Interviste

Sport Heroines: Arianna Fontana

Arianna Fontana, atleta italiana con più medaglie in bacheca dopo i Giochi Invernali di Pechino 2022 racconta i suoi traguardi, come si è approcciata allo short track e le sue battaglie legate all'universo dello sport.

Arianna Fontana illustrata da MO_RTE aka LUKA NEZIRI
Arianna Fontana illustrata da MO_RTE aka LUKA NEZIRI

Special Project FABIA DI DRUSCO

Ha conquistato 11 medaglie olimpiche di cui due d'oro e due nella Coppa del Mondo nei 500 metri per. Arianna Fontana, pattinatrice italiana di short track nei 500 metri che conquista il podio alle Olimpiadi di Pechino 2022 diventando la donna con più medaglie in bacheca. Inizia all’età di quattro anni emulando suo fratello maggiore: «È stato il mio primo avversario, penso che la rivalità tra fratelli esista da sempre, nel nostro caso era una competizione continua che è stata la mia miccia sportiva». Nel 2005 entra nella squadra nazionale per preparare i Giochi Olimpici Invernali di Torino el 2006: «Quella stagione l’ho vissuta come se fosse un sogno. Ero concentrata sulle piccole cose che non avevano a che fare con il pattinaggio, volevo scoprire il mondo e le culture differenti, ma quando si trattava di salire in pista dovevo concentrarmi e sentivo la responsabilità di portare in alto la bandiera italiana. Ricordo ancora il nervosismo della prima gara, ero sulla linea di partenza, mi tremavano le gambe ed ero spaventata all’idea di essere squalificata. Da quel momento ho maturato una consapevolezza differente e cercavo di stare più con le mie compagne di squadra». 

"Le donne devono sempre dare la dimostrazione della propria forza; penso che le atlete siano molto resilienti e non si facciano abbattere dalle situazioni scomode che si presentano. Bisogna trasformare la rabbia in benzina per le performance". Arianna Fontana

Si allena dalle sei alle otto ore al giorno e le piace dire che lo sport l’ha modellata come se fosse un blocco d’argilla, rendendola forte e determinata: «Sono sempre stata una persona che dice le cose per come stanno e questo mio tratto caratteriale ad alcuni piace e ad altri no. Essere diretti può essere apprezzato, ma tante volte mi sono scontrata con alcuni dirigenti della mia Federazione». Confessa che nella vita ha sempre fatto sentire la sua voce per il bene della squadra e questo atteggiamento l’ha messa nei guai: «Ero stufa di essere rappresentata come “la principessina sul pisello” solo perché avevo vinto e potevo affrontare di petto determinate situazioni. Ho sempre voluto mettere tutti nella posizione di potersi presentare alle gare e vincere. Mi sono schierata per ottenere i migliori allenatori, preparatori atletici, massaggiatori, osteopati, dietologi e psicologi sportivi con il fine di migliorare le prestazioni». La campionessa sostiene che in ambito sportivo si percepisce ancora una discrepanza nella percezione delle gare femminili e maschili: «Purtroppo se fossi stata uomo sarei stata più ascoltata e le persone che mi circondavano non sarebbero scese in campo con i luoghi comuni legati all’universo femminile. Le donne devono sempre dare la dimostrazione della propria forza e delle capacità, nonostante tutto penso che le atlete donne siano molto resilienti e non si facciano abbattere dalle situazioni scomode che si presentano. Bisogna trasformare la rabbia in benzina per le performance»

 

Dice che da sempre ha avuto un debole per Valentino Rossi. «Già da piccola ero attratta dalla velocità e ho sempre paragonato lo short track su ghiaccio alla Moto GP. Anche noi raggiungiamo velocità alte, su un anello di 111 metri arriviamo a sfiorare i 55 chilometri orari, facciamo pieghe, ci sono spinte, cadute, sorpassi e controsorpassi esattamente come per la Moto GP. E poi amo la competizione, ho provato anche il pattinaggio a pista lunga, ma in quel caso sei tu contro il tempo e questa cosa non mi è mai piaciuta. Sento la necessità continua di confrontarmi e mettermi contro gli altri per gareggiare». La sua disciplina rispetto ai Giochi Olimpici Invernali del 1992 è cambiata parecchio in termine di ritmi, tecnica e attrezzature. L’oro ai Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang del 2018 «è stato un momento incredibile che avevo rincorso per anni. Gioia assoluta, mi sentivo leggerissima. Con le Olimpiadi alle porte mi sto preparando tanto e mi auguro di portare a casa degli ottimi risultati perché potrebbe essere l’ultima volta, anche se non vorrei dirlo a gran voce».

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