Valentino d'archivio: il tributo di Pierpaolo Piccioli al fondatore della maison
Il passato diventa presente, e sei pezzi recuperati da Pierpaolo Piccioli dagli archivi della maison entrano nella collezione Primavera Estate 2022, tributo totale, e totalizzante, al fondatore, Valentino Garavani.
Riportare il passato nel presente, aspettando che arrivi il futuro: un’idea, quella venuta a Pierpaolo Piccioli, solo apparentemente di facile realizzazione, ribattezzata, senza molti giri di parole o sofismi, Valentino Archive. Fanno parte della collezione della primavera/estate 2022 sei pezzi recuperati dagli archivi e nella memoria storica, riproposti in passerella con precisione filologica, senza nulla concedere all’ego del direttore creativo, o a posizioni di mediazione con i tempi che corrono. Tempi che, evidentemente, non corrono abbastanza per stare al passo del futuro nel quale Piccioli vuole catapultare i suoi clienti, spingendo la moda fuori dagli atelier, e nelle strade, come quelle parigine nelle quali si è ambientata la sfilata estiva. Un tributo totale e totalizzante al fondatore, Valentino Garavani, ma anche al potere della fotografia, capace di incapsulare in un solo scatto lo zeitgeist. Una fascinazione spiegata dallo stesso Piccioli quando ha presentato su Instagram una di queste creazioni, indossata da Zendaya, riproponendo a fianco l’ispirazione originale, il mini abito bianco ricamato della collezione Haute Couture 1968 indossato da Marisa Berenson in uno scatto di Henry Clarke.
Ho preso alcuni dei miei editoriali preferiti, con alcuni dei miei pezzi preferiti realizzati da Valentino Garavani, creando una replica di quei look, utilizzando la foto come etichetta.
- Pierpaolo Piccioli
«Le foto degli editoriali di moda sono state il mio primo ponte verso un mondo sul quale, all’epoca, potevo solo fantasticare, e le fondamenta del mio ruolo come designer sono profondamente collegate a quelle immagini e, ovviamente, a ciò che fanno tornare in mente. Non si tratta solo della foto in sé, quanto delle reazioni che quelle foto erano in grado di scatenare, un messaggio potente e istantaneo, il riassunto di un’intera decade, a volte l’essenza allo stato puro del brand che stavano immortalando. Valentino Archive è un progetto che, con questo concetto ha molto a che fare. Ho preso alcuni dei miei editoriali preferiti, con alcuni dei miei pezzi preferiti realizzati dal signor Garavani, creando una replica di quei look usando la foto originale come etichetta. I pezzi non avevano bisogno di essere attualizzati, ma solo di essere visti e indossati di nuovo». E con la stessa logica sono così riproposti, tra gli altri, i vestiti floreali scattati nel 1971 da Chris von Wangenheim – e indossati da Isa Stoppi e Jeanette Christensen – così come il cappotto con stampa animalier di Veruschka, in una foto di Franco Rubartelli del 1967, e il vestito con monospalla di lustrini silver ricamati, indossato da Benedetta Barzini. «Tendiamo tutti a guardare indietro verso un passato rassicurante, quando il presente ci fa paura» prosegue Piccioli. «Per me il passato dovrebbe sempre esser visto come origine di forza e non un rifugio nel quale nascondersi quando i tempi si fanno incerti. Questo è ciò che Valentino Archive rappresenta per me, un organismo vivente e pulsante che genera costantemente risultati creativi. Certo, questo progetto ha molto a che fare con l’amore, la ragione principale per la quale quei pezzi sono riproposti è nella mia assoluta devozione al talento infinito del signor Valentino, che ha sempre avuto l’abilità di capire le donne, e i cambiamenti che le donne stavano sperimentando durante diversi momenti storici».