Interviste

Sport Heroines: Martina Caironi

Alle Olimpiadi 2020 di Tokyo, Martina Caironi si posiziona nella storica tripletta del podio
italiano con l’argento nei 100m al fianco di Ambra Sabatini e Monica Contrafatto. La campionessa paralimpica di velocità e il salto in lungo racconta le sue battaglie, i successi e il suo supporto per l’associazione delle atlete sportive Assist.

Nella foto l'atleta Martina Caironi illustrata da MO_RTE aka LUKA NEZIRI
Martina Caironi illustrata da MO_RTE aka LUKA NEZIRI

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«Da piccola giocavo a pallavolo, la velocità e il salto in lungo sono sport che mi sono capitati. A differenza di Ambra Sabatini io non ho mai avuto la passione per l’atletica, e si vede, non mi viene spontaneo seguire gli atleti della mia disciplina. Ma nella categoria paralimpica non abbiamo molta scelta rispetto ai normodotati e io non volevo una disciplina statica, ma uno sport che mi desse la sensazione di essere abile». Quando chiedo a Martina Caironi se posso entrare in punta di piedi nella dinamica dell’incidente risponde: «Puoi entrare nel discorso con gli scarponi da sci. A 18 anni ho fatto un incidente con mio fratello in motorino, lui guidava ed è uscito incolume, per tantissimi anni si è portato la colpa sulle spalle anche se non era stato un errore suo. Per me è stato un periodo difficile, pieno di prime volte e da un certo punto di vista anche stimolante. Ho dovuto ricominciare da capo, imparare nuovamente a camminare e percepire il mio nuovo ruolo nella società. Il mio corpo è diventato più significativo che mai, i nostri corpi parlano della nostra storia, non si sfugge. Ho dovuto accettare la mia disabilità, non sono nemmeno mai stata dalla psicologa, ai tempi preferivo uscire con i miei amici perché sentivo la necessità di vivere». La sua vita cambia dopo l’incontro con Oscar Pistorius: «Era il 2008, al Festival “BergamoScienza” ed è stato il primo contatto con una realtà dinamica della disabilità. Con il suo libro ho capito che senza una gamba potevo fare tante cose e soprattutto potevo essere fiera del mio corpo». Nel 2012 vince l’oro che le cambia la vita alle paralimpiadi di Londra, nel 2015 realizza il record mondiale nella sua disciplina e nel 2019 è portabandiera italiana alle paralimpiadi di Rio de Janeiro. «Nel 2019 ho subito una squalifica per doping. Gli atleti sono esposti a controlli giornalieri e in quel periodo il mio moncone alla gamba riportava delle ferite che provocavano dei dolori prolungati a ogni appoggio. Il mio medico federale mi aveva prescritto una pomata con il simbolo doping garantendomi che potevo prenderla a piccole dosi senza doverla dichiarare. Purtroppo questo farmaco era proibito, indistintamente dall’utilizzo e dalla quantità. Ho rischiato di perdere tutto, mi diedero quattro anni di sospensione, prima del ricorso che ha ridotto la squalifica a quattro mesi. In quel periodo ho visto molte persone voltarmi le spalle»


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"Ho dovuto accettare la mia disabilità, non sono nemmeno mai stata dalla psicologa, ai tempi preferivo uscire con i miei amici perchè sentivo la necessità di vivere" 

Martina Caironi è un’atleta schierata e supporta l’associazione Assist che si occupa dei diritti delle donne sportive. In questi ultimi anni percepisce miglioramenti e aperture a livello dirigenziale e cita le riforme che stanno portando avanti Valentina Vezzali e Giusy Versace, attualmente membri della Camera dei deputati italiana. «Negli ultimi 10 anni ho vissuto un cambiamento di attenzione nei confronti delle paralimpiadi, c’è una percezione diversa, meno pietistica e più realistica. Noi siamo persone, non vogliamo essere compatite ma considerate al pari delle atlete normodotate. Penso che a livello concettuale lo sport integrato sia un pensiero nobile, ma a livello pratico è difficile unire queste due categorie, la logistica è complicata. Sarebbe bello integrare di più i meeting e gli eventi più piccoli con sistematicità». Tra le battaglie della velocista ci sono anche i diritti legati alla disabilità: «Sono ambassador del marchio di protesi Ottobock. Il discorso protesi è ancora un tasto dolente ma c’è apertura dal punto di vista statale. Le tariffe del nomenclatore giudiziario sono ancora ferme al 1993, e lo stato prevedeva solo una copertura parziale e non il totale prezzo delle protesi. Ora sarebbe necessario un nuovo decreto che fornisca i fondi per gli ausili legati alle disabilità. In futuro vorrei essere parte attiva del cambiamento, ancora più di quanto lo sia già stata in questi anni. Non siamo supereroi, siamo solo persone e grazie alla fortuna, la determinazione e soprattutto agli strumenti giusti possiamo avere una vita che per noi è normale. Siamo un esempio di grande forza di volontà, ma non siamo così lontani dalla realtà come potrebbe sembrare».

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