Design

Do You Speak Design? Maria Porro, presidente del Salone, svela come sarà l'edizione 2023

Una città ideale dove lasciarsi trasportare dal flusso e, perché no, perdersi per poi ritrovarsi.

Maria Porro, presidente di Salone del Mobile.Milano nel ritratto di Guido Stazzoni
Maria Porro, presidente di Salone del Mobile.Milano nel ritratto di Guido Stazzoni

Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano arriva alla 61esima edizione con una certezza granitica di chi ha lavorato sodo per tornare sulle scene preparati: “in questi lunghissimi mesi dove abbiamo viaggiato tanto per raccontare e promuovere il Salone, è emersa fortemente la consapevolezza di essere sempre di più un punto di riferimento globale per il mondo del design e dell’arredamento. E il nuovo claim DO YOU SPEAK DESIGN? è la sintesi calzante di questo approccio, un linguaggio universale capace di connettere gli attori che si muovono su un palcoscenico mondiale che dopo tre anni piuttosto complessi torna ad animarsi”. Sul cosa vedere a Rho Porro risponde con la consapevolezza del ruolo che ricopre dal 2021 e di chi conosce alla perfezione i meccanismi dei grandi eventi: “cerco di non dare consigli ma strumenti per trovare il proprio percorso”. 

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Il nuovo abbecedario del design reinventato dallo studio Leftloft e reinterpretato da Gio Pastori in ventisei Manifesti, uno per ogni lettera dell’alfabeto
Il nuovo abbecedario del design, reinventato dallo studio Leftloft e reinterpretato da Gio Pastori in ventisei Manifesti, uno per ogni lettera dell’alfabeto, è il claim dell'edizione del Salone 2023

Il primo strumento è il progetto di wayfinding, una nuova feature all’interno dell’app del Salone con cui ciascun visitatore potrà definire il proprio itinerario all’interno di “questa città ideale”. L’idea è di lasciarsi trasportare dal flusso e, perché no, perdersi per poi ritrovarsi. Sarà poi l’edizione di Euroluce, sintesi del meglio del design dell’illuminotecnica -distribuita su quattro padiglioni- ad attrarre per il taglio sperimentale del layout e nell’integrazione dei contenuti culturali, con la chiara intenzione di tracciare l’evoluzione dell’esposizione fieristica di domani. Anche il Salone Satellite è per la presidente Porro una colonna portante della kermesse: adiacente a Euroluce, le nuove idee, i nuovi sguardi e le prospettive dei giovani designer saranno sempre più al centro della conversazione grazie al progetto di coinvolgimento delle scuole internazionali di design in un format ingaggiante come Design Schools – Universities / BUILDING THE (IM)POSSIBLE. Process, Progress, Practice. E ancora, grazie anche al rapporto osmotico tra le parti, con talk quotidiani tra studi di architettura, questo spazio così proiettato in avanti ospiterà Gaetano Pesce come guest oltre a una mostra inedita dedicata alla luce.

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Costellazioni a cura di Beppe Finessi con i Formafantasma
FIAT BULB. La sindrome di Edison la mostra a cura di Martina Sanzarelllo (Ph. Kazuhiro Yamanaka)
Albe. Luci di domani di Matteo Pirola e allestimento From Outer Space (Ph. Nadja Schlenker)
All'interno di Euroluce Costellazioni a cura di Beppe Finessi con i Formafantasma; FIAT BULB. La sindrome di Edison la mostra a cura di Martina Sanzarelllo (Ph. Kazuhiro Yamanaka) e Albe. Luci di domani di Matteo Pirola e allestimento From Outer Space (Ph. Nadja Schlenker)

E il dualismo tra polo fieristico e Milano? Maria Porro non esita a rispondere. “Su 61edizioni la presenza stabile in città del Salone è ormai ventennale, sempre più complementare e interconnessa" e indica tre appuntamenti. La serata inaugurale alla Scala, tempio milanese per eccellenza, il coinvolgimento di 100 studenti di istituti e università del design milanesi che con l’iconica felpa rossa sono già pronti ad assistere i visitatori internazionali a orientarsi in città e collegarsi alle attività della Fiera. Infine, come terzo, la partnership solidale con Triennale Milano"Se il Salone è il motore, la miccia, il detonatore di tutto, la città è la dimensione altra estremamente interessante e vivace che ho sempre vissuto e che continuerò a vivere con grande entusiasmo.” Due realtà si intrecciano quindi e si concentrano con forza in fiera per quanto riguarda la dimensione del lavoro, del business e dello scambio con la possibilità poi, dopo le 18, di ritrovarsi e incontrarsi in altri contesti vivaci e unici. “Personalmente - aggiunge Porro - cerco sempre di andare in giro in città a capire quali possono essere quelle voci out-off ma interessanti, trovare quella proposta speciale che spezza gli schemi.” Ciò conta per lei sono le persone e, banalmente, ritrovarsi la sera finalmente seduti (magari al Bar Basso) a scambiare due parole con chi si ha lavorato durante la giornata, diventa prezioso per alimentare il confronto in modalità di decompressione. “Con l’impegno di fare sempre meglio, sento forte la responsabilità della storicità di questa manifestazione, impegnata in un miglioramento costante radicato nel valore di fare sistema e produrre cose belle nel solco di un concetto antico come quello racchiuso dentro alla parola agathos. Anche questo è un dovere, non solo esteriore, di non distogliere lo sguardo dal ruolo umile degli oggetti che produciamo per dormire, sederci, mangiare. La bellezza come umiltà in quello che facciamo è dove risiede la vera qualità che nasce dalla ricerca e dallo sviluppo, dall’investimento creativo, produttivo e, naturalmente, dalle persone”.

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