ma "il piacere" a tutti i costi, non è mai stato nelle mie corde.
 

 


Quali sono le tue principali ispirazioni?
Tutto parte dal web e dai social. Mai come durante il recente lockdown, mi sono reso conto di come tutto ormai sia così raggiungibile tramite un semplice device: smatphone, tablet o pc che sia. Un tempo leggevo e sentivo "le mie ispirazione arrivano dalla strada, dalle mostre che ho visto, dai viaggi che ho fatto". Per me non è così, o perlomeno non più. Artisti, fotografi, designer, performer, si trova tutto in un unico e accessibilissimo universo: INSTAGRAM. Alcuni account, che seguo da anni, sono le mie ispirazioni più grandi, al punto che nel tempo si è creato un rapporto di stima e affetto reciproco. Poi, ovviamente, molto deriva dal mio background, soprattuto per quanto riguarda musica e cinema. Questo, se ci si fa attenzione, si può notare in alcune caption: titoli di canzoni, frasi di film, ecc.

Qual è il tuo rapporto con i social network? E soprattutto che ruolo gioca l'estetica all'interno del tuo lavoro? 
Sembrerà strano, ma con i social network ho un rapporto di amore/odio. Sono abbastanza riservato e non amo apparire, difatti su quasi diciassettemila foto presenti nel mio profilo, ce ne saranno forse una decina in cui compaio.
Ben mascherate e mixate, così da poter passare quasi inosservato: non mi ritengo così interessante da quel punto di vista, mettiamola così.
Che ruolo gioca l'estetica? L'estetica è tutto. L'estetica per me è tutto, e tutto è estetica. Non credo nel buono o nel cattivo gusto, credo semplicemente nel gusto: vero, libero, individuale, rappresentativo. Questo è quello su cui continuo e continuerò sempre a basarmi: l'estetica del gusto. Che può essere quella "del brutto". o meglio ancora quella "disturbante", che per la cronaca trovo sia la più interessante in assoluto. Nulla ti fa mettere in moto la mente più di qualcosa che alla vista ti disturba, tanto nel bene quanto nel male.

Che piega potrebbe prendere la tua ricerca nel futuro?
Proprio perchè parliamo di ricerca, tutto potrebbe rimanere immutato, come invede d'altro canto, dall'oggi al domani, potrebbe trasformarsi, tramutarsi, evolversi in qualcosa di completamente diverso. L'unica certezza, sarà il mio voler rimanere indipendente e, soprattutto, fedele a me stesso. Rimanere una mente non commerciale. Per l'appunto.

 
 

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