Fashion Week

Miuccia Prada in conversazione con Raf Simons

Guarda il video del talk e scopri i momenti più emozionanti di un dialogo creativo tra la Signora della Moda e Raf Simons
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La sfilata Prada Donna Primavera/Estate 2021 segna il debutto dei co-direttori creativi Miuccia Prada e Raf Simons ed è, per sua natura, frutto di un dialogo, di una conversazione creativa a diversi livelli e gradi di separazione, ma anche punti d'incontro. All'inizio della settimana è stato lanciato un contest dal profilo ufficiale di Prada che invitava gli utenti a porre delle domande per animare un talk esclusivo tra la Signora Miuccia e Raf, che si è tenuto proprio oggi a fine show.

ECCO I MOMENTI CULT

Miuccia: Buon pomeriggio a tutti! È una situazione veramente strana, io e Raf Simons, giunti al nostro primo show, invece di essere circondati dagli amici e dalla nostra community siamo qui soli. Ma la cosa davvero entusiasmante è che non siamo per niente soli, siamo con tantissime persone ed è qualcosa di veramente nuovo, almeno per me. Ci sono 3 cose che voglio dire che magari non avete chiesto nelle domande

  • La relazione tra uomo e macchine viene ignorata o quanto meno le si dà poca importanza; durante il lockdown noi tutti, o per lo meno io, ho realizzato quanto la tecnologia sia importante e impattante sulle nostre vite, in qualche modo è come se fosse un’estensione di noi stessi. Una cosa davvero importante era la relazione tra la tecnologia/ macchine e le persone.
  • Abbiamo avuto davvero l’occasione di concentrarsi sui vestiti, perché siamo impossibilitati a vedere le ragazze di persona e questa è stata una scusa per mostrarvi meglio gli abiti, che è qualcosa di decisamente importante, tanto per me quanto per Raf.
  • Voglio sottolineare quanto la sostenibilità e l’inclusivity siano importanti; sono aspetti che stanno diventando determinanti per le aziende e per ciascun individuo. Penso che ciascuno di noi dovrebbe pensare e riflettere riguardo a questi aspetti. Una volta ho letto la frase “vai a casa e fai il tuo” che è quello che ho deciso di fare io; non semplici dichiarazione, bensì il provare poco a poco a migliorare. Ecco, ho finito la mia introduzione!

Raf Simons: Benvenuti a tutti, come ha detto Miuccia noi condividiamo questi pensieri e abbiamo avuto l’idea di fare questa conversazione con chiunque possa essere interessato, sebbene questa conversazione non possa tenersi dal vivo. Per questa ragione abbiamo pensato di farvi mandare le vostre domande online cosicché noi potessimo poi rispondere. Dunque benvenuti a questo talk e iniziamo!

Per quanto tempo avete desiderato lavorare insieme / da quando desideravate lavorare insieme?

(chiede Vlad da Kiev)

M: a dire la verità è stato qualcosa di spontaneo; in diverse interviste del passato più volte abbiamo detto “Ma perché non lavorare insieme un giorno!” e all’improvvisamente quel giorno è arrivato.

R: penso di non aver mai pensato che potesse succedere veramente, ma sono estremamente felice sia accaduto. Penso che entrambi siamo sempre stati interessati l'uno al lavoro dell'altro e ovviamente ci conosciamo ormai da molto tempo, in quanto Miuccia e il Signor Bertelli mi hanno offerto una posizione a Jil Sander ormai un po' di anni fa, opportunità per la quale ancora ti ringrazio, in quanto mi ha iniziato al “womenswear”. Poi siamo sempre rimasti in contatto e, come ha detto Miuccia, abbiamo sempre pensato che lavorare insieme fosse una bella opportunità, così quando è arrivata l’occasione giusta l’abbiamo colta. Quindi, per rispondere alla domanda, posso dire di aver sempre desiderato lavorare con Miuccia da quando l’ho conosciuta.

È stato più facile o più difficile disegnare una collezione con un altro designer? ( chiede Derek da NY)

R: penso sia una domanda facile alla quale rispondere, posso dire che è stata una cosa molto naturale, o almeno da parte mia, non posso parlare di più semplice o più difficile.

M: esattamente, penso che sia più facile, perché si può condividere più di quanto si era abituati a fare, però ci vuole più energia per farlo e in questo senso è più difficile, ma un difficile da interpretare più come interessante.

R: il prendere decisioni è, per me, incoraggiante quando so che a me e Miuccia piacciono molto le stesse cose. Anche quando sono convinto di qualcosa la mia decisione è rinforzata dal fatto che so che anche lei è convinta e il discorso vale anche al contrario.

M: esatto, il fatto che qualcuno di cui ti fidi condivide la tua stessa idea è qualcosa che ti rinforza, ti senti più forte.

R: disegnare una collezione in due è più facile sia dal punto di vista psicologico, sia da quello emotivo; mentre possiamo forse dire che sia più complicato in quanto c’è da dialogare di più e questo può impattare anche le tempistiche. Ma tirando le somme, posso dire che è più semplice.

M: anche per me, almeno fino ad ora! Anche se sono sicura che avremo molto più tempo per parlare e discutere, dato che adesso ci è stato un po' difficile farlo in quanto Raf è dovuto arrivare più tardi del previsto causa emergenza Corona Virus.

C’è ancora qualcosa di autenticamente nuovo o è tutto rigenerato?

R: questa è una buona domanda!

M: il nuovo è l’incubo di ogni designer, o almeno lo è sempre stato per me, ma credo che ormai il nuovo non sia più rilevante; non so se questo sia dovuto al Corona virus o meno, ma ognuno deve esprimere l’anima più profonda della persona e del brand e il cercare la novità per il puro gusto di farlo non è più la cosa fondamentale, sebbene sia qualcosa che i designers cercano sempre di fare.

R: penso che il mondo del Fashion in generale si aspetti sempre il nuovo e ogni designers desideri sempre esserlo, ma penso che quando tu sei nel mondo del Fashion ormai da molto tempo, diciamo qualche decade, diventa importante imparare a rianimare/rinfrescare il tuo lavoro. Personalmente credo che la pura definizione di nuovo sia “qualcosa che davvero non è mai stato vista prima” , penso nuova sia la persona che compare per la prima volta sulla scena appartenente a una nuova generazione, spetta a loro introdurre la novità.

M: la novità è qualcosa a cui pensi sempre quando leggi un libro o guardi un film e il nostro presente è fatto del nostro passato, perciò la novità assoluta non è pensabile a meno che non si tratti di una rivoluzione completa, pensiamo alla minigonna negli anni dell’emancipazione della donna. Si, direi che il nuovo autentico non esiste, è inesistente. E come ho detto prima penso anche che il nuovo non sia più del tutto rilevante.

R: è una domanda molto interessante ma al tempo stesso alla quale è difficile dare una risposta dal momento che è difficile anche solo definire che cosa si intenda con nuovo.

M: il nuovo che ha davvero senso è un concetto che deve essere collegato ai cambiamenti che si verificano anche nella realtà, deve avere una correlazione con la società e la vita vera.

State operando una sottrazione o un’addizione?

M e R insieme: Entrambe!

R: questo show è all'insegna dell'aggiungere e del sottrarre, per noi però è importante mantenere la libertà nel nostro lavoro di concentrarci più su una o sull’altra.

M: poi è fondamentale reagire a quello che succede, il fashion è tutto un reagire in risposta alla realtà, ci sono momenti che necessitano sottrazione altri che necessitano addizione.

Cosa bevete al mattino per iniziare la giornata?

R: il caffè

M: l'acqua calda. Mia mamma mi ha sempre detto che prima si beve dell’acqua calda e poi si fa colazione, è più salutare.

R: io sbaglio, bevo caffè al mattino e coca cola zero durante il resto del giorno.

M: Comunque grazie per questa domanda, per una volta una domanda semplice

Cos’è la Prada – ness?

M: questo devono dirlo gli altri, io la Prada – ness la creo, non so rispondere a questa domanda

R: immagino tu ti stia chiedendo che cosa ne pensi io

M: assolutamente!

R: io ne parlo spesso sia con Miuccia che con il mio team. Io del resto sono ancora l’outsider che guarda dall’esterno. Cerco ancora di continuare a pensare al modo in cui io vedo il brand e Prada come azienda, come li percepisco. Per più di 25 anni ho sempre visto Prada come una community con una attitude ed estetica specifica, non è facile definirla, ma percepisci che c’è, che esiste, che è lì. E questo è quello che apprezzo di più dei fashion brands, la “ness” è quel qualcosa che un brand ha bisogno di avere.

Sono una ragazzina di 10 anni e amo il fashion design, soprattutto Prada e Miu Miu, voglio diventare una fashion designer e sono molto appassionata. Che consiglio mi dareste per rimanere su questa strada e continuare il mio percorso?

M: ecco, è arrivato il mio momento di rispondere: studia, studia, studia, impara, guarda film, guarda l’arte, leggi la letteratura e considera che il capo di moda deve sempre svolgere il ruolo di farti sentire meglio, farti vivere meglio. È qualcosa per te e per la tua vita, il fashion designer non è un lavoro astratto. Il risultato del mio lavoro è fare in modo che le persone con i miei vestiti possano sentirsi un po' meglio, l’abito deve essere utile e aiutarti a definire la tua personalità, anche quando senti di aver bisogno di cambiarla, quando ogni giorno desideri essere qualcuno di diverso.

Prada e Simons sono sempre stati interessati all’idea della divisa sia quelle vere che quelle metaforiche. Quali sono le vostre personali divise che indossate e quale pensate che sia la divisa di questo nuovo Prada?

R: sono molto felice di aver ricevuto questa domanda. Ne parlo molto con Miuccia, non si intendono le divise militari, quelle dell’esercito, quelle a cui pensiamo quando sentiamo la parola uniforme, intendiamo quelle metaforiche. Penso che non sia nemmeno necessario rispondere all’ultima parte della domanda, perché avete appena visto lo show. Ho parlato molto con Miuccia del modo in cui lei si veste, spesso ha una sorta di uniforme e per me e lo show è stata un’ispirazione diretta. La mia uniforme è piuttosto semplice, pantaloni neri, di Prada, non perché lavoro qui ma perché li indosso sempre da dieci anni o più e camicie fuori dai pantaloni. Per due o tre anni mi vesto nello stesso modo, poi passo a qualcosa di totalmente differente. Penso che ciò che vogliamo dire delle uniformi è che è importante trovare qualcosa con il quale ti senti comodo e a tuo agio; è importante trovare qualcosa che sa esprimere chi sei. L’uniforme ha bisogno anche di esprimere qualcosa di timeless, non deve necessariamente essere un capo legato alla moda di stagione.

M: personalmente passo sempre da una uniforme all’altra; il mio ultimo amore è una gonna di cotone bianco plissettata da indossare con un maglione blu, ma non so quanto resterà questa la mia uniforma. Però, come ho sempre detto, amo l’idea dell’uniforme.

R: l’uniforme è personale, il designer può solo offrire una base, sta poi alle persone farla propria. L’idea dell’uniforme è collegata a una forma fissa…

M: per me è qualcosa che ti rende capace di pensare e che non deve distrarti. Devi sentirti bene per poter pensare.

Pensate che la vostra interpretazione del futuro sia una mera interpretazione di voi due come individui o che raccolga le idee di un subconscio collettivo?

R: preferisco che derivi da un subconscio collettivo perché mi piace pensare che non sia qualcosa che penso solo io, perché così non sarebbe giusto. Spero che quello che faccio possa essere qualcosa su cui le altre persone sono d’accordo, qualcosa che la gente possa condividere. Mi piace che le persone possano interagire. Tutto inizia con te stesso ma poi il fine è quello di ampliare la visuale.

M: anche per me, penso che il designer sia un buon designer quando le sue idee e i suoi prodotti sono in grado di connettersi con le altre persone. Il tuo lavoro ha senso quando è connesso con le persone e con la realtà. L’essere connessi alla gente è un punto di partenza fondamentale e necessario.

R: penso inoltre che le tempistiche siano fondamentali, il fare la cosa più appropriata al momento in cui ci si trova, bisogna saper cogliere lo spirito dei tempi per poter fare la cosa giusta.

 

 

 

 

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