Tartufo che passione
Nella stagione del tartufo bianco il Tartufotto è l'indirizzo milanese da segnare in agenda per un pranzo o una cena di grande soddisfazione.
Gli amanti del tartufo hanno già l’indirizzo in agenda. Per loro il Tartufotto, il bistrot di Brera aperto da Cristiano Savini durante l’Expo, è un luogo d’appuntamento abituale, dove gustare un uovo alla goccia e parmigiano reggiano o una tartare di manzo al sapore voluttuoso del celebre fungo ipogeo semplicemente piuccheperfetti. Ma il bistrot Tartufotto è una (bella) sorpresa anche per chi non mangia carne, non ama l’uovo, e non inserirebbe il tartufo nella top 10 dei suoi cibi preferiti. A partire dall’odore che ti accoglie all’ingresso, avvolgente, caloroso senza essere troppo forte (o addirittura respingente), come nei locali che usano soprattutto derivati del tartufo invece che tartufo fresco.
Il menu comprende una serie di piatti stagionali della cucina toscana che si possono ordinare nella loro forma basic o addizionata (in questa stagione) di tartufo nero o bianco, il pregiatissimo Tuber Magnatum Pico. La regola di base, volendo provare entrambi i tartufi? Partire col nero e terminare col bianco, più ricco di sfumature, abbinando ad esempio un antipasto di gamberi, deliziosi col nero, e un piatto di tagliolini, sublimi col bianco..
Non solo bistrot, il Tartufotto è anche bottega, dove acquistare il fungo fresco e tutta una serie di prodotti Savini Tartufi lavorati artigianalmente, a partire dalla raccolta effettuata tra Pisa, Firenze e Siena, territori che durante l’anno ne producono 7 varietà. Da poco i tartufi Savini si gustano anche al Mercato Centrale, con un menu più easy rispetto a quello di Brera, fatto di qualche piatto caldo toscano, taglieri e panini gourmet