L’orologio più lirico, onirico, idilliaco, visto a Ginevra, è stato l’Hermès Arceau l’Heure de la Lune. Un capolavoro di rivisitazione della tradizione, capace di dare nuovo spazio dimensionale a una delle complicazioni più fané dell’orologeria, come le fasi luna. Il risultato rimanda agli Inni alla notte di Novalis, tale è la forza evocativa e romantica dell’oggetto, concepito dal genio meccanico di Jean-François Mojon e reso inequivocabilmente Hermès da un arco celeste. Il seducente quadrante presenta due dischi smaltati - del tempo e dei giorni - che orbitano nell’universo sopra due astri fissi in madreperla. Le due lune piene perennemente in movimento per 365 giorni l’anno animano le rispettive fasi sia per l’emisfero nord, sia per l’emisfero sud, qui invertiti. L’intera rivoluzione impiega 59 giorni, ma non è mai stata tanto tangibile e al contempo immateriale al polso. Due le referenza, entrambe realizzate in 100 esemplari mondo: una con quadrante in avventurina stellata, l’altra in meteorite ferroso. L’universo delle lune Hermès è abbracciato da una cassa in oro bianco dal diametro di 43 millimetri con la magica foggia uscita dalla matita di Henri d’Origny. Il modulo che rende possibile tale ineffabile rivoluzione è stato realizzato in esclusiva da Mojon e si fonde con il calibro Hermès H1837. (www.hermes.com)