Design

Cantiere del Pardo: VanDutch 32

Presentato a Gardone Riviera, il “piccolo” di casa. Un 32 ft che sposa razionalità e lusso nel nome dell'avventura esclusiva. A Great Gatsby afternoon.

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Osare l'inosabile. Era la sfida che il Vate poneva a se stesso, prima ancora che agli austriaci. Un motoscafo veloce era quanto bastava per eludere la sorveglianza e portare a compimento una missione tanto audace quanto eroica. Oggi, a qualche centinaia di metri dal Vittoriale dove riposa D'Annunzio, il Cantiere del Pardo vara a pochi mesi dall'acquisizione del brand olandese il VanDutch 32, un dayboat che non nasconde la mission di farsi largo nel settore di mercato dei lussuosi open dall'estetica minimal. 

Per farlo unisce al design tipicamente nordico la maestria dell'artigianalità italiana. Il risultato, per sottrazione di elementi, è un modello dalle linee estremamente pulite, dove ogni dettaglio nasconde il necessario e rivela la sostanza della forma pura: quella della punta di una freccia puntata in perfetto equilibrio dinamico tra acqua e cielo. 

Se la leggerezza degli scafi VanDutch è evidente, e subito confermata appena si lascia l'approdo e si affronta il placido ma insidioso Garda, la grinta è una piacevole sorpresa, la stabilità una conferma, l'empatia sorprendente. La comunione con la natura circostante non può che essere immediata e il feeling con le onde contagioso anche per anime metropolitane rassegnate a combattere nel traffico per trovare il loro spazio vitale, il passo giusto, il ritmo più consono, e quindi sospettose di fronte a tanta improvvisa semplicità. L'abbandono è simultaneo alla navigazione, la sintonia con la velocità immediata. 

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VanDutch 32

Restano poche significative tracce del motoscafo nella pittura come nella poesia (quante famose barchette in panna invece da Montale a Velasco!), talmente elitario nel suo essere etereo, effimero e in definitiva sfuggente è lo scafo a motore, troppo complicata la rima pure per i tormentoni dell'estate... se Fabri Fibra invidia l’amico a cui da piccolo “hanno regalato un motoscafo”, Gazelle promette di prenderne uno per andare “in mezzo al mare blu”, e a questo punto meglio il riff di Pippo Franco che trova fico “sognare di avere un motoscafo” se anche Paolo Conte nelle giornate solitarie al mare pensando alla velocità non trova parole se non per l'automobile... mentre la sua dimensione è perfetta per il cinematografo sposando alla perfezione l'idea stessa del movimento sulla pellicola e incarnando lo spirito dell'avventura, champagne e belle donne, e imprese spericolate da agenti segreti. Uno spazio definito dall'essenza stessa di un oggetto destinato a supportare una fuga breve nel tempo lungo della storia, foss'anche quella di fare servizio di concierge per gli ospiti di Leonardo Di Caprio nel film di Baz Luhrmann o tra i mega yacht come in "Tenet" o di sfilare per conto dei luxury brand negli eventi internazionali di Dior, McLaren, Hublot, di scortare Lady Gaga a Miami per il lancio del Super Bowl o anche solo di raggiungere per un gelato la Snack Bar Boat in rada all'Isola del Garda, dove il ritorno è per forza di cose imposto dalla capienza del serbatoio e dalla mancanza di uno spazio per il sonno o di un riparo dalle tempeste. La stessa definitiva leggerezza dell'aquilone che ha per confine il limite della corda che lo tiene legato alla terraferma. 

Non è un caso allora se pure Fitzgerald nel chiudere il suo romanzo più celebre non fa riferimento ai motoscafi in dotazione a Villa Gatsby ma dovendo costruire la celebre metafora di un'esistenza sempre oppressa nel continuo rimuginare col passato si vede costretto a usare un più generico "boat" risospinto senza posa dalla corrente.

In un'epoca in cui tutti si sentono in dovere di avere un progetto, il motoscafo con la prua ben inserita nel presente mentre ci rammenta ancora una volta quanto veloce fugge il tempo ci lascia intravedere - come nella cover del primo romanzo di quello scrittore romano oramai affermato  -  nella spuma della scia dell'elica biancheggiante dietro il motore soltanto lo sfarinarsi rapidissimo del passato nella nostra memoria, richiedendo invece uno sforzo di coraggio, non essendoci strade di fronte a noi, solo rotte su mappe approssimative, per guardare senza timore in avanti, troppo veloce il motoscafo per abbandonarsi alle lusinghe della nostalgia, per non farsi beffa della corrente. Ci suggerisce sia il momento di osare l'inosabile.

Ha colto l'attimo: Il VanDutch 32, il più piccolo della famiglia, ma anche il più polivalente con il suo generoso ponte e l'essenziale cabina a prua, lo stile e il lusso inconfondibile tipico del brand ne fanno uno yacht esclusivo e prestigioso. Grazie allo scafo che ha dimostrato nel tempo il suo valore idrodinamico, è nonostante il taglio ridotto un ottimo yacht per laghi e acque costiere.

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