La Milano Fashion Week in «pillole» : il recap della seconda giornata di sfilate
La seconda giornata di Milano Fashion Week è stata un viaggio tra Sardegna, scienziate notturne, balere techno e toccanti omaggi sentimentali. Tra performance nostalgiche e collezioni audaci, non ci siamo fatti mancare nulla. Ma la settimana della moda è solo all'inizio, e le sorprese sono dietro l'angolo.
Se la prima giornata di Milano Fashion Week ci ha trascinati nel caos del traffico e delle sfilate a ritmi forsennati, la seconda non è stata certo da meno, ma con un tocco in più: dramma, glamour e anche un po’ di nostalgia. Qui non ci si annoia mai, anche quando sembra che qualcuno voglia farsi scappare il genio creativo.
Alle 9:30, Antonio Marras ha aperto la giornata in grande stile con una performance che ci ha catapultati negli Anni '50. E lo ha fatto con la sua consueta delicatezza raccontando Anna Maria Pierangeli, attrice cagliaritana dimenticata dai più. Marras, sempre così profondamente legato alla sua Sardegna, ha celebrato la diva con abiti che sembravano presi da un set cinematografico di Fellini. Pattern floreali, vite strette e texture che facevano venire voglia di toccarle. Marras è una macchina del tempo sartoriale, capace di farci dimenticare per qualche istante lo stress di Milano per portarci in un mondo più lento, più elegante. Gli innumerevoli look? Giustificatissimi, punto.
Boss, invece, ci ha riportati bruscamente alla realtà alle 11:30. Una collezione desaturata – il colore, a quanto pare, sembrerebbe aver detto adieu – e un parterre di celebrities che non ha fatto altro che distrarci dalla collezione stessa (grazie David Beckham). L’impressione generale? Un mix di idee già viste, assemblate bene, ma niente che ci abbia fatto urlare al miracolo. In una settimana così ricca di creatività, Boss sembra aver scelto di giocare in difesa. Bene, ma non benissimo.
Alle 12:30, Marco Rambaldi ha deciso di rianimare la scena. Ci ha portati in una balera, sì, ma con un mashup techno che ci ha fatto sorridere. I suoni evocativi, le vibes nostalgiche e quel tocco politico, grazie al cielo! Rambaldi non solo crea moda, ma esprime opinioni, e questo è sempre così bello, così moderno. Jacquard, maglieria e crochet dominano, come sempre, il suo immaginario. E che dire? Non possiamo che sperare di vederlo presto alla guida di Missoni: chi meglio di lui potrebbe dare nuova linfa alla storica Maison? Forse Rambaldi non lo sa ancora, ma noi sì.
Nel primo pomeriggio, alle 14:00, Jil Sander ci ha sorpresi con una virata dark. Lucie e Luke Meier hanno abbandonato, per questa volta, la loro solita visione sognante per qualcosa di più profondo, forse meno etereo, con tocchi di rosso che spezzavano l’oscurità. I colletti? Pazzeschi. E le borse? Ancora meglio. Difficile scegliere il pezzo forte di una collezione così ben costruita. Ma insomma, chi se ne importa della scelta quando tutto è così dannatamente bello?
Poi, alle 16:00, lo show che tutti aspettavano: Del Core. E quando Naomi Campbell chiude la sfilata (ultimamente accade troppo spesso?), capisci che stai assistendo a qualcosa di speciale. Daniel Del Core ci ha regalato una collezione ispirata a una scienziata che si trasforma in una creatura notturna – un concetto che suona quasi banale, ma che sulla passerella si è rivelato tutt’altro. I trench in organza bianca, i completi pantalone... roba da sogno. E l’abito di Naomi? Un’apparizione plissé.
Ma non tutte le fiabe hanno un lieto fine. Alle 18:00, N21 ha presentato una collezione che, francamente, è stata la più sottotono degli ultimi anni. Il marchio di Alessandro Dell'Acqua ha sempre puntato sul less is more (quello tanto amato dalle milanesi), ma questa volta c’era troppo di tutto. Troppa complessità, troppa roba, e il risultato è stato che la solita energia classy del marchio si è un po’ persa per strada. Augurandoci che la prossima stagione N21 sia almeno due numeri in meno, noi continuiamo ad amarne l'estetica (nonostante quel troppo di tutto).
Finalmente, alle 19:00, Fausto Puglisi ha reso omaggio al maestro Roberto Cavalli, uno dei momenti più attesi della giornata. Peccato che la collezione primavera estate 2025 ci abbia convinto solo per pochissimi look. Per fortuna, a salvare la situazione sono stati gli archivi: icone come Mariacarla Boscono, Karen Elson, Natasha Poly, Eva Herzigova, Isabeli Fontana, Alek Wek e Joan Smalls hanno sfilato indossando pezzi che ci hanno ricordato il genio di Cavalli, anche se non erano certo i migliori degli anni d’oro. Il momento più emozionante? L’apparizione di Eva Cavalli, che ha regalato un saluto toccante al pubblico, portando a termine l’omaggio al creativo ruggente del Made in Italy.
Ma se pensavate che fosse finita, siete fuori strada. Alle 20:00, Etro ha chiuso la giornata con uno spettacolo che sembrava uscito da un sogno mediterraneo. Marco De Vincenzo ha portato in passerella un mix di influenze siciliane e mediterranee, con agavi in ferro battuto e cemento che dominavano la scenografia. Un omaggio al sud Italia, intriso di colori saturi, ricami, stampe astratte e tessuti trasparenti. Era tutto perfetto, dall’inizio alla fine, e la musica dal vivo della cantautrice sarda Daniela Pes ha aggiunto un tocco finale magico.
Ma al di là delle luci delle passerelle, del glamour e dei ritardi, la prima giornata della Milano Fashion Week ha portato con sé un messaggio importante: la moda continua a evolversi, rispecchiando una società in rapido cambiamento, ma senza mai perdere il contatto con la sua storia.