La tradizione di osare
Ogniqualvolta termina un Salone, a mente fredda, si realizza compiutamente quale sia l’orologio che è rimasto davvero negli occhi. Quest’anno è indubbiamente il Code 21 di Audemars Piguet. È stato dibattuto dagli addetti ai lavori per tutta la durata del Salone Internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra (SIHH), da molti contestato, da altrettanti adorato. A testimonianza della natura squassante del progetto, durato sette anni. Il risultato deve essere letto. La collezione Code 21 non va interpretata come una collezione classica, attualizzata; piuttosto come una collezione sportiva, declinabile anche in contesti semi-formali. E qui trova la propria centratura, come fa la meravigliosa cassa da 41 millimetri, che raccorda l’ottagono di Géreld Genta nella circolarità del tempo, con anse scavate e saldate a una lunetta di finezza quasi impercettibile e che si fonde a un vetro zaffiro a doppia curvatura che produce magnetismi ottici da ogni angolazione. Conferme in tal senso ci arrivano dall’interlocutore più acconcio sul tema, Michael L. Friedman, curatore storico di Audemars Piguet, che nel corso del Salone, con vivacità ed eloquenza, ha raccontato la genesi e il significato di Code 11.59 by Audemars Piguet: «Questa collezione non è stata frutto di un colpo di testa creativo, di una volontà di stupire fine a se stessa; è piuttosto un vivido esempio di come il marchio abbia sempre espresso continuità nell’innovare e nello sperimentare. Questa non è, ovviamente, una collezione new vintage; ma una testimonianza della contemporaneità, scolpita nel e dal tempo presente, capace di osare nuovi linguaggi, ma sempre propri alla sintassi creativa di Audemars Piguet. Eppure questa collezione non è solo un esercizio di stile, bensì una rassegna di complicazioni di altissimo saper fare meccanico, con cronografo, calendario perpetuo, flying tourbillon, tourbillon scheletrato e ripetizione minuti».
Fra le referenze presentate, il calendario perpetuo strega per una perfezione formale che non ha cedimenti, fra proporzioni della cassa ed espressività del quadrante. Ma il più atteso era senz’altro il cronografo, che monta il nuovo calibro 4401 di Manifattura. La configurazione in oro rosa è quella più affascinante, con quadrante laccato a specchio blu o nero, che alla pulizia estetica dei contatori unisce un’eccellente leggibilità.
(www.audemarspiguet.com)