Homo Faber 2024, la mostra sull'alto artigianato da non perdere a Venezia
Dal 1 al 30 settembre la Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore ospita la mostra dedicata all’alto artigianato contemporaneo con la direzione artistica di Luca Guadagnino.
Qual è la prima cosa che vi viene in mente se vi parlano di artigianato? Non stateci troppo a ragionare, se rispondete di getto probabilmente avrete pensato a piccoli laboratori délabré dove mani segnate si muovono operose. Niente di sbagliato, per carità. A Venezia però c’è qualcuno che sta radicalmente cambiando la narrazione della craftsmanship contemporanea.
Dal 1 al 30 settembre, sull’Isola di San Giorgio Maggiore gli spazi della Fondazione Giorgio Cini ospitano la terza edizione di Homo Faber, la biennale organizzata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship in partnership con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte per promuovere e sostenere lo straordinario bagaglio del sapere e dei talenti degli artigiani di oggi. La manifestazione aveva debuttato nel 2018 con l’ottimo riscontro di 60mila visitatori, poi la pandemia aveva costretto a rivedere la cadenza, posticipando il secondo appuntamento al 2022 per ripresentarsi nel 2024 con bel carico di novità.
Per la prima volta i manufatti arrivano da tutto il mondo - le due passate edizioni avevano indagato determinate aree geografiche - per la prima volta è stato scelto un filo conduttore e per la prima volta a orchestrare il tutto sono stati chiamati due direttori artistici. The Journey of Life, il viaggio della vita, è il poetico tema che la vicepresidente della Michelangelo Foundation, Hanneli Rupert ha lanciato al team di selezionatori. E che è diventato il titolo della manifestazione visitabile prenotando il proprio biglietto da 16 euro (attenzione la disponibilità degli accessi in loco è limitata, meglio muoversi in anticipo). Dopo di che il regista Luca Guadagnino e l’architetto Nicolò Rosmarini hanno ideato il percorso, creando dieci aree, dieci momenti chiave della vita di ciascuno di noi, dalla nascita, all’infanzia, alle celebrazioni, alle eredità dei mestieri di famiglia, all’amore, ai viaggi, alla natura, ai sogni, ai dialoghi tra mondi differenti, fino ad arrivare all’incontro con la morte e all’afterlife. Il tutto disseminato degli oltre 800 oggetti realizzati da più di 400 artigiani provenienti da 70 paesi nel mondo e immerso nello scenario fuori dal comune della Fondazione Giorgio Cini di cui alcuni spazi sono stati utilizzati per la prima volta, come la stanza dove grandi fotografie in bianco e nero ne testimoniano le fasi del restauro.
Fin qui i numeri e il doveroso credito in primis a Johann Rupert e Franco Cologni, ideatori della Michelangelo Foundation, per aver colto l’importanza di proteggere e valorizzare un savoir-faire sempre più minacciato dalla produzione industrializzata. E al direttore esecutivo della fondazione, Alberto Cavalli per l’entusiasmo e l’impegno profusi in ogni istante.
Le sollecitazioni, visive, tattili, uditive di The Journey of Life sono talmente tante che è impossibile soffermarsi su tutte man mano che ci si addentra nel percorso, curato per una parte dei giardini dal landscape designer Antonio Perazzi. Altrettanto titanica sarebbe l’impresa di scegliere la stanza preferita, perché ogni ambiente scatena reazioni, evoca ricordi, suscita emozioni diverse. Forse è per questo che nell’invitare il pubblico a votare i pezzi preferiti tramite la app viene data l’opzione della scelta multipla, mentre a chiusura della mostra agli autori delle tre opere più apprezzate verrà consegnato un premio di 10mila euro ciascuno, grazie al contributo di Via Arno, società nata per creare un link tra i maestri d’arte e chi è interessato ad acquistare i loro lavori.
Vale la pena visitare Homo Faber 2024 per l’aura di gioco, incantesimo, magia, a tratti pure inquietudine magistralmente orchestrata dal duo Guadagnino/Rosmarini. Perché è una scorpacciata di bellezza così necessaria in questi tempi foschi. Perché ci rammenta quanto sia fenomenale l’umanità se, anziché costruire razzi, bombe e carrarmati spargi-odio, crea oggetti che seminano amore. The Journey of Life soprattutto offre il piacere della sorpresa, della meraviglia, dello stupore, tipiche dell’infanzia. E per un giorno, anche solo per qualche ora, ritorniamo bambini.
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